È nato un nuovo indice, quello della boscosità. Ha fatto i suoi primi passi nel rapporto “Foreste in Comune” firmato da PEFC (organo di governo nazionale del programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale), UNCEM (le unioni montane) e Legambiente presentato la scorsa settimana. Per la prima volta misura la percentuale delle foreste per ogni Comune e incrocia questa percentuale con demografia, uso del suolo ed economia. In sintesi, conferma che l’Italia è ormai una “nazione forestale”, dal 2020, ha superato la Superficie Agricola Utilizzata, vale oltre 100 mila km² di boschi ma dimostra anche che il 75% di queste foreste è concentrato nei comuni montani. Applicato alle Marche, l’Indice di Boscosità conferma che i comuni “fortemente forestali” si concentrano dai Sibillini alle Alpi della Luna, e da loro dipende la gran parte dei servizi ecosistemici come regolazione idrica, protezione del suolo, sequestro di carbonio, biodiversità.

La classifica regionale per Indice di boscosità vede trionfare Acquasanta Terme (provincia di Ascoli Piceno) con il 92,44% del territorio coperto da foreste, pari a 12.793 ettari di superficie boschiva: un dato straordinario che colloca questo comune dell’entroterra ascolano tra le eccellenze forestali nazionali. Al secondo posto si posiziona Borgo Pace con l’85,72%, seguito da Montegallo (83,81%) e Roccafluvione (83,72%). Completa la top five Fiuminata (Macerata) con l’80,40%. La top ten marchigiana comprende inoltre Mercatello sul Metauro (78,05%), Comunanza (77,92%), Piobbico (76,25%), Arquata del Tronto (76,05%) e Apecchio (75,05%).
Il primo comune dell’Anconetano è Genga, che si posiziona al 13° posto con il 69,72% di superficie boschiva. Seguono Fabriano al 33° posto (54,9%) e Sassoferrato al 48° posto (45,31%). All’estremo opposto: Monte Porzio (0,98%), Agugliano (0,82%), Monsano (0,60%) e Belvedere Ostrense (0,50%), pari a zero Barbara e Ostra Vetere.
Le foreste italiane, principale infrastruttura verde del Paese coprono il 36,4% del territorio, ospitano 23 tipologie forestali e 117 specie arboree, stoccano 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio e assorbono oltre 46 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno. Un capitale fatto di acqua, clima, paesaggio e turismo che si traduce ancora poco in reddito locale. Qui, perno diventano le Regioni, chiamate a pianificare, far crescere le filiere legno‑energia e forestali e spingere alla certificazione.
In quest’agenda, operativo è il Consorzio Marche Verdi che fa del patrimonio boschivo e degli interventi di gestione forestale sostenibile leve di sviluppo. «Gestire il patrimonio agro-silvo-pastorale – spiega il presidente Luca Possanzini, settore Legacoop Agroalimentare e attuale sindaco di Mergo – significa aumentare la multifunzionalità delle aziende, rafforzare biodiversità e suoli, creare reddito e lavoro nelle aree interne. Il bosco non è più solo legna, funghi o turismo, ma un’infrastruttura ambientale essenziale per stabilità idrogeologica, acqua, clima e CO₂».
Su questa base è nato il progetto, guidato dalla Società Agricola‑Forestale SAF Marche e coordinato dal Consorzio Marche Verdi: oltre 11.400 ettari nella certificazione PEFC “Bosco di Marca” che generano 24 mila tonnellate aggiuntive di CO₂ assorbita l’anno, trasformabili in crediti di sostenibilità fino a 2 milioni di euro annui. Un risultato possibile grazie all’aggregazione di soggetti pubblici e privati in un contesto di proprietà frammentata (82% dei boschi in mano a piccoli privati): un limite organizzativo.
Ma non basta. Se i dati di “Foreste in Comune” identificano dove sono le foreste e che rapporto hanno con le comunità e sono la base per “costruire politiche efficaci». Il punto è cosa ci facciamo, concretamente, con quei numeri. Ossia i servizi ecosistemici oggi del tutto misurabili vanno agganciati a politiche che sostengono davvero chi in montagna vive e lavora e costruisce imprese, si occupa di manutenzione, di cura quotidiana e fa del bosco un elemento multifunzionale e quindi una leva reale di sviluppo. In questo scenario l’Indice di boscosità può diventare una vera bussola per le politiche regionali: indica dove il bosco è già un’infrastruttura portante da governare e valorizzare economicamente e dove invece va ricucito, attraverso verde urbano, agroforestazione e corridoi ecologici. Sarà proprio dalla capacità di leggere e usare questi dati che si misurerà la reale attitudine delle Marche a tenere insieme competitività, coesione sociale e transizione ecologica.









