Indice di boscosità, ecco i Comuni marchigiani al top

Coordinato dal Consorzio Marche Verdi al via un progetto di certificazione per crediti di sostenibilità
Attualità
di Veronique Angeletti

È nato un nuovo indice, quello della boscosità. Ha fatto i suoi primi passi nel rapporto “Foreste in Comune” firmato da PEFC (organo di governo nazionale del programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale), UNCEM (le unioni montane) e Legambiente presentato la scorsa settimana. Per la prima volta misura la percentuale delle foreste per ogni Comune e incrocia questa percentuale con demografia, uso del suolo ed economia. In sintesi, conferma che l’Italia è ormai una “nazione forestale”, dal 2020, ha superato la Superficie Agricola Utilizzata, vale oltre 100 mila km² di boschi ma dimostra anche che il 75% di queste foreste è concentrato nei comuni montani. Applicato alle Marche, l’Indice di Boscosità conferma che i comuni “fortemente forestali” si concentrano dai Sibillini alle Alpi della Luna, e da loro dipende la gran parte dei servizi ecosistemici come regolazione idrica, protezione del suolo, sequestro di carbonio, biodiversità.

Fonte: Rapporto 2026 Foreste in Comune di PEFC, UNCEM e Legambiente

La classifica regionale per Indice di boscosità vede trionfare Acquasanta Terme (provincia di Ascoli Piceno) con il 92,44% del territorio coperto da foreste, pari a 12.793 ettari di superficie boschiva: un dato straordinario che colloca questo comune dell’entroterra ascolano tra le eccellenze forestali nazionali. Al secondo posto si posiziona Borgo Pace con l’85,72%, seguito da Montegallo (83,81%) e Roccafluvione (83,72%). Completa la top five Fiuminata (Macerata) con l’80,40%. La top ten marchigiana comprende inoltre Mercatello sul Metauro (78,05%), Comunanza (77,92%), Piobbico (76,25%), Arquata del Tronto (76,05%) e Apecchio (75,05%).

Il primo comune dell’Anconetano è Genga, che si posiziona al 13° posto con il 69,72% di superficie boschiva. Seguono Fabriano al 33° posto (54,9%) e Sassoferrato al 48° posto (45,31%). All’estremo opposto: Monte Porzio (0,98%), Agugliano (0,82%), Monsano (0,60%) e Belvedere Ostrense (0,50%), pari a zero Barbara e Ostra Vetere.

Le foreste italiane, principale infrastruttura verde del Paese coprono il 36,4% del territorio, ospitano 23 tipologie forestali e 117 specie arboree, stoccano 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio e assorbono oltre 46 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno. Un capitale fatto di acqua, clima, paesaggio e turismo che si traduce ancora poco in reddito locale. Qui, perno diventano le Regioni, chiamate a pianificare, far crescere le filiere legno‑energia e forestali e spingere alla certificazione.

In quest’agenda, operativo è il Consorzio Marche Verdi che fa del patrimonio boschivo e degli interventi di gestione forestale sostenibile leve di sviluppo. «Gestire il patrimonio agro-silvo-pastorale – spiega il presidente Luca Possanzini, settore Legacoop Agroalimentare e attuale sindaco di Mergo – significa aumentare la multifunzionalità delle aziende, rafforzare biodiversità e suoli, creare reddito e lavoro nelle aree interne. Il bosco non è più solo legna, funghi o turismo, ma un’infrastruttura ambientale essenziale per stabilità idrogeologica, acqua, clima e CO₂».

Su questa base è nato il progetto, guidato dalla Società Agricola‑Forestale SAF Marche e coordinato dal Consorzio Marche Verdi: oltre 11.400 ettari nella certificazione PEFC “Bosco di Marca” che generano 24 mila tonnellate aggiuntive di CO₂ assorbita l’anno, trasformabili in crediti di sostenibilità fino a 2 milioni di euro annui. Un risultato possibile grazie all’aggregazione di soggetti pubblici e privati in un contesto di proprietà frammentata (82% dei boschi in mano a piccoli privati): un limite organizzativo.

Ma non basta. Se i dati di “Foreste in Comune” identificano dove sono le foreste e che rapporto hanno con le comunità e sono la base per “costruire politiche efficaci». Il punto è cosa ci facciamo, concretamente, con quei numeri. Ossia i servizi ecosistemici oggi del tutto misurabili vanno agganciati a politiche che sostengono davvero chi in montagna vive e lavora e costruisce imprese, si occupa di manutenzione, di cura quotidiana e fa del bosco un elemento multifunzionale e quindi una leva reale di sviluppo. In questo scenario l’Indice di boscosità può diventare una vera bussola per le politiche regionali: indica dove il bosco è già un’infrastruttura portante da governare e valorizzare economicamente e dove invece va ricucito, attraverso verde urbano, agroforestazione e corridoi ecologici. Sarà proprio dalla capacità di leggere e usare questi dati che si misurerà la reale attitudine delle Marche a tenere insieme competitività, coesione sociale e transizione ecologica.

Tags: bosco, foreste, in evidenza

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