Suino della Marca, Baldi investe 2 milioni per creare la filiera

Il progetto conta oggi 1.242 capi e sei allevatori tra Marche e Umbria. Obiettivo 2.500-3.000 capi l’anno per generare valore economico sul territorio e innalzare qualità della materia prima, tracciabilità e benessere animale
Economia

Avevamo anticipato nei giorni scorsi il progetto di valorizzazione del Suino della Marca guidato da Impronta Verde, azienda dell’imprenditore Emiliano Baldi: un progetto che da recupero di un patrimonio genetico marchigiano ambiva a diventare una vera e propria piattaforma di filiera capace di collegare allevamento, ricerca, trasformazione e mercato. Ed i risultati si stanno concretizzando, grazie ai circa due milioni investiti nel sostenere lo sviluppo di questa filiera strutturata e progressivamente più ampia.

Emiliano Baldi

I numeri sono stati presentati a Jesi in occasione del convegno finale del progetto “Sperimentazione e Management del Suino della Marca”, finanziato dal PSR Marche 2014-2022. Il programma ha consentito di misurare in modo sistematico le performance produttive e alcune caratteristiche qualitative del tipo genetico, fornendo una base tecnica alla successiva fase di sviluppo industriale e commerciale.

1.242 capi e sei allevatori: la scala produttiva

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Alcuni capi del Suino della Marca

Come noto, il Suino della Marca nasce nel 2006 da un incrocio a tre vie e due livelli tra Cinta Senese, Large White Italiana e Duroc Italiano. Nel 2010 arriva il riconoscimento ministeriale e l’istituzione del registro anagrafico come ibrido rurale. Dopo alcuni anni di stasi, il progetto riparte nel 2022 per iniziativa privata di Impronta Verde, impresa agricola dell’imprenditore Baldi.

Al 31 agosto 2026 la consistenza complessiva del branco è di 1.242 capi: 992 negli allevamenti e circa 250 affidati a ingrassatori terzi con patto di riacquisto. I riproduttori sono 239, di cui 226 scrofe e scrofette e 13 verri; 270 sono i lattonzoli sotto scrofa, 483 i capi in ingrasso e 324 quelli pronti alla collocazione rilevati a inizio settembre. Gli allevatori oggi coinvolti sono sei, tre nelle Marche e tre in Umbria. Altri due entreranno con il nuovo Gruppo Operativo finanziato. Il ritmo produttivo è passato da 15 a 25 capi alla settimana, con un obiettivo di 100-120 capi al mese. A regime, con circa 220 scrofe, il progetto stima una capacità di 2.500-3.000 capi l’anno, con macellazione indicativamente a 175-180 kg e un’età minima di nove mesi.

Investimenti e un obiettivo di 30 partner

Per accompagnare il Suino della Marca dalla fase sperimentale a una dimensione di filiera, come detto Baldi ha investito finora circa 2 milioni di euro nel progetto, sostenendo lo sviluppo dell’allevamento, delle strutture e del modello produttivo. L’obiettivo è arrivare a una rete di circa 30 partner tra allevatori, ingrassatori e trasformatori, distribuendo sul territorio le diverse fasi della produzione e creando la massa critica necessaria per rendere la filiera stabile e sostenibile. A regime, il progetto può generare un impatto economico significativo già nella fase di allevamento. Assumendo come riferimento un capo di circa 200 kg e un valore di 3,50 euro per kg di peso vivo, il valore della produzione primaria è stimabile nell’ordine di 1,75-2,1 milioni di euro l’anno, oltre al valore aggiunto generato dalle successive attività di macellazione, lavorazione, trasformazione e commercializzazione.

La ricaduta sul territorio, tuttavia, non viene letta soltanto in termini economici. Il modello punta a qualificare la materia prima, garantire tracciabilità e standard produttivi condivisi, rafforzare il benessere animale e valorizzare un allevamento legato alle aree rurali e interne. La crescita della rete di partner è quindi funzionale non solo all’aumento dei volumi, ma alla costruzione di una filiera riconoscibile e controllata.

“Il nostro obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di capi – spiega Emiliano Baldi, amministratore delegato dell’azienda Baldi, da 60 anni attiva nel settore – ma creare una filiera che distribuisca valore sul territorio. Vogliamo arrivare a coinvolgere un network di partner affidabili tra allevatori, ingrassatori e trasformatori, costruendo un sistema nel quale crescita economica, qualità della materia prima e benessere animale procedano insieme”.

Una filiera per uscire dalla logica della commodity

Per Baldi la scelta ha una valenza industriale precisa: disporre di una materia prima riconoscibile e differenziata rispetto alle produzioni suinicole convenzionali, sulla quale costruire valore lungo la filiera. A questa dimensione si affiancano il benessere animale e il legame con il territorio: il modello si fonda su allevamento semi-brado e all’aperto e sulla valorizzazione di aree collinari e marginali, con l’obiettivo di mantenere sul territorio una quota maggiore del valore generato dalla produzione.

Consorzio, disciplinare e marchio collettivo per il salto di scala

La fase successiva riguarda la governance. Statuto e disciplinare del futuro Consorzio sono in bozza avanzata. L’impostazione prevede un Consorzio volontario con marchio collettivo e una struttura su due livelli: aziende moltiplicatrici, che detengono i riproduttori e applicano lo schema di selezione, e aziende commerciali, dedicate all’allevamento per la carne, con registro anagrafico e tracciabilità. Tra i parametri indicati nel disciplinare figurano età minima di nove mesi, peso di 175 kg, coscia superiore ai 15 kg e adesione al Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale. È previsto anche un servizio tecnico di controllo in campo. L’obiettivo è trasformare una produzione distintiva in una filiera regolata, replicabile e riconoscibile sul mercato.

“Il salto di scala non è alla portata di un’impresa sola – ha aggiunto Emiliano Baldi. I finanziamenti sono indispensabili, ma per trasformare un progetto in una filiera stabile servono anche regole comuni, massa critica e una capacità di commercializzazione condivisa”.

Dal Food Service alla Food Strategy

Per Baldi il Suino della Marca rientra in una strategia più ampia di evoluzione del proprio ruolo sul mercato: non soltanto distribuzione di prodotti per il Food Service, ma sviluppo di progetti, contenuti, consulenza e filiere capaci di generare valore per il cliente professionale. In questa prospettiva il Suino della Marca diventa una piattaforma che collega produzione agricola e domanda di mercato, con una prima traiettoria di sviluppo concentrata sul B2B e sui canali in grado di valorizzare origine, qualità gastronomica e identità territoriale.

La crescita richiederà tuttavia un sistema più ampio della singola azienda: maggiore coordinamento tra allevatori e trasformatori, capacità di macellazione regionale, strumenti finanziari e continuità nella ricerca. Il progetto punta così a trasformare un patrimonio genetico locale in una infrastruttura produttiva e commerciale per il comparto suinicolo marchigiano.

Tags: in evidenza, Suino della Marca, zootecnia

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