È un misto fra rabbia e frustrazione quella che ormai da qualche giorno stanno affrontando i tanti agricoltori della Val Musone, destinatari di una amara, quanto inaspettata, notifica di pagamento dal parte del Consorzio di Bonifica.
Senza preavvisi di sorta né condivisone alcuna, infatti, è stato comunicato che la tariffa fissa ad ettaro per i terreni irrigui passa da 33 euro a 75 euro, mentre il costo per il consumo effettivo sale da 0,06 centesimi a 0,08 centesimi a metro cubo. Un’impennata mostruosa, di oltre il 120% per quanto riguarda le quote fisse e di più del 30% per quanto concerne l’acqua utilizzata, deliberata lo scorso aprile, ma comunicata agli utenti solo adesso tramite una semplice lettera inviata per posta ordinaria a firma della presidente del Consorzio. Incuranti del fatto che ci si trovi in piena stagione, con gli irrigatori già in campo da settimane per sostenere le colture durante la fase più rovente dell’anno.
Che il comprensorio del Musone, rispetto ad altri, avesse delle condizioni più agevolate era noto a tutti così come il fatto che un qualche aggiornamento sarebbe stato anche comprensibile, ma certamente nessuna persona di buon senso avrebbe mai potuto immaginare con questi metodi e modalità.
La crisi del settore agricolo è ben nota e le difficoltà che sta affrontando il comparto cerealicolo è evidente. In un contesto del genere, per molte aziende la c.d. “seconda coltura” poteva rappresentare l’ultimo rimedio per integrare un reddito ormai sceso sotto qualsiasi soglia di tolleranza. Con gli aumenti ora deliberati anche tale opportunità va ad affievolirsi e non solo per l’impennata ingiustificabile della “tassa di bonifica” a 75 euro ma anche già solo per i due centesimi in più al metro cubo richiesti.
Solo per rendersi conto della situazione in un contesto climatico come quello attuale la coltivazione di un ettaro di mais estivo richiede un apporto fino a 4.000 metri cubi di acqua che si traducono in ulteriori 80 euro/ettaro solo per l’irrigazione. Una media azienda di fondo valle, diciamo con 20 ettari ricadenti dal comprensorio, si troverà così a dover sborsare in più 1600 euro solo per l’aumento del costo dell’acqua ed ulteriori 840 euro “fissi” ogni anno di “tassa di Bonifica” (1.500 euro la quota fissa totale che viene definita romanticamente “beneficio potenziale per i terreni”).
È chiaro come chiunque possa facilmente rendersi conto della serietà della situazione, chiunque tranne gli amministratori del Consorzio che, tra l’altro, essendo rappresentati di alcune organizzazioni agricole, dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro come funziona il mondo fuori dalle stanze dei bottoni.
Nonostante la delibera con la quale sono stati ratificati tali aumenti, infatti, fosse dello scorso aprile nessuna assemblea pubblica o momento vero di confronto è stato organizzato con buona pace per tutti quei principi di rappresentanza del mondo agricolo e di tutela dei consumatori che qualche associazione continua ad invocare a gran voce di fronte alle telecamere.
Consumatori e non solo agricoltori perché, tra l’altro, la scure degli aumenti si abbatte anche al di fuori del settore con un aumento del costo metro cubo per i privati che sale da 0,20 a 0,30 centesimi metro/cubo.
Se tutto ciò non fose già abbastanza grave, la missiva inviata dalla presidenza del Consorzio si conclude con un ulteriore, spiacevole, avvisaglia. Ebbene le cifre già richieste alle singole aziende se pur aumentate potrebbero subire ulteriori variazioni a causa degli eventuali “conguagli” che la Regione Marche potrebbe apportare in un secondo momento. Conguagli che, è noto, solitamente non vedono mai il segno meno davanti.
Una triste storia della quale in molti avrebbero voluto fare a meno che a trasformato un legittimo corrispettivo per un servizio un una sorta di nuova “Imu” sui terreni agricoli, indipendentemente dal fatto che quell’acqua gestita dal Consorzio la si utilizzi o meno.









