Grazie all’ingresso ufficiale della regione Marche nella ZES (Zona Economica Speciale) Unica, sancito dalla Legge 171/2025, ed a seguito dei successivi interventi chiarificativi anche le imprese agricole del territorio hanno ora accesso a incentivi fiscali di portata storica per il triennio 2026-2028.
Un’opportunità importante, soprattutto alla luce dell’aliquota di aiuto prevista. Il cuore della misura, infatti, è un credito d’imposta eccezionale del 58,78% destinato all’acquisto di beni strumentali nuovi. Si tratta di un’aliquota quasi quattro volte superiore a quella prevista per altri settori industriali, rendendo l’agricoltura il comparto più sostenuto all’interno della ZES.
Per fare un esempio concreto, a fronte di un investimento di € 100.000 in un nuovo trattore, la misura dovrebbe permettere di recuperare ben € 58.780, riducendo il costo effettivo per l’agricoltore a soli € 41.220.
A differenza del settore industriale, poi, la normativa ZES per l’agricoltura (Art. 16-bis, D.L. 124/2023) introduce una novità fondamentale: l’ammissibilità dell’acquisto di terreni agricoli. Tuttavia, l’accesso a questa agevolazione è legato a un vincolo preciso: la somma del valore dei terreni e degli immobili non può superare il 50% dell’investimento totale. Questo significa che ogni progetto di espansione fondiaria deve essere accompagnato da un investimento di pari o superiore valore in macchinari, impianti o tecnologie.
Chi può accedere, però, ai vantaggi della Zes? L’agevolazione non è universale, ma mirata a specifici parametri:
· Territorialità: sono ammissibili 124 Comuni su 227 nelle Marche. Il criterio fondamentale è l’ubicazione della sede produttiva (terreni e impianti) e non quella legale.
· Soglia minima: il progetto d’investimento deve avere un valore minimo di 50.000 €. Per le realtà più piccole che non raggiungono tale cifra, sono possibili misure come la creazione di reti d’impresa o consorzi per presentare progetti collettivi.
· Beni agevolabili: devono essere esclusivamente beni nuovi. Rientrano nella categoria trattori, attrezzature per vigneti e frutteti, impianti di irrigazione, tecnologie 4.0, impianti di trasformazione (come frantoi e cantine) e strutture produttive come serre tecnologiche o capannoni.
Uno degli aspetti più interessanti della ZES è la sua cumulabilità con altri incentivi, in particolare con il credito Industria 4.0. Combinando queste due misure, il risparmio reale può sfiorare l’80% dell’investimento.
Ad esempio, un trattore interconnesso da € 150.000 può beneficiare di € 88.170 di credito ZES e circa € 30.000 di credito 4.0, portando il costo finale a poco più di € 31.000.
Inoltre, il credito ZES non rientra nel limite “de minimis”, permettendo di superare le consuete soglie massime di aiuto agricolo.
Per quanto riguarda roadmap e procedure per accedere ai contributi è importante ricordare che le imprese devono seguire un iter rigoroso e rispettare scadenze tassative per l’anno 2026:
· 31 Marzo – 30 Maggio 2026: invio della comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate.
· Entro il 15 Novembre 2026: realizzazione degli investimenti, con consegna e fatturazione dei beni.
· 20 Novembre – 2 Dicembre 2026: invio della comunicazione integrativa, obbligatoria a pena di decadenza.
Un requisito fondamentale ulteriore per la validità della richiesta è la certificazione da parte di un revisore legale iscritto al registro MEF, che deve attestare l’effettivo sostenimento delle spese e la conformità dei documenti.
L’ottenimento del credito comporta, infine, l’obbligo di mantenere i beni e l’attività nella ZES per almeno 5 anni. In caso di vendita anticipata di un singolo bene, il credito non decade totalmente, ma viene rideterminato: l’agricoltore dovrà restituire solo la parte di credito relativa al bene ceduto, con l’aggiunta degli interessi di mora. La decadenza totale è invece prevista in casi gravi come la cessazione dell’attività nella zona o la presentazione di documentazione falsa









