Continua inesorabile il calo delle imprese agricole marchigiane

Altre 524 aziende in meno nell’ultimo anno: dal 2020 il settore ha perso quasi il 20%. Attesa per un cambio di passo della politica agricola regionale
Economia
di Francesco Cherubini

Continua inesorabile l’emorragia di imprese agricole nella nostra regione. Anche nell’ultimo anno, secondo i dati della Camera di Commercio, il settore primario ha perso il 2,5% del proprio potenziale, passando da 21.400 imprese del 31 luglio 2025 a 20.874 del 31 luglio 2026 (-524). Numeri che portano l’agricoltura ad avere un peso del 15,5% nell’economia produttiva regionale.

Il calo delle aziende marchigiane è più marcato di quello nazionale dove la riduzione si attesta al -1,7% con 881.961 imprese agricole attive contro le 673.593 dell’anno prima.

Ed è un calo che dura da tempo: basti pensare che nel 2020 le aziende agricole iscritte al Registro delle Imprese della Camera di Commercio operanti nella regione erano ben 25.510, quasi 5 mila in più di quelle che ci ritroviamo ora, con una perdita secca che sfiora il 20%. La flessione si è riversata ovviamente anche negli addetti: la stessa Regione Marche riconosce che dal 2020 al 2025 il numero degli occupati in agricoltura è praticamente dimezzato, crollando da 20.700 a circa 13.000.

Ed a proposito di Regione Marche ognuno può fare le proprie valutazioni circa l’efficacia della politica agricola di questi anni. Ma è certamente di buon senso raccogliere l’invito di Confagricoltura Marche sull’opportunità di andare a guardare bene dove sono finite le centinaia di milioni di euro riversate nell’ultimo decennio al settore primario così da verificare se hanno prodotto effettivi risultati o sono finiti a finanziare improbabili progetti o aziende che hanno chiuso i battenti. Una analisi che permetterebbe di avere solide basi per provare ad invertire la rotta. E non è una questione di lana caprina, tanto per restare in un settore, qual è quello della zootecnia, tra i più colpiti.

Perché sul piatto ci sono oltre 200 milioni assegnati dall’Europa alla Regione per gli investimenti in agricoltura dei prossimi anni. Risorse destinate ad obiettivi che il presidente Acquaroli e l’assessore all’agricoltura Rossi hanno illustrato in pompa magna, ma che, per tradurli in bandi efficaci che permettano di sostenere le aziende che hanno ancora possibilitò di restare sul mercato, richiedono massima attenzione e oculatezza dagli uffici regionali, con un coinvolgimento diretto delle associazioni di categoria che possono fornire suggerimenti certamente utili. In ciò conforta la presenza di un dirigente che ha dimostrato di avere ben contezza della problematica che riguarda in maniera uniforme tutta la regione.

Perché dai dati della Camera di Commercio il quadro che emerge evidenzia che tutte e cinque le province marchigiane hanno dovuto continuare anche nell’ultimo anno a fare i conti con la chiusura di attività. A cominciare da Macerata, che è quella che detiene il maggior numero di aziende, scese da 6.201 a 6.029, con una perdita di 172 unità. Seguita da Ancona dove le aziende agricole che hanno cessato sono state 168, portando il totale provinciale a 4.723 rispetto alle 4.891 di un anno prima. Tiene meglio in proporzione la provincia di Pesaro dove l’emorragia è stata più contenuta: 75 aziende su 4.451 e dunque una rimanenza di 4.376. Ci sono poi la provincia Ascoli Piceno che è scesa da 3.090 a 3.036 aziende (-64) e quella di Fermo passa da 2.763 a 2.710 (-53).

Tags: agricoltura, imprese agricole Marche, in evidenza

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