È appena iniziata la campagna olearia 2026 nelle Marche e per parlare di bilanci è ancora presto. Le prime olive stanno arrivando nei frantoi e le indicazioni raccolte tra i produttori raccontano di un’annata che, almeno sul fronte della qualità, parte con buone premesse. La mosca dell’olivo è rimasta contenuta – o addirittura assente – grazie soprattutto all’estate asciutta, mentre le piogge degli ultimi giorni hanno dato beneficio alle piante.
Diverso il discorso per la quantità. La situazione cambia da territorio a territorio e soltanto con l’avanzare della raccolta sarà possibile avere un quadro più preciso. Anche la resa in olio, al momento, non appare particolarmente elevata. La raccolta è quindi soltanto alle prime battute. In provincia di Ancona e nel Fermano qualcuno ha già iniziato, mentre per la Cartoceto DOP il via ufficiale è fissato al 5 ottobre.
Parola ai produttori
In provincia di Ancona, Lorenzo Mosci, del frantoio F.lli Mosci di San Marcello, ha cominciato da pochi giorni la raccolta. «Abbiamo iniziato un po’ in anticipo rispetto allo scorso anno perché le olive sono belle, sane, ma non c’è da prendersi troppa fretta di raccoglierle».
Una situazione ben diversa da quella della scorsa campagna, quando la presenza della mosca aveva spinto molti olivicoltori ad anticipare le operazioni. Quest’anno, invece, l’estate asciutta ha limitato fortemente il problema. «La siccità ha fatto sì che non ci siano stati attacchi e le piogge di questi ultimi giorni hanno nutrito le piante», spiega Mosci.
Sul piano produttivo, però, il giudizio è più prudente: «complessivamente è una media campagna». Il freddo ha infatti condizionato la fioritura nella parte nord delle piante, con una conseguente minore presenza di olive.
Anche nel Fermano la raccolta è iniziata in alcune aziende. Massimo Serena, produttore e presidente di Agriturist Marche, parla di una produzione complessivamente discreta, con alcune zone penalizzate dalla grandine. Anche qui la mosca non ha creato particolari problemi, mentre si è registrata qualche criticità legata alla lebbra dell’olivo, soprattutto sull’Ascolana, varietà particolarmente sensibile.
«La resa in olio è bassa», osserva Serena. Nel Fermano si partirà con l’Ascolana per poi passare alle varietà da olio e saranno quindi le prossime settimane a dire qualcosa di più preciso sul risultato della campagna.
Più positivo il quadro che arriva dalla Cartoceto DOP. Per Bruno Alessandri, del Consorzio di tutela, quella in corso è «un’annata dal punto di vista della quantità medio-alta e dal punto di vista della qualità eccezionale».
Le piante, spiega Alessandri, sono molto cariche e non si sono registrati attacchi di mosca, tanto che «non è stato necessario fare alcun trattamento». La maturazione è leggermente più indietro rispetto allo scorso anno, ma le recenti piogge sono state «un toccasana».
Nel territorio della Dop la raccolta partirà ufficialmente il 5 ottobre. Non c’è quindi particolare fretta di intervenire e l’obiettivo è arrivare alla molitura nel momento più opportuno. «Speriamo di fare un buon olio dopo un anno passato che è stato piuttosto scarso», aggiunge Alessandri.
Un olio Made in Italy da raccontare
Se per quantità e rese bisognerà attendere le prime settimane di raccolta e molitura, per Serena la campagna riporta al centro anche un tema più generale: il valore dell’olio italiano e la sua capacità di
essere riconosciuto dal consumatore.
«Serve più tutela per i nazionali, che vanno difesi rispetto agli oli di importazione», sostiene, evidenziando anche un problema di percezione del prodotto. L’olio, secondo Serena, dovrebbe essere raccontato non soltanto come un condimento, ma come un alimento e come un elemento capace di rappresentare il territorio.
Da qui anche la possibilità di sviluppare maggiormente l’oleoturismo. «Arrivano turisti interessati a conoscere come facciamo l’olio, dalla raccolta alla spremitura», racconta. Un interesse che potrebbe trasformarsi in una vera opportunità per le aziende, a condizione di riuscire a spiegare meglio il lavoro e il valore che stanno dietro al prodotto. «Dobbiamo spiegare ai turisti perché un olio costa in quel modo», aggiunge. Raccolta, molitura, varietà e caratteristiche territoriali possono così diventare parte di un’esperienza che affianchi la vendita del prodotto alla conoscenza del territorio.
Per ora, però, il campo resta il punto di partenza. La raccolta è appena cominciata e sarà la molitura a dire quanto olio riusciranno a produrre le olive di questa annata. Le prime indicazioni parlano di un prodotto sano e di buona qualità, mentre quantità e rese restano ancora da definire.









