Agricoltura nelle Marche: infortuni in calo, ma resta alta l’allerta

L'ultimo bilancio Inail segna una flessione dell'11,6% nei campi marchigiani. Ma persistono i rischi legati ai macchinari e all'età avanzata degli operatori
Attualità

Il rinvio del bando Ismea per l’ammodernamento dei trattori finalizzato ad inserire dispositivi di protezione per l’operatore (nuovo termine ultimo il 15 dicembre), ci offre  lo spunto per una panoramica sul tema della sicurezza nell’agricoltura marchigiana. Tema sul quale si torna a respirare un cauto ottimismo.

L’ultimo bilancio annuale consolidato dell’INAIL e le analisi regionali diffuse dalle parti sociali fotografano una situazione in evoluzione per il settore primario della regione, segnato da un dato in controtendenza rispetto ad altri comparti produttivi: le denunce di infortunio in agricoltura hanno fatto registrare nel corso del 2025 un calo significativo, stimato intorno all’11,64% rispetto al periodo precedente. Una flessione importante che sembra premiare, almeno in parte, la maggiore attenzione alla prevenzione e l’utilizzo dei fondi per l’ammodernamento tecnologico dei mezzi agricoli.

Tuttavia, analizzare i numeri con il rigore richiesto dal giornalismo d’inchiesta impone di andare oltre la superficie della percentuale positiva. Il raffronto con il passato e con i trend storici mostra che i pericoli tradizionali continuano a pesare come un macigno sulla vita di chi lavora la terra. Il profilo dell’infortunato tipo nelle campagne marchigiane ricalca fedelmente le fragilità strutturali del settore: si tratta prevalentemente di lavoratori di sesso maschile e, soprattutto, di una fascia anagrafica matura, spesso oltre i cinquant’anni, a conferma di un progressivo invecchiamento della forza lavoro attiva nei campi e della persistenza dell’attività anche oltre i normali requisiti pensionistici.

A questo si affianca il capitolo delle malattie professionali, che nel comparto agricolo marchigiano continuano a far registrare una leggera ma costante crescita (+1,02%). Si tratta per lo più di patologie del sistema osteomuscolare – artrosi, ernie e traumi da sovraccarico – figlie della movimentazione manuale dei carichi pesanti, di posture faticose mantenute per ore e della ripetitività intrinseca di molte mansioni colturali. Dinamiche che mettono direttamente sotto accusa l’organizzazione del lavoro e la qualità della protezione ergonomica aziendale.

Se il numero complessivo degli incidenti “classici” legati alla lavorazione diretta del fondo rustico si contrae, resta centrale l’ombra dei rischi storici legati alla meccanizzazione. Il ribaltamento dei trattori sui terreni collinari e scoscesi tipici del territorio marchigiano, insieme alle cadute dall’alto e agli scivolamenti, continuano a rappresentare le cause principali di gravità nei campi. L’esigenza primaria, ribadita a più riprese dai sindacati e dagli enti di controllo, è quella di trasformare la sicurezza da mero adempimento burocratico a cultura d’impresa diffusa, intensificando i controlli e offrendo una formazione costante, affinché la ripresa registrata nelle statistiche si traduca in una protezione reale e permanente per ogni lavoratore della terra.

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