Due anni fa parlavamo di castagneti invecchiati, produzioni in calo e di una filiera marchigiana della castagna messa alla prova da cambiamenti climatici, abbandono delle aree montane e mancanza di manodopera specializzata. Un’indagine che restituiva l’immagine di un comparto fragile, fatto di piccoli produttori e significative difficoltà strutturali. Oggi, a distanza di due anni, la domanda è se – e quanto – qualcosa sia cambiato.
La superficie coltivata resta sostanzialmente invariata: i castagneti marchigiani continuano a estendersi per circa 900 ettari, concentrati quasi totalmente tra le province di Ascoli Piceno e Fermo. Ma non è una fotografia immobile. «Con il bando castagneti rendicontato a fine 2023 sono stati recuperati circa 100 ettari», spiega Tommaso Ciriaci di Confagricoltura Ascoli Piceno e Fermo. Un primo segnale concreto, destinato, secondo le previsioni, a rafforzarsi: «A breve è attesa la graduatoria di un nuovo bando che promette bene. Prevediamo più o meno la stessa superficie soggetta a miglioramento».
Produzione: clima favorevole e qualità in ripresa

Se due anni fa il racconto era segnato da raccolti scarsi e stagioni compromesse, il quadro produttivo più recente appare meno critico. Per il 2024, spiega Ciriaci, i risultati qualitativi non sono stati buoni a causa delle forti piogge di settembre, mentre il 2025 si è rivelato complessivamente positivo. «È piovuto il giusto durante l’estate e in autunno, ed è andata bene». Una produzione definita soddisfacente, sia in termini di quantità che di qualità, anche se resta una lacuna strutturale: «Le Marche non dispongono di statistiche ufficiali», un limite che rende difficile monitorare in modo puntuale l’andamento regionale del settore.
Restano invariate alcune criticità, come il problema della fauna selvatica che rimane aperto e difficile da contenere, soprattutto per le aziende di piccole dimensioni che caratterizzano la castanicoltura regionale. Anche il fattore climatico continua a rappresentare una variabile decisiva: annate favorevoli possono alternarsi rapidamente a stagioni problematiche, rendendo la produzione incerta e poco programmabile.
Il nodo sociale e il ritorno della formazione
Il vero bivio, oggi come due anni fa, resta quello sociale. Il ricambio generazionale è ancora debole, ma qualcosa si sta muovendo. «Il fatto che le aziende siano incentivate sta mettendo in campo nuove misure per contrastare il problema», osserva Ciriaci. Tra queste, un segnale significativo arriva dal mondo accademico: nel 2025 ad esempio, l’Università Politecnica delle Marche ha attivato un corso gratuito di 40 ore dedicato alla castanicoltura, ospitato presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali di Ascoli Piceno.
Il corso è nato proprio per rispondere alla carenza di figure specializzate, una delle criticità emerse con forza negli anni. L’obiettivo è formare operatori capaci di applicare corretti principi di potatura, innesto e gestione del castagneto, affrontando anche le problematiche fitosanitarie e le principali tecniche colturali. Le lezioni hanno alternato momenti teorici in aula ad attività pratiche in campo e visite presso aziende castanicole, toccando temi come il cambiamento climatico, il recupero dei castagneti di diverse età, la diagnosi dello stato di salute delle piante e le tecniche di propagazione.
«È un segno che la carenza di figure professionali è stata segnalata e che la problematica è stata recepita dalle istituzioni», evidenzia Ciriaci. Un’esperienza che potrebbe non restare isolata: il corso dovrebbe infatti essere riproposto anche nel 2026, grazie ai fondi del sisma.
Tra piccoli passi e prospettive future
Il bilancio, a due anni dalla prima indagine, restituisce dunque un settore che resta fragile ma non fermo. I castagneti marchigiani continuano a fare i conti con limiti strutturali e ambientali, ma l’interesse politico, il recupero delle superfici e il ritorno della formazione rappresentano segnali incoraggianti. Piccoli passi, forse, ma indispensabili per evitare che un patrimonio produttivo, ambientale e culturale delle aree montane marchigiane continui a perdere terreno.
I numeri
Nelle Marche ci sono circa 1000 ettari di castagneti, il 96% tra le province di Ascoli e Fermo. I castanicoltori professionali con superfici importanti (circa 10 ha) producono 10 q.li/ha, gli hobbisti circa 2 q.li/ha. Pari a 55 milioni la produzione nazionale.









