Le Marche confermano la leadership nel farro

Sono 4 mila gli ettari per una produzione tra gli 8 e le 12 mila tonnellate
Economia
di Veronique Angeletti

Anche quest’anno, le dinamiche del mercato del Triticum Dicoccum, il farro che si può pastificare, dimostrano che la leadership in Italia, se non in Europa, è marchigiana. Sono ben 4 mila gli ettari dedicati alla sua coltivazione che, con una resa tra 20 e 30 quintali, ogni anno, producono tra 8 e 12 mila tonnellate di farro soprattutto da agricoltura biologica. Si tratta di produttori e cooperative che nell’arco di 30 anni, investendo in ricerca ed innovazione hanno restituito competitività alle aree di alta collina e montane con un prodotto rilevante in termini di sostenibilità ambientale, di economia e di salute.
Tra le prime ad aver capito il potenziale del farro bio, fu Lea Luzi dell’azienda agricola forestale Monterosso a Loretello di Arcevia. Con il Cermis di Macerata, ha ottenuto il brevetto vegetale del seme “Monterosso select” per aver riportato in purezza la qualità più antica idoneo per fare la pasta» dal Ministero dell’Agricoltura. Un Triticum dicoccum, che coltiva a rotazione su circa 150 dei 500 ettari di proprietà. Un lustro dopo fu il turno dell’azienda Prometeo di Urbino a puntare sul farro e, per garantire al prodotto un equo valore, il fondatore Massimo Fiorani, ha lavorato sulla “tracciabilità” e sulla “qualità”. Ha iscritto le proprie varietà “Zefiro”, “Yakub” e Rossorubino – risultano le prime tre – nell’albo varietà italiano di “Triticum dicoccum” e rifornito gli agricoltori. Oggi lavora con dei contratti specifici di filiera. La sua rete è grande: 220 aziende bio che, l’anno scorso, hanno coltivato il farro su 2mila ettari anche fuori delle Marche. «Vendiamo – entra nel merito – il seme ad un prezzo calmierato e fissiamo il prezzo del ritiro che cerchiamo di mantenere costante nelle varie annate. Le che consente di stabilizzare il prezzo ed impedisce le speculazioni». A confermare lo status del pesarese, centrale del farro, lo dimostra inoltre l’ecosistema Girolomoni ad Isola del Piano che con la cooperativa Montebello (400 aziende al 70% nelle Marche) è una filiera integrata dal seme di farro al mulino alla pastificazione. Raccoglie il Triticum dicoccum su mille ettari; od ancora il Consorzio Terra bio di Urbino, un’ottantina di imprese in rete che propone al mercato il farro decorticato, il perlato, la farina e vari tipi di pasta. Lato anconetano, emerge la cooperativa Terra e Cielo, un centinaio di soci che vedono nel farro un prodotto rilevante per l’economia e l’identità delle aree marginali. «Ha una bassa richiesta nutrizionale – spiega il presidente Bruno Sebastianelli –, niente concimi e debella le infestanti».

Il farro nelle Marche

Sau stimata nelle Marche (il dato è accorpato con il grano tenero): 4000 ha
Pu (5,4%) – An (2,5%) – Mc (28%) – AP (40,6%) – Fm (23,5%)

Resa: 20-30 Q/Ha
Produzione marchigiana bio e convenzionale: 8-12mila ton.
Prezzo acquisto: 36-40 euro/quintale
Al consumatore:
1KG Farina di farro : da € 3,50 a 4,00
1KG Farro perlato: da € 4,10 a 6,00

Tags: Farro, in evidenza

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