L’olivicoltura marchigiana guarda alla prossima raccolta, ma la partita si gioca ora. Le olive delle Marche arrivano alla fase decisiva della stagione con un quadro, al momento, più rassicurante sul fronte fitosanitario rispetto alle preoccupazioni emerse negli ultimi anni. L’ultimo Notiziario Agrometeorologico della Regione Marche, aggiornato al 26 agosto, colloca l’olivo nella fase di sviluppo dei frutti, BBCH 79, cioè ormai in prossimità dell’invaiatura. Le drupe stanno quindi completando la crescita e si avvicinano alla fase nella quale maturazione, accumulo di olio e condizioni sanitarie determineranno il risultato finale.

Il dato più interessante riguarda la mosca dell’olivo (Bactrocera oleae). Dopo le prime catture registrate a giugno e il leggero aumento osservato a fine luglio, il monitoraggio regionale segnala adesso catture di adulti molto basse nella maggior parte delle aree controllate. Anche le verifiche sulle olive mostrano, quasi ovunque, infestazioni assenti o trascurabili. Una situazione favorita anche dalle temperature elevate dell’estate, che hanno limitato l’attività dell’insetto.
È una buona notizia, ma non significa che la mosca possa essere dimenticata. La fase che precede l’invaiatura resta infatti delicata: un cambiamento delle condizioni meteorologiche, soprattutto con un abbassamento delle temperature e un aumento dell’umidità, può favorire una ripresa dell’attività dell’insetto. Per questo la parola d’ordine degli olivicoltori deve essere monitoraggio, non trattamento automatico.
Il disciplinare di produzione integrata delle Marche indica soglie precise. Per gli interventi adulticidi, sia a chioma parziale sia a tutta chioma, la soglia è l’1% di infestazione attiva, mentre per gli interventi larvicidi sulle varietà da olio la soglia sale al 4-5% di infestazione attiva, riferita a uova e larve di prima e seconda età. Il controllo deve essere effettuato su un campione rappresentativo di almeno 100 drupe. Le indicazioni regionali raccomandano inoltre l’uso delle trappole per il monitoraggio e, dove previsto dalla strategia aziendale, delle tecniche “attract and kill”.
Alla luce dell’ultimo bollettino, quindi, non emerge una necessità generalizzata di intervenire contro la mosca negli oliveti marchigiani. La scelta deve essere effettuata sulla base dei rilievi dell’appezzamento e delle indicazioni dei servizi fitosanitari locali, rispettando sempre etichetta, dosaggi, numero massimo di trattamenti e tempi di carenza.

Sul fronte della produzione, è ancora presto per fare previsioni, ancorché non si registra un particolare entusiasmo tra gli olivicoltori. Il confronto con le ultime campagne rende evidente quanto sia rischioso parlare oggi di un numero definitivo.
Per la campagna 2026-2027 è dunque più corretto formulare un’ipotesi che una previsione. Considerando la fisiologica alternanza, il livello produttivo degli ultimi anni e l’attuale buona condizione sanitaria delle olive, uno scenario ragionevole può essere collocato nell’ordine di 3.000 tonnellate di olio, specie se settembre e ottobre manterranno condizioni favorevoli e la mosca continuerà a rimanere sotto controllo. Si tratta, va chiarito, di una stima giornalistica elaborata sui dati disponibili, non di una previsione ufficiale.
Per gli olivicoltori marchigiani la prossima campagna arriva in un mercato nazionale più complesso caratterizzato da forti giacenze e crollo dei prezzi. Tematiche che riguardano certamente in misura molto marginale la nostra regione che con circa 8 mila ettari di oliveti conta appena l’1% in Italia e dove la produzione è prevalentemente legata all’autoconsumo. Ma per le aziende olivicolo-olearie più strutturate che lavorano su grandi numeri, e ve ne sono di estremamente qualificate nella nostra regione, la problematica non è da sottovalutare.









