Saranno 113 le cantine marchigiane presenti alla 58ª edizione del Vinitaly, in programma a Verona da domenica a mercoledì della prossima settimana. Un numero leggermente superiore rispetto alle 111 dello scorso anno e un dato che conferma la compattezza e la centralità del comparto vitivinicolo regionale in uno degli appuntamenti strategici per la promozione sui mercati nazionali ed esteri.
La collettiva marchigiana sarà concentrata principalmente nel Padiglione 7, storico punto di riferimento per le aziende della regione, con la presenza delle principali istituzioni del settore, tra cui l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) e il Consorzio Vini Piceni. Un’edizione che arriva dopo un 2025 segnato da forti incertezze, in particolare legate ai dazi sul mercato statunitense, e che oggi si presenta come un momento di verifica e rilancio.
Tra mercati e margini, il nodo export resta centrale

Se lo scorso anno il tema dominante era rappresentato dall’impatto potenziale dei dazi USA, oggi il quadro appare più definito ma non privo di criticità.
«L’influenza non è stata positiva – spiega Michele Bernetti, presidente IMT – anche se la reazione immediata delle aziende è stata quella di continuare a presidiare il mercato, trovando accordi con gli importatori per salvaguardare i canali di vendita. C’è stato un rallentamento e si sono ridotti i margini».
Uno scenario che conferma quanto già emerso nel 2025: gli Stati Uniti restano un mercato strategico, ma più complesso da gestire. Allo stesso tempo, le imprese marchigiane stanno rafforzando la presenza su altri sbocchi internazionali. «Non va dimenticato che abbiamo mercati vicini e forti come Germania e Svizzera, ma anche Canada, Asia e Giappone. Questo non significa abbandonare gli USA, che restano fondamentali, ma gestirli con maggiore attenzione».
Produzione e biologico, stabilità dopo la crescita
Sul fronte interno, i numeri del comparto restano sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno: circa 14.000 aziende su 18.000 ettari vitati, con una produzione che negli ultimi anni si è attestata intorno agli 800.000 ettolitri e una forte incidenza delle denominazioni Dop e Igp.
Dopo la crescita registrata negli anni precedenti, il biologico mostra invece una fase di assestamento. «C’è stato un rallentamento – osserva Bernetti – dovuto anche alle difficoltà legate al cambiamento climatico e ad alcune politiche comunitarie. Le superfici restano comunque stabili e le Marche continuano a essere tra le regioni con la maggiore diffusione del biologico».
Nuovi disciplinari e identità territoriale
Tra le principali novità che verranno presentate nel corso di questa edizione emerge il lavoro sui disciplinari, che punta a rafforzare il legame tra vino e territorio.
«Si tratta di cambiamenti attesi da tempo – spiega Bernetti – in particolare per quanto riguarda Jesi e Matelica. Per Matelica sarà possibile utilizzare il solo nome del territorio anche senza il riferimento al Verdicchio nelle Do, mentre nei Castelli di Jesi questa possibilità sarà estesa anche a vini non riserva nella parte alta del territorio».
Un passaggio che segna un’evoluzione culturale oltre che normativa: «oggi c’è la consapevolezza che sia sempre più importante valorizzare il territorio di provenienza. Il vitigno può essere replicato altrove, ma il territorio no».
Sempre in quest’ottica si inserisce anche la presentazione ufficiale al Vinitaly della Docg Conero Rosato, ulteriore tassello nel percorso di qualificazione dell’offerta regionale.
Consumi e cambiamenti, il settore guarda avanti

Se sul fronte produttivo ed export si registrano segnali di tenuta, è sul lato dei consumi che emergono le maggiori criticità.
«Rispetto allo scorso anno è cambiato poco – sottolinea Simone Capecci, presidente del Consorzio Vini Piceni – il trend negativo continua, influenzato da diversi fattori: il cambiamento delle abitudini di consumo, il contesto economico, il ricambio generazionale e un clima generale di incertezza».
Una fase complessa che tuttavia ha contribuito ad aumentare la consapevolezza del settore: «Abbiamo capito che le cose non torneranno più come prima e che dobbiamo interrogarci su come rispondere a nuovi gusti e nuovi consumatori, senza però tradire le nostre radici».
Il calo dei consumi si manifesta in modo differenziato: «la vendita della bottiglia tiene, mentre il mercato del vino sfuso è in forte contrazione. C’è una flessione, ma non un crollo, e le aziende continuano a dimostrarsi reattive».
Il Vinitaly come momento di sintesi
In questo contesto, il Vinitaly si conferma un appuntamento centrale non solo per la promozione ma anche per il confronto. «È sempre un’occasione importante per dialogare con operatori italiani ed esteri – aggiunge Capecci – e per capire come il nostro lavoro possa evolversi e andare lontano».
Proprio a Verona il Consorzio Vini Piceni presenterà anche la sua nuova immagine, incentrata sul simbolo del picchio e sulle principali denominazioni del territorio, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il legame identitario. La presentazione avverrà domenica, all’interno di un ricco calendario di attività che verrà ufficializzato nei giorni che precedono l’apertura dell’ esposizione.









