Suini: nelle Marche resistono 891 stalle, ma crescono le criticità

Confagricoltura lancia l'allarme sui costi e peste suina. Nelle Marche coinvolti 114mila capi e le eccellenze della norcineria regionale
Economia

Il contesto internazionale, il rincaro dei costi di produzione e la persistente minaccia della Peste Suina Africana (PSA) stanno colpendo il settore suinicolo italiano ed europeo alle sue fondamenta, erodendo drasticamente la redditività delle aziende. Confagricoltura fa luce su un comparto in forte sofferenza a oltre quattro anni dalla diffusione nazionale della PSA.

Una situazione che si ripercuote anche nelle Marche, dove la filiera è fortemente legata al territorio e alle produzioni di eccellenza. Secondo i dati ufficiali dell’Anagrafe Zootecnica (BDN) e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche (IZSUM), nella regione si contano circa 4.650 allevamenti totali; certamente una cifra macroscopica che infatti include una stragrande maggioranza di piccoli impianti familiari e per autoconsumo. Il vero cuore economico e produttivo marchigiano è rappresentato dagli 891 allevamenti professionali e commerciali (strutture da ingrasso, riproduzione, a ciclo aperto o chiuso) censiti dalla Regione Marche, che custodiscono complessivamente circa 114.000 capi. Questo patrimonio zootecnico, fondamentale per il centro Italia, alimenta la produzione di carne e salumi della tradizione norcina locale, a partire da eccellenze certificate come il Ciauscolo IGP e il Salame di Fabriano.

A livello nazionale la crisi è evidente: oggi in Italia si contano circa 25mila allevamenti suinicoli, ben 5.200 in meno rispetto al 2021, con un calo drammatico del 17% (fonte: Ismea). Molti dei mercati storicamente cruciali per l’export italiano – come Giappone, Thailandia e Cina – restano sbarrati a causa della malattia. Confagricoltura chiede quindi di intensificare con urgenza gli sforzi diplomatici per stringere accordi bilaterali che contemplino il principio di “regionalizzazione”, una misura già sperimentata con successo in altri Paesi UE che salverebbe le aree non colpite dai contagi.

Oltre all’emergenza sanitaria, il comparto deve affrontare gli effetti del conflitto mediorientale, che si traducono nell’impennata dei costi legati a mangimi, energia, carburanti e servizi. A preoccupare gli allevatori marchigiani sono anche i contenuti della nuova direttiva sulle emissioni industriali: le modifiche introdotte rischiano di creare forti problematiche burocratiche ed economiche soprattutto alle aziende meno strutturate e di minore dimensione, che rappresentano proprio l’ossatura del tessuto agricolo delle Marche.

Per Confagricoltura è categorico mettere al sicuro la continuità finanziaria delle aziende attive con sostegni diretti agli investimenti già avviati e ai costi di gestione corrente. Sul fronte della PSA, la Confederazione giudica positiva la scelta del Masaf di richiedere alla Commissione europea l’attivazione del Fondo UE di crisi, fondamentale per garantire i ristori agli allevatori colpiti indirettamente dalle restrizioni sanitarie e dal conseguente crollo dei prezzi di vendita.

Infine, viene auspicato un cambio di passo decisivo nella gestione della popolazione dei cinghiali selvatici, principale vettore della PSA e responsabile, tra il 2015 e il 2023, di ben 171 milioni di euro di danni al settore primario. Secondo Confagricoltura, è necessaria un’azione coordinata che comprenda piani di contenimento radicali e il parallelo rafforzamento delle misure di biosicurezza nelle stalle, interventi che devono essere adeguatamente finanziati anche attraverso i Piani di Sviluppo Rurale (PSR) regionali.

Tags: in evidenza, maiali, suini

Suggeriti

Verdicchio di Matelica, l’unicità che resiste alla crisi
Ad 86 anni investe mezzo milione sulla nuova Moncaro

Da leggere