Se il futuro dell’orso marsicano dipende soprattutto dalle femmine, allora una parte della sfida potrebbe riguardare anche le Marche. È questo il quadro delineato dal Patom, il Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano, che individua nel corridoio ecologico tra Abruzzo, Umbria e dorsale marchigiana una delle direttrici su cui misurare l’eventuale espansione della specie oltre il suo areale storico.
La base del ragionamento è nella nuova stima presentata il 16 luglio dal Ministero dell’Ambiente e fondata sul monitoraggio genetico 2025, il più ampio finora realizzato nell’Appennino centrale nell’ambito del progetto DigitAP coordinato da Ispra e sostenuto dal Pnrr. Secondo i dati diffusi, la popolazione attuale conta 81 orsi marsicani, di cui 43 femmine e 38 maschi, distribuiti su circa 6 mila chilometri quadrati. Di questi, 16 esemplari sono stati rilevati al di fuori del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e della sua area contigua.

Il dato viene letto come un segnale di movimento oltre i confini storici della specie. Ma il punto decisivo, secondo il piano, non sarebbe il semplice passaggio di giovani maschi erratici, già osservato anche nelle aree appenniniche più periferiche, quanto piuttosto l’eventuale presenza stabile di femmine. È da questo elemento, infatti, che dipenderebbe la possibilità di consolidare nuovi nuclei riproduttivi e rendere strutturale l’espansione.
In questa prospettiva il Patom individua una direttrice che tocca i Monti della Laga, la Valnerina, il Monte Cucco, l’area del San Vicino-Canfaito e il massiccio del Nerone, fino al sistema dei Sibillini. Lo scenario teorico indicato dal piano ipotizza, nell’insieme dell’Appennino centrale, una popolazione futura di oltre 200 orsi, con almeno 70 femmine, e assegna proprio all’Appennino umbro-marchigiano una possibile funzione di supporto a questo processo.

Resta però un’ipotesi di lungo periodo, che oggi si scontra con un quadro ancora fragile. A richiamare il dibattito su un terreno più prudente è Jacopo Angelini, referente fauna e biodiversità del CTS Wwf Marche, secondo cui i numeri emersi dal monitoraggio rappresentano sì un dato incoraggiante dal punto di vista conservazionistico, ma non modificano la debolezza strutturale della popolazione. Nelle aree dei Sibillini e della Laga, osserva, la presenza accertata è ancora quella sporadica di pochi giovani maschi erratici, che dopo brevi permanenze tendono a rientrare in Abruzzo, anche per l’assenza di femmine. Proprio per questa ragione, conclude, immaginare nel medio periodo il raggiungimento di 200 orsi marsicani con 70 femmine complessive, di cui 7 nell’Appennino umbro-marchigiano, appare al momento un obiettivo più teorico che realistico.
Le criticità, del resto, restano rilevanti. L’eventuale espansione fuori dalle aree storiche protette dipenderà anche dalla capacità di rendere più sicuri i territori interessati e di gestire un rapporto non semplice tra presenza della fauna selvatica e attività umane, tema particolarmente sensibile nelle aree rurali e le comunità montane già alle prese con la questione dei danni e della sicurezza legata a cinghiali e più di tutto ai grandi predatori.








