La voce di Susanna

Le meraviglie della natura
Attualità
I libri della terra
di Antonio Prenna

Un fan non dovrebbe mai scrivere recensioni, visto che non riuscirebbe a fare a meno di dir meraviglie dell’oggetto della sua passione. Ebbene, questa è una di  quelle eccezioni che rendono valida la regola. E intanto faccio anche outing. Sono un fan di Susanna Tamaro. Ho letto quasi tutti i suoi libri, soprattutto quando la scrittrice, nata a Trieste ma ormai umbra di adozione, descrive la natura. Questo testo in particolare, uscito nel 2021 – quando la pandemia stava per chiudersi, ma il contagio era ancora possibile –  intitolato “Invisibile meraviglia”, come il taccuino personale sul web, si lascia sfogliare come un manuale in forma di piccole lezioni sulla natura. Rondini, upupe, pervinche, rospi, pratoline e veroniche, osservate grazie anche a tante passeggiate nel bosco, affollano le pagine.

Nel 1991 ho comprato un taccuino – scrive sul suo blog Susanna Tamaro – e da quel momento in poi mi sono impegnata a prendere appunti e a disegnare tutto quello che mi capitava di vedere, il prato come una luminosa cattedrale, per esempio. Così ha scritto online e così trasporta il senso delle sue riflessioni nel volume edito da Solferino del Corriere della Sera, giornale per cui la scrittrice collabora spesso (pezzi che regolarmente leggo, altrimenti che fan sarei?).

Quindi mi limito a citare qualche passaggio di un libro scritto sulla scia – mi piace il rimando  anche se forse non era nelle intenzioni della Tamaro – del Contemplatore Solitario di Ernst Jünger, con la descrizione dei suoi orti e giardini e la collezione di coleotteri. Osservazione attenta, accorta e accorata così piena di sentimenti positivi. È come ascoltare la sua voce, qualcuno che ti racconta una storia.

“Se la pratolina è il cane di casa, la pervinca è un animale da pascolo che ci ha seguito nei nostri spostamenti ed è rimasta a darne testimonianza”.

”La luna crescente in cielo, il vento che si è placato, le rane dello stagno fanno la loro consueta sarabanda, dal fitto del bosco un assiolo, un piccolo rapace notturno, ripete monotono il suo verso – chiù chiù – e, all’improvviso, da un cespuglio esplode letteralmente la voce del nostro direttore d’orchestra. Naturalmente avrete già capito che si tratta del mitico usignolo”.

”A metà maggio il panorama che vedo dalla mia finestra è completamente cambiato. Tutti gli alberi hanno una chioma ed è una gara tra loro nell’esibire ogni possibile e immaginabile sfumatura di verde”.

”Nell’antico Egitto la rondine rappresenta il Ba, cioè l’anima che dopo la morte migrava di corpo in corpo. Nella cultura mediterranea, le rondini sono state sempre segno di prosperità, di gioia, di speranza. Triste la casa che la rondine non ritiene degna di un nido!”

Tags: Ernst Jünger, i libri della terra, in evidenza, natura, Susanna Tamaro

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