Terre Cortesi Moncaro è a all’asta. Il bando per la procedura telematica è stato caricato sulla piattaforma specializzata Gobidreal.it, con scadenza per la presentazione delle offerte fissata alle ore 12.00 di martedì 26 maggio. La cessione rientra nella liquidazione coatta amministrativa ed è gestita dal commissario liquidatore, Giampaolo Cocconi, tramite procedura competitiva asincrona.
L’obiettivo è liquidare l’attivo, trasformando in cassa tutto ciò che è vendibile per distribuire le risorse ai creditori, nel rispetto delle cause legittime di prelazione. L’istruttoria del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha cristallizzato un passivo di circa 76 milioni di euro, frutto di una gestione che ha portato il Mimit a commissariare il Cda guidato da Donatella Manetti, di una stagione di investimenti aggressivi e di affidamenti bancari e finanziari al limite. Di questi 76 milioni, al passivo risultano ammessi di fatto solo 31, mentre restano fuori – e hanno presentato ricorso – diverse banche e società finanziarie.

All’asta finisce l’intero perimetro della storica cooperativa, fondata nel 1964: la seconda cantina delle Marche e la 63ª in Italia per dimensioni, con 35,5 milioni di fatturato nel 2022 (di cui il 26,8% all’export), 50mila quintali di uve raccolte nel 2025 e accordi commerciali in essere in Italia e all’estero. In totale il patrimonio è stato stimato poco sopra i 13 milioni di euro e strutturato in modo modulare, per consentire sia offerte in blocco sia acquisti mirati.
Sono 37 i lotti indipendenti messi in vendita tra rami d’azienda, vigneti, immobili e attrezzature: 12 a Montecarotto, 8 a Rosora, 14 a Castelplanio e un lotto ciascuno nei comuni di Poggio San Marcello, Acquaviva Picena e Camerano. Parallelamente, il compendio è stato accorpato anche in quattro maxi‑lotti per offerte cumulative, pensate per operatori interessati alla continuità industriale.
Il cuore dell’operazione è rappresentato dai rami d’azienda vinicoli relativi ai tre poli produttivi di Montecarotto, Acquaviva Picena e Camerano, proposti come maxi-lotto con un prezzo base cumulativo di 8.999.500 euro. Il pacchetto comprende opifici, impianti, attrezzature, avviamento e subentro nei rapporti giuridici, configurandosi come l’asset strategico per chi voglia rilevare una piattaforma produttiva integrata.

Accanto ai rami d’azienda, vengono messi sul mercato vigneti e immobili con valori differenziati. A Montecarotto i lotti includono vigneti di Verdicchio, Chardonnay e Trebbiano, oltre a un ristorante, una bottaia, un punto vendita e un capannone industriale. A Rosora figurano vigneti di Verdicchio ventennali, terreni agricoli, boschi, pascoli e un casolare in pietra. Nell’area di Castelplanio e in altri comuni si trovano un capannone artigianale, un’ex casa colonica, vigneti, noceti, vari fabbricati e beni strumentali.
Nella perizia è stata inserita anche una valutazione del portafoglio marchi: 52 etichette complessive, di cui 9 registrate solo in Italia, 2 protette in Giappone, una in Cina, una negli Stati Uniti e tutte le altre valide in tutta l’Unione europea e nel Regno Unito. Un patrimonio immateriale che, per chi ragiona in chiave di posizionamento internazionale, pesa quanto gli asset fisici.
La configurazione modulare dell’offerta mira ad attrarre sia player del vino di dimensione nazionale e internazionale, sia investitori locali interessati a singoli asset fondiari o immobiliari. Intanto, la valutazione dell’insieme sta già circolando ben oltre i confini regionali. Secondo indiscrezioni, tra i soggetti potenzialmente interessati ci sarebbe un gruppo di viticoltori intenzionati a mantenere il controllo della filiera sul territorio, anche attraverso la cooperativa “Uve Unite”, costituita nel gennaio scorso. Di fatto è in essere un contratto che impegna il futuro acquirente di Moncaro ad acquistare le uve da “Uve unite” per sei anni ad un prezzo equo proprio con l’idea di sostenere un acquirente industriale e favorire un legame con il territorio come richiesto da Ministero. Sullo sfondo, continua a circolare anche il nome di una grande cooperativa siciliana già presente in varie aree d’Italia, che vedrebbe nelle Marche un tassello strategico per la propria espansione.
Il futuro di Moncaro, dunque, si giocherà nelle prossime settimane tra l’interesse industriale, la capacità di fare sistema del territorio e la risposta del mercato a un’asta che mette in vendita non solo ettari e capannoni, ma uno dei marchi che ha portato nel mondo il vino marchigiano.









