La stagione estiva dell’agriturismo marchigiano è partita con qualche difficoltà, ma nelle ultime settimane il quadro è migliorato, con un’affluenza complessivamente superiore a quella dello scorso anno. A cambiare, però, sono soprattutto le modalità con cui i turisti scelgono di vivere la vacanza: soggiorni più brevi, spostamenti frequenti e una crescente ricerca di esperienze legate al territorio.
«La stagione è partita un po’ a rilento, ma adesso sta andando meglio e rispetto allo scorso anno registriamo un aumento dell’affluenza», spiega Massimo Serena, presidente di Agriturist Marche. Un andamento che riflette anche una trasformazione più ampia del modo di viaggiare, con vacanze sempre meno concentrate in un’unica destinazione e sempre più itineranti.
Dalla costa all’Appennino, cambiano le destinazioni
Il rallentamento iniziale non ha interessato allo stesso modo tutti i territori. «La parte del mare ha perso un po’», osserva Serena, indicando tra i possibili fattori anche l’aumento dei prezzi e un’offerta che, secondo il presidente di Agriturist Marche, deve puntare maggiormente sulla diversificazione.
«Non si può fare solo musica e ristorazione. Bisogna diversificare». Un ragionamento che riguarda il sistema turistico nel suo complesso e che trova invece una risposta positiva nell’entroterra, soprattutto lungo l’Appennino, dove stanno funzionando bene attività come cicloturismo, escursioni e trekking.
La valorizzazione delle aree interne sembra quindi procedere nella direzione intrapresa negli ultimi anni, anche grazie agli interventi legati alla ricostruzione post-sisma. «La Regione, anche con la ricostruzione del terremoto, sta portando avanti un percorso che sta dando i suoi frutti», sottolinea Serena, evidenziando come la capacità di conoscere e valorizzare il territorio rappresenti un elemento importante per costruire nuove opportunità turistiche.
Il nuovo turista cerca tranquillità ed esperienze
A cambiare non sono soltanto le destinazioni, ma anche le aspettative di chi sceglie un agriturismo. «Sono cambiate le esigenze. Bisogna investire anche in nuovi servizi nelle strutture agrituristiche», spiega Serena.
Il turista di oggi cerca soprattutto tranquillità, relax e servizi, con il desiderio di staccare dalla quotidianità e “ricaricare le batterie”. Una domanda che trova una risposta naturale soprattutto nelle strutture dell’entroterra, dove il rapporto con la natura e con l’attività agricola può diventare parte integrante dell’esperienza.
«La gente vuole silenzio, natura, vuole che gli si racconti l’azienda agricola, la storia, i prodotti tipici». Non basta quindi offrire una camera o un pasto: il valore aggiunto è sempre più rappresentato dalla possibilità di entrare in contatto con il territorio e comprenderne produzioni, tradizioni e caratteristiche.
In questo scenario cresce anche la curiosità verso oleoturismo ed enoturismo. Il visitatore vuole conoscere come nasce un prodotto, vedere come vengono raccolte le olive, capire come si produce l’olio e scoprire le coltivazioni che caratterizzano il paesaggio marchigiano dal mare alla montagna.
«Gli operatori dell’entroterra e della media collina stanno investendo proprio su queste esigenze», sottolinea Serena. E accanto alle esperienze legate direttamente alle produzioni agricole si fanno strada proposte sempre più originali: «Stanno lavorando bene anche le strutture che propongono soggiorni immersivi, come dormire nelle botti o fare attività ad esempio nei vigneti. Si cerca la diversità».
Investimenti e servizi, ma anche meno burocrazia

La trasformazione della domanda impone dunque alle aziende di aggiornare la propria offerta. Per Agriturist Marche gli investimenti nei nuovi servizi rappresentano una delle direttrici su cui lavorare, ma devono essere accompagnati da un quadro normativo più semplice.
Tra i temi al centro dell’attenzione ci sono, ad esempio, le piscine, anche per la possibilità di consentirne l’accesso a persone esterne alla struttura. Come sottolineato da Serena, Agriturist Marche intende proprio promuovere momenti di confronto su questi investimenti e sulle opportunità che possono offrire alle aziende.
Il tema si intreccia con quello delle differenze tra agriturismi e country house e, più in generale, con la necessità di rendere più agevoli i percorsi per chi vuole investire. «Le spese per un progetto da presentare ad un bando del Complemento di Sviluppo Rurale sono altissime. Un tecnico che segue una pratica può chiedere anche l’8%», osserva Serena.
Da qui la richiesta alle istituzioni: non tanto nuovi contributi, quanto regole più snelle. «Ci servono leggi snelle per investire e operare». Una posizione che il presidente di Agriturist Marche ribadisce anche nel rapporto con la Regione: «Noi non chiediamo soldi, vogliamo che si rivedessero un po’ le leggi per poter lavorare meglio e di più».
Un altro punto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime. Le attuali regole, secondo Serena, creano difficoltà in un territorio dove alcuni comparti produttivi sono oggi meno strutturati. «In questo momento siamo carenti sugli allevamenti e sui formaggi». Per un sistema che punta proprio sulla valorizzazione delle produzioni locali, la disponibilità di materie prime diventa quindi un elemento strategico.
Personale e rete per rafforzare il sistema
A pesare sul futuro dell’agriturismo marchigiano è anche la carenza di personale, che interessa sia la ristorazione sia le attività agricole.

«La mancanza di personale porta a togliere delle colture, quelle che richiedono più manodopera», spiega Serena. Il rischio è quindi quello di indebolire progressivamente proprio quelle produzioni e trasformazioni che rappresentano una parte importante del patrimonio agricolo e alimentare del territorio.
Sul fronte della domanda invece, le Marche continuano a intercettare sia il turismo italiano sia quello internazionale. Tra gli stranieri presenti nelle strutture marchigiane spiccano soprattutto olandesi, belgi e tedeschi. Ma per Serena è necessario lavorare anche sull’informazione: «Molti confondono ancora l’agriturismo con un posto dove si spende poco, ma non è così».
Il futuro passa quindi dalla capacità di raccontare meglio il valore dell’offerta agrituristica, fatta di ospitalità, produzioni, territorio ed esperienze. E soprattutto dalla capacità di fare squadra.
«Dobbiamo fare strada insieme anche con la Regione», sottolinea Serena, indicando nel mondo del vino un possibile modello. L’obiettivo è costruire un sistema capace di accogliere un turista che non si limita a soggiornare, ma vuole conoscere. Da qui la possibilità di creare una maggiore collaborazione tra agriturismi e cantine, per proporre esperienze complete che mettano insieme ospitalità, produzioni agricole e scoperta del territorio.
I numeri
- Oltre 1.100 aziende agrituristiche attive nelle Marche
- Oltre 13.000 posti letto complessivi
- 327 le strutture nella provincia di Pesaro Urbino
- 278 le strutture nella provincia di Macerata
- Degustazioni e fattorie didattiche tra le attività connesse all’ospitalità rurale in crescita negli ultimi anni
- Olanda, Belgio e Germania tra i principali paesi di provenienza dei turisti









