Da semplice appuntamento dedicato alle degustazioni a esperienza immersiva capace di raccontare il territorio e l’identità di una Regione. Nata nel 1993 su iniziativa del Movimento Turismo del Vino, Cantine Aperte è diventata negli anni uno degli appuntamenti più importanti dell’enoturismo italiano. La manifestazione ha contribuito a rivoluzionare il rapporto tra aziende vitivinicole e consumatori, aprendo le porte delle cantine al pubblico e trasformando il vino in un’esperienza fatta di storie, conoscenza e cultura.
Anche nelle Marche l’evento è cresciuto progressivamente fino a diventare un punto di riferimento capace di richiamare migliaia di visitatori ogni anno, con ricadute economiche e turistiche diffuse su tutto il territorio regionale. L’edizione 2026, che si terrà sabato 30 e domenica 31 maggio, conta nella regione 86 cantine partecipanti.

A raccontare l’evoluzione della manifestazione è Serenella Moroder, presidente del Movimento Turismo del Vino Marche, che sottolinea il lungo percorso di crescita compiuto in questi decenni sia dalle aziende vitivinicole sia dall’enoturista.
“Questa sarà la 34 edizione di Cantine Aperte: un bel cammino alle spalle! Dai primi anni ad oggi, sicuramente molto è cambiato. Abbiamo lavorato per educare quello che oggi chiamiamo enoturista, o enonauta come mi piace di più definirlo, al concetto di “Vedi cosa bevi”.
“Visitare le cantine nei due giorni della manifestazione – aggiunge – deve essere l’occasione per conoscere tutto quello che c’è dentro ad un calice di vino, la fatica, la passione, il rapporto rispettoso con il territorio. Prima viene la scoperta dei luoghi di produzione, solo dopo la degustazione dei vini che deve essere la parte finale del percorso. Ecco, in questi decenni siamo riusciti a spostare il punto di vista dal “bere” al capire, apprezzare, degustare”.
Un nuovo volto dell’enoturismo
Un cambiamento che riflette anche l’evoluzione del turismo del vino nelle Marche, sempre più orientato alla ricerca di esperienze autentiche e di qualità. Oggi il visitatore non cerca soltanto il prodotto finale, ma vuole conoscere le storie, i paesaggi e le persone che si nascondono dietro ogni bottiglia.
“Proprio grazie al nostro impegno, gli enoturisti che visitano le nostre cantine, che sono sì marchigiani ma arrivano anche da ogni parte d’Italia e dall’estero, sono più attenti, più curiosi. Hanno la voglia di scoprire i luoghi del vino, portando via con sé un’emozione, un racconto, un ricordo da condividere poi con amici, parenti, conoscenti, così da instillare, anche negli altri, la stessa voglia di scoperta”.
L’evoluzione dell’accoglienza in cantina
Parallelamente si è trasformato anche il modo in cui le aziende accolgono il pubblico. L’ospitalità in cantina è diventata parte integrante della proposta vitivinicola e rappresenta oggi uno strumento fondamentale di valorizzazione territoriale. “Ovviamente c’è stata un’evoluzione anche nel modo di fare accoglienza -spiega Moroder. Oggi i vignaioli sono più consapevoli dell’enorme patrimonio che hanno nelle loro mani in termini di conoscenza, attrattività che cela la poesia del fare fino. Non è più semplicemente vendere vino; ma è raccontare il territorio, attraverso i propri vini e spesso anche i prodotti tipici”.
Esperienza, paesaggio, racconto e autenticità sono ormai elementi centrali dell’enoturismo contemporaneo. Un equilibrio che, secondo Moroder, deve però mantenere sempre il vino al centro dell’esperienza.
“Ci deve essere un mix di tutti questi elementi. Proprio perché oggi ciò che si cerca è l’esperienza, il vivere un’esperienza emozionante e indimenticabile. Bisogna essere narratori coinvolgenti. E chi altro potrebbe esserlo se non noi vignaioli che conosciamo alla perfezione la Natura e ne sappiamo rispettare tempi ed esigenze?”.
Oltre le Cantine, l’impatto sul territorio
“È difficile dare un dato esatto delle presenze in questa due giorni. Facendo un rapido calcolo a partire dai calici ordinati quest’anno, che sono 25.000, possiamo ipotizzare all’incirca sulle 70.000 visite. E mi sto tendendo bassa”, continua Moroder.

Numeri che confermano il peso crescente dell’enoturismo nell’economia regionale. L’impatto non riguarda infatti soltanto le aziende vitivinicole, ma coinvolge strutture ricettive, ristorazione, commercio locale, artigianato e servizi turistici. “Sono sempre di più i turisti che raggiungono le nostre Marche attratti dal mondo del vino e che visitano poi tutto il territorio lasciandosi affascinare da storia, monumenti, personaggi e artisti illustri, che spesso non sono neanche percepiti come marchigiani, e tutto quello che abbiamo da raccontare. Una regione affascinante che, nel suo acronimo, nasconde la parola Charme. Le statistiche ci dicono che per ogni euro lasciato in cantina, se ne lasciano almeno altri 5 sull’indotto”.
Le Marche regione enoturista
Le Marche, nel frattempo, hanno costruito una propria identità nel panorama nazionale dell’enoturismo, puntando su autenticità, qualità dell’accoglienza e valorizzazione diffusa del territorio.
“La differenza – osserva la presidente di MTV Marche – è nella consapevolezza che è stata acquisita dai vignaioli nel tempo, senza il clamore di un boom turistico che avrebbe generato una notorietà immediata, ma forse, non accompagnata da una reale capacità di far percepire l’unicità del nostro territorio, fatta di storicità e bellezza ancora poco conosciute. Ci siamo conquistati il nostro posto nell’immaginario degli enoturisti con rispetto ed eleganza. Oggi siamo pronti a mettere tutto il nostro sapere a disposizione di chi ci viene a trovare”.
L’edizione 2026: crescono le cantine aderenti
Per l’edizione 2026, il segnale più incoraggiante arriva proprio dalla partecipazione delle aziende. Cresce infatti il numero delle cantine aderenti al Movimento Turismo del Vino Marche, confermando la fiducia delle imprese verso un format che continua ad attrarre pubblico e generare valore.
“Il segnale più forte è che sono aumentate le cantine che aderiscono al Movimento Turismo del Vino Marche: siamo in 91, uno dei numeri più alti in tutta Italia, se non addirittura il più alto. Questa è la soddisfazione più grande – conclude Moroder – perché dà ancora più peso alla scelta degli enonauti di visitare le nostre cantine, che dimostrano di credere sempre di più nella manifestazione e nell’opportunità di guidare gli enoturisti attraverso il mondo del vino”.









