Arriva in Aula il prossimo 15 settembre, all’Assemblea legislativa delle Marche, la proposta di legge firmata dai consiglieri Marconi e Ausili sul riconoscimento della “giusta remunerazione” per le produzioni agricole e zootecniche. Un testo che punta a intervenire su uno dei problemi più delicati del comparto: la distanza tra i costi sostenuti dalle aziende agricole e il prezzo che viene loro riconosciuto all’interno della filiera.
La proposta, presentata il 16 gennaio 2026, parte da un dato di fondo: le Marche sono una regione a forte vocazione agricola, con circa 456 mila ettari coltivati e 33.418 aziende agricole, secondo il 7° Censimento Istat.
Numeri che, secondo i promotori, rendono necessario un intervento strutturale per sostenere un settore che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una successione di emergenze. Dalla pandemia agli eventi climatici estremi, dalla siccità alle alluvioni, dalle fitopatie alle conseguenze del sisma del 2016, fino all’impennata dei costi energetici e delle materie prime legata anche alla guerra russo-ucraina, le imprese agricole hanno dovuto affrontare una pressione crescente sui bilanci.

Energia, carburanti, fertilizzanti e mangimi hanno inciso pesantemente sui costi di produzione, mentre i ricavi non sempre sono riusciti a tenere il passo. Il risultato è stata una progressiva erosione dei margini, fino ad arrivare in alcuni casi alla produzione in perdita. La relazione illustrativa cita i dati di Banca d’Italia e Istat secondo cui nel 2022 quasi il 30 per cento delle aziende agricole ha operato senza generare profitto.
Ma il nodo, secondo la proposta di legge, è soprattutto nella distribuzione del valore lungo la filiera. L’analisi Ismea richiamata nella relazione evidenzia che su 100 euro spesi dal consumatore, soltanto 6 euro restano agli agricoltori italiani. Alla trasformazione vanno 10,6 euro, mentre 28,6 euro sono destinati a commercio e trasporto. Una fotografia che, per i promotori, evidenzia lo squilibrio esistente tra chi sostiene direttamente i rischi della produzione e chi opera nelle successive fasi della filiera.

Da qui la proposta di introdurre il principio della giusta remunerazione, stabilendo che il prezzo riconosciuto alle produzioni non sia inferiore ai costi di produzione, sulla base di parametri oggettivi e verificabili. L’articolo 1 individua come riferimento i dati ufficiali Istat e quelli di altre istituzioni pubbliche.
Il meccanismo individuato dal testo passa attraverso protocolli d’intesa tra i diversi soggetti della filiera. Regione, organizzazioni rappresentative degli agricoltori, grande distribuzione organizzata e distribuzione organizzata sarebbero chiamate a costruire un rapporto più equilibrato, individuando criteri condivisi per la formazione e l’indicizzazione dei prezzi.
La proposta non si limita però alla questione economica. Nei protocolli viene previsto anche l‘impegno a valorizzare le produzioni marchigiane, rafforzandone la presenza nella rete commerciale regionale ed extraregionale, anche attraverso Dop, Igp, distretti del cibo e del biologico e altri marchi riconosciuti. Per le organizzazioni agricole viene inoltre indicata la necessità di favorire aggregazioni capaci di garantire forniture più costanti e di rispondere meglio alle esigenze della grande distribuzione.
Un ruolo importante viene assegnato proprio alla distribuzione. L’obiettivo è costruire un percorso comune per aumentare la presenza dei prodotti agroalimentari marchigiani nei punti vendita, anche fuori regione e sui mercati europei ed extraeuropei. Al tempo stesso, i protocolli dovrebbero definire principi condivisi per l’indicizzazione dei prezzi, con l’intento di garantire una remunerazione adeguata ai produttori senza rinunciare a un prezzo equo per il consumatore.
La Regione avrebbe invece funzioni di coordinamento, sostegno e vigilanza. Tra gli impegni previsti figurano la promozione degli accordi di filiera e delle organizzazioni dei produttori, il sostegno alla competitività delle aziende attraverso gli strumenti della Politica agricola comune e il rafforzamento dei controlli sulle filiere agroalimentari.
Particolare attenzione viene dedicata alle pratiche commerciali sleali. Il testo prevede che la Regione utilizzi tutti gli strumenti consentiti dalla normativa vigente per contrastarle e che le aziende responsabili di tali pratiche non siano ammesse alle misure di sostegno regionale. Un passaggio che punta a rafforzare la tutela delle imprese corrette e a rendere più trasparenti i rapporti tra i diversi protagonisti della filiera.
La discussione del 15 settembre rappresenterà quindi un passaggio decisivo per una proposta che prova a spostare il confronto dal semplice prezzo finale alla costruzione di un equilibrio complessivo della filiera. Il principio affermato dai promotori è che produrre cibo di qualità, garantire sicurezza e tracciabilità e mantenere vivo il tessuto agricolo regionale non possa prescindere dalla sostenibilità economica delle aziende.









