Premio nazionale per la salute alimentare alla Tenuta di Tavignano

Ondine de la Feld: “Il biologico è una scelta di responsabilità, ma serve rivedere disciplinari e comunicazione”  
Attualità
di Giorgia Clementi

La sostenibilità non rappresenta più soltanto un valore aggiunto, ma un vero fattore competitivo per il settore agricolo italiano. È quanto emerge dalla sesta edizione di AGRIcoltura100, il rapporto promosso da Confagricoltura e Reale Mutua e realizzato da MBS Consulting, che ha coinvolto oltre 3.800 aziende agricole italiane.

Il report di quest’anno evidenzia come le imprese con livelli elevati di sostenibilità continuino a crescere: dal 49,3% del 2020 al 57,9% del 2026. Parallelamente diminuisce la quota di aziende ferme a un livello iniziale, mentre le realtà più strutturate sul fronte ambientale e gestionale mostrano anche migliori performance economiche.

Tra le aziende premiate figura anche Tenuta di Tavignano, realtà vitivinicola di Cingoli, che ha ricevuto la menzione speciale per l’impegno nell’ambito della salute alimentare. Un riconoscimento che arriva in un momento delicato per il comparto vitivinicolo, stretto tra cambiamento climatico, aumento dei costi produttivi e un dibattito sempre più acceso attorno al consumo di vino.

Il biologico come scelta di salute

Ricevere il riconoscimento speciale AGRI100 nell’ambito della Salute alimentare rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio ma anche un senso di responsabilità ancora maggiore”, racconta Ondine de la Feld, imprenditrice e CEO di Tenuta di Tavignano.

Arriva in un momento storico particolare, in cui il vino è spesso al centro di un dibattito complesso e viene talvolta percepito soltanto come causa di rischi e malattie. Per chi produce vino con passione e senso etico, questo riconoscimento assume un significato profondo. Non lo viviamo come una rivincita, ma come un sollievo: la conferma che si può ancora parlare di vino anche come cultura, territorio, agricoltura e cura”.

Per l’azienda marchigiana, il tema della salute alimentare parte dalla gestione agronomica e dal rapporto quotidiano con il vigneto.

Per noi la salute non è uno slogan. Inizia molto prima del bicchiere. Comincia da chi vive la vigna ogni giorno, da chi la lavora, da chi entra tra i filari e si prende cura delle piante”. Una visione che si traduce, nella realtà di Tavignano, nella scelta del biologico come approccio produttivo e culturale.

La scelta biologica nasce anche da qui: dal desiderio di proteggere la vite utilizzando pratiche che riducano il più possibile l’impiego di sostanze chimiche potenzialmente dannose. La responsabilità prosegue poi verso chi sceglie i nostri vini. Il marchio biologico non è soltanto una certificazione: è un impegno concreto, una promessa di attenzione nella scelta delle pratiche agronomiche e delle tecniche di vinificazione”.

Il cambiamento climatico e le difficoltà del biologico

Come anticipato, nel rapporto AGRIcoltura100, la sostenibilità ambientale è l’area che ha registrato la crescita più significativa negli ultimi anni. Tuttavia, fare agricoltura biologica oggi significa confrontarsi con criticità sempre più complesse, soprattutto sul fronte climatico.

Ondine de la Feld, Tenuta di Tavignano
Ondine de la Feld, Tenuta di Tavignano

Negli ultimi vent’anni, e in modo ancora più evidente nell’ultimo decennio, il cambiamento climatico ha modificato profondamente gli equilibri agricoli”, osserva de la Feld. “Le stagioni sembrano aver perso la loro regolarità: piogge molto intense possono arrivare in momenti delicati come la fioritura, gelate tardive possono presentarsi quando la vite è già in una fase avanzata del suo ciclo vegetativo, oppure periodi umidi possono prolungarsi anche durante l’estate favorendo lo sviluppo di malattie”.

Secondo l’imprenditrice, il biologico richiede oggi un livello di attenzione ancora più elevato rispetto al passato.

L’agricoltura biologica richiede un’attenzione ancora maggiore perché spesso i disciplinari e gli strumenti a disposizione sono stati pensati in un contesto climatico diverso da quello che viviamo oggi. Per questo servono ricerca, innovazione e una continua evoluzione delle pratiche agronomiche”.

A incidere è anche l’aumento dei costi produttivi e della complessità gestionale. “Fare biologico significa anche maggiori costi e molto più lavoro sul campo: più osservazione, più presenza in vigna, più interventi manuali. È una scelta che richiede tempo, energia e anche un certo coraggio imprenditoriale, perché il mercato non sempre riconosce questo sforzo in termini economici e i sostegni pubblici, pur importanti, non sempre seguono tempi prevedibili”.

“Serve più trasparenza sul biologico”

Tra i temi centrali evidenziati dalla CEO di Tenuta di Tavignano emerge anche la necessità di rafforzare la comunicazione verso chi beve vino.

Credo che oggi sul biologico manchi ancora molta comunicazione chiara. Molti consumatori sono confusi: da una parte sentono parlare di sostenibilità, dall’altra di possibili frodi o di certificazioni percepite come semplici strumenti burocratici”.

Secondo de la Feld, il settore deve investire maggiormente nella trasparenza e nella capacità di raccontare il lavoro agricolo. “Spesso non conoscono cosa significhi concretamente produrre biologico, quali siano i disciplinari, quanti controlli esistano e quanto lavoro ci sia dietro una scelta di questo tipo. La mia sensazione è che chi beve vino oggi abbia bisogno soprattutto di trasparenza. Non basta un logo su una bottiglia: bisogna spiegare cosa c’è dietro quel simbolo, raccontare le pratiche adottate, i sacrifici e le responsabilità che comporta”.

Da qui l’importanza della fiducia come elemento centrale del rapporto tra impresa agricola e mercato.

Quando una persona sceglie un vino biologico non sta acquistando soltanto un prodotto: sta scegliendo un approccio, una visione e un patto di fiducia con chi lo produce”.

“L’agricoltura del futuro deve produrre meglio”

Nel quadro delineato da AGRIcoltura100, sostenibilità, innovazione e qualità vengono indicate come le principali leve strategiche per il futuro dell’agricoltura italiana.

Considerazioni condivise anche da Tenuta di Tavignano. Come ricordato da de la Feld: “noi siamo una famiglia di vignaioli e crediamo che il nostro lavoro significhi custodire una continuità: prenderci cura della terra, madre della vigna; della vigna, madre dell’uva; dell’uva, madre del vino. E il vino, per noi, rimane una bevanda antica e generosa, capace di accompagnare la convivialità, il piacere e la felicità di stare insieme”.

Questo premio – conclude – ci ricorda che l’agricoltura del futuro non può limitarsi a produrre di più: deve produrre meglio, con rispetto per la terra, per chi la vive e per chi ne riceve i frutti”.

Tags: Agricoltura 100, in evidenza, sostenibilità, tenuta di tavignano

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