“Escludere i contoterzisti dal credito d’imposta sul carburante di marzo 2026 (e successivi) rappresenta un errore strategico per la tenuta del sistema-Paese”. Lo denuncia l’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali (UNCAI) che ha presentato le proprie osservazioni sia in Parlamento che al Ministero dell’Agricoltura, sottolineando come la scelta normativa che, nelle intenzioni, doveva alleviare la pressione energetica sul settore agricolo, ma che rischia di produrre l’effetto contrario.
Il provvedimento riconosce un credito del 20% alle sole “imprese agricole”, escludendo chi materialmente esegue le lavorazioni, ossia le imprese agromeccaniche. “Questa esclusione è in contraddizione con il quadro giuridico”, ha sottolineato il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. “Il diritto vigente (D.M. 454/2001, norma primaria di settore) riconosce già agli agromeccanici la piena legittimità al prelievo di gasolio agricolo agevolato. Negare loro il credito d’imposta significa che la medesima operazione colturale viene sussidiata se fatta in proprio dall’azienda, ma tassata se affidata a un professionista. È una disparità che non salva risorse pubbliche, le redistribuisce solo male, colpendo l’efficienza”.
Le imprese agromeccaniche gestiscono oggi il 70% delle semine e oltre il 95% dei raccolti in Italia, regione Marche comprese. “Una misura di sostegno che non raggiunge chi materialmente sostiene il costo del carburante – viene rimarcato – non attenua la pressione economica sulla filiera: la trasferisce. L’aumento del costo operativo non compensato per le imprese agromeccaniche si riversa necessariamente sulle tariffe dei servizi in conto terzi, con ricadute dirette sui costi di produzione delle aziende agricole committenti. Questo aggrava esattamente quella condizione di marginalità che spinge gli agricoltori a valutare l’abbandono della produzione, minando quella sovranità alimentare che è elemento costituente di qualsiasi Paese”.
Includere i contoterzisti nel beneficio, sottolinea il presidente di UNICAI non genera nuovi consumi, ma garantisce che il sostegno raggiunga chi sostiene effettivamente la spesa operativa: “Non chiediamo un trattamento di favore, ma il ripristino di una visione organica dell’agricoltura. Chiediamo che una misura nata per sostenere la produzione agricola raggiunga chi quella produzione la esegue materialmente. La coerenza normativa è nell’interesse di tutti”.
UNCAI auspica che il Parlamento voglia valutare positivamente un emendamento correttivo, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica e in coerenza con il quadro giuridico vigente.









