Il welfare aziendale sta assumendo un ruolo sempre più importante anche nel settore agricolo, alle prese con una delle sue sfide più complesse: trovare e trattenere le persone. La difficoltà nel reperire manodopera, il ricambio generazionale e la necessità di rendere il lavoro agricolo più attrattivo spingono le imprese a ripensare anche l’organizzazione interna, mettendo al centro il benessere di chi lavora.

È in questo contesto che si inserisce l’esperienza di CBM Società Agricola, azienda di Jesi, attiva nell’allevamento avicolo e ovino, che ha ricevuto per il terzo anno consecutivo il Welfare Index PMI, il riconoscimento promosso da Generali Italia per le imprese che si distinguono per le proprie politiche di welfare.
Un premio che, per l’azienda, rappresenta soprattutto il riconoscimento di una filosofia intrapresa da anni. “La conferma che teniamo ai nostri dipendenti e vogliamo farli sentire un gruppo unico”, spiegano Fulvio Fileni, cotitolare, e Catia Vignaroli, collaboratrice e responsabile amministrativa.
“Il reddito dell’azienda non viene fatto solo dai titolari, ma costruito tutti insieme”. Una visione nella quale il welfare viene considerato come un insieme di benefit, ma anche come un investimento sulle persone e, di conseguenza, sulla stessa attività agricola.
“Abbiamo ascoltato le esigenze dei lavoratori”
CBM lavora per il gruppo Fileni e gestisce ogni anno una produzione di circa 220 mila polli per cinque cicli, oltre a un allevamento di 60-90 pecore. Una realtà nella quale il lavoro quotidiano delle persone è strettamente legato alla cura degli animali e alla qualità dell’attività produttiva.
La prima risposta alle esigenze dei lavoratori è arrivata attraverso una maggiore flessibilità nell’organizzazione degli orari: “Purtroppo il settore in Italia fa fatica a trovare personale. Le persone fanno fatica a venire da noi e abbiamo pochi italiani e tanti lavoratori extracomunitari. Per alcuni di loro esiste la necessità di rientrare periodicamente nei Paesi d’origine”.
“Quindi ci siamo resi conto – continuano – che non poteva reggere il modello canonico delle ferie impostate. Abbiamo ascoltato queste necessità e siamo venuti loro incontro con un lavoro più flessibile”.
L’attenzione alle condizioni di lavoro si è tradotta anche in investimenti tecnologici. L’azienda ha infatti progressivamente meccanizzato alcune operazioni precedentemente svolte manualmente ed è stata, spiegano, la prima realtà nelle Marche a introdurre una macchina per il carico dei polli.
“L’operatore ha meno carico e l’animale non viene stressato. In più, l’operazione si fa in meno tempo”.
Innovazione e welfare si incontrano così nella stessa scelta: ridurre la fatica del lavoro, migliorare l’efficienza e allo stesso tempo tutelare il benessere degli animali. A questo si aggiunge anche un software sviluppato internamente per ottimizzare l’organizzazione delle attività.
“Stare bene al lavoro significa lavorare meglio”
Uno dei percorsi più significativi intrapresi dall’azienda riguarda anche il supporto psicologico e la costruzione di un rapporto più efficace tra le persone. “È stata una bella sfida. L’idea è nata perché ci siamo resi conto di avere problemi di comunicazione, anche tra di noi”, spiegano.
Da qui la scelta di lavorare sulla capacità di ascoltarsi e comprendersi, attraverso momenti di confronto e attività pensate per rafforzare il gruppo. Tra queste anche un semplice esercizio: una persona doveva spiegare a un’altra come disegnare una sedia, passo dopo passo. Il risultato, però, era spesso molto diverso da quello immaginato.
“Abbiamo cercato di fare gruppo, di fare comunità, di creare momenti insieme per conoscerci”. Un percorso che passa anche dalla convivialità, con pranzi insieme e momenti di condivisione, e da un modo diverso di vivere le riunioni aziendali: non soltanto per individuare ciò che non funziona, ma anche per riconoscere i risultati raggiunti.
Alla base c’è la convinzione che il benessere delle persone abbia effetti concreti anche sul lavoro quotidiano. “Gli stessi animali crescono meglio perché vengono accuditi da persone che a lavoro si sentono bene. È ciò che succede se coinvolgi le persone e comprendi i loro bisogni, le loro necessità”.
Giovani, formazione e comunità
Un altro elemento centrale del percorso di CBM. riguarda il rapporto con i giovani e la formazione. Anche in questo caso, l’azienda cerca di costruire relazioni con il territorio attraverso la collaborazione con le scuole e l’accoglienza di tirocinanti.
“Un ragazzo è entrato con noi per uno stage, poi lo abbiamo assunto e ora ha un bel ruolo in azienda”. Non è un caso isolato. “Spesso vengono dalle scuole, poi chiedono di rimanere l’estate e qualcuno chiede un contratto”.
Per l’azienda, i giovani rappresentano soprattutto entusiasmo e voglia di imparare. “Si trovano, hanno entusiasmo, grinta”, spiegano Fileni e Vignaroli, sottolineando l’importanza di accompagnarli nella conoscenza del lavoro agricolo e dell’allevamento. La formazione, però, non riguarda soltanto i nuovi ingressi. CBM punta a una preparazione trasversale, nella quale le persone possano conoscere attività e competenze diverse. “Tutti devono abituarsi a fare tutto, a prescindere dal ruolo che hanno in azienda”.
Lo stesso principio si ritrova nel rapporto con la Croce Rossa. La collaborazione è iniziata con i corsi di primo soccorso destinati ai dipendenti, nella convinzione che la formazione debba riguardare tutti. Successivamente, l’esperienza si è trasformata anche in volontariato, prima da parte della direzione e poi con il coinvolgimento dei lavoratori. “Abbiamo dato ai dipendenti la possibilità di inserirsi in un contesto associativo e di costruirsi amicizie, legami”.
Un modello sempre in evoluzione
Riguardo ad un potenziamento ulteriore del loro modello di welfare, concludono, ci sono ancora iniziative che l’azienda vorrebbe sviluppare, come un servizio di trasporto per i dipendenti.
“Abbiamo dipendenti che vengono a lavoro in monopattino, estate e inverno, anche da parecchi chilometri di distanza. È corretto che l’azienda metta a disposizione un pulmino che li aiuti ad andarli a prendere, ma bisogna anche che ci sia una formula giusta che aiuti a inserire un servizio così”. Un’ ulteriore iniziativa che racconta un approccio al welfare costruito sull’ascolto e sulla ricerca di soluzioni concrete, compatibili con le esigenze dell’impresa e delle persone.
E un’esperienza, quella raccontata dall’azienda, che mostra come, anche in agricoltura, il welfare possa diventare uno strumento per affrontare alcune delle trasformazioni che stanno interessando il lavoro nel settore. Come flessibilità, formazione, innovazione e attenzione alle persone possano contribuire a rendere le aziende agricole più attrattive e a creare condizioni di lavoro più sostenibili.









