Costi alti, prezzi bassi: non si arresta la crisi del grano duro

Confagricoltura Marche lancia l'allarme: redditività a rischio, si minano le basi della principale produzione regionale
Economia

Le Marche sono tra le regioni simbolo della produzione italiana di grano duro di qualità, un  comparto che vive una fase di grande difficoltà. Confagricoltura Marche condivide l’allarme lanciato dalla Confederazione nazionale sulla crisi del grano duro italiano, che mette a rischio la nostra sovranità produttiva: l’emergenza climatica erode la produttività agricola, la poli-crisi globale fa lievitare i costi energetici e produttivi, mentre i prezzi riconosciuti ai produttori restano troppo bassi. Anche i nostri agricoltori, in molti casi, lavorano in perdita.

Distese di grano nelle Marche

I dati confermano la centralità della regione: le Marche sono la terza regione italiana per produzione di grano duro dietro Puglie e Sicilia, con 4,6 milioni di quintali raccolti nella campagna appena conclusa sui 77 mila ettari coltivati (fonte Istat). Le rese medie sono salite, ma il prezzo medio all’agricoltore oggi si attesta intorno a 250 euro a tonnellata: un valore ben lontano dai picchi del 2022 e che, uniti ai costi di produzione elevati, lascia molte aziende in equilibrio economico precario, quando non in perdita. Il sostegno pubblico – tra pagamento accoppiato e “fondo grano duro” – alleggerisce i costi, ma spesso non basta a riportare la redditività su livelli sufficienti.

Sono gli stessi numeri, su scala nazionale, che il Centro Studi di Confagricoltura ha messo nero su bianco: le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10% dal 2012 al 2025, il tasso di autoapprovvigionamento è sceso dal 78% al 56,5% e mancano oggi oltre 880mila ettari per raggiungere l’autosufficienza. L’Italia dipende dall’estero per quasi la metà del grano duro che trasforma in pasta, e questa dipendenza cresce ogni anno.

La pasta del Consorzio

Per questo Confagricoltura Marche guarda con favore alla campagna del MASAF che invita a preferire la pasta italiana, intesa come “pasta prodotta al 100% da grano duro italiano”: un segnale importante di sostegno ai cerealicoltori e di sensibilizzazione dei consumatori, che vale anche per le nostre filiere locali legate alla pasta e ai molini del territorio.

Resta però il nodo strutturale, in un contesto internazionale sempre più instabile. “Ormai a tutti gli effetti i prodotti agricoli sono strumenti per condizionare le guerre che si combattono anche attraverso la capacità di consegnare o non consegnare navi di grano – ha detto Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura -. Siamo fortemente preoccupati per l’inflazione alimentare: un elemento che nessuna Banca centrale può controllare”.

Federico Castellucci

Una preoccupazione che, sottolinea Confagricoltura Marche, si riflette direttamente sui redditi dei cerealicoltori marchigiani e sulla tenuta di un comparto identitario per l’agricoltura regionale. “Le Marche sono da sempre un territorio vocato al grano duro di qualità, ma la fotografia di quest’anno racconta un equilibrio sempre più fragile – dichiara il presidente di Confagricoltura Marche Federico Castellucci -. Le nostre aziende hanno lavorato bene, con rese in miglioramento, ma i prezzi riconosciuti restano inadeguati rispetto ai costi sostenuti. Non possiamo permetterci di perdere altri ettari coltivati a grano duro: significherebbe indebolire non solo il reddito dei nostri agricoltori, ma un pezzo dell’identità agricola e agroalimentare della nostra regione, dal campo fino alla pasta che portiamo in tavola. Chiediamo alle Istituzioni regionali e nazionali risposte concrete e tempestive, non più rinviabili”.

Confagricoltura Marche auspica che vengano individuate, anche a livello regionale, risorse aggiuntive per misure mirate a sostenere il reddito degli agricoltori del territorio e a garantire alla filiera agroindustriale marchigiana una quantità crescente di grano duro locale.

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