“Con l’obiettivo principale di supportare gli agricoltori in una stagione segnata da siccità e rincari, il Consorzio ha avviato una rateizzazione degli importi dovuti per la fornitura irrigua”. Questo il tenore delle comunicazioni diffuse su stampa e social negli ultimi giorni, con le quali il Consorzio di Bonifica delle Marche ha annunciato la possibilità di dilazionare gli avvisi di pagamento giunti durante l’estate a centinaia di aziende. Un riconoscimento di una situazione di crisi tale da indurre, anche con il benestare della Regione che per prima aveva minimizzato l’accaduto, l’adozione di misure straordinarie.
Tralasciando la retorica dei comunicati ufficiali, però, la realtà che si cela dietro questa operazione è ben diversa e assai meno generosa. Più che di un’iniziativa benefica o di un ripensamento politico di fronte alle difficoltà del comparto, si tratta di una sapiente operazione di maquillage d’immagine. Un tentativo, anche un pochino impacciato, di trasformare in un gesto di vicinanza quello che, a tutti gli effetti, è un dovere amministrativo standard già codificato dal regolamento dell’Ente.

Il goffo epilogo di una vicenda avviata male gestita ancor peggio. Se in prima battuta il Consorzio di Bonifica aveva deliberato aumenti spropositati a carico dei consorziati (soprattutto della Val Musone), sperando che la manovra passasse sotto silenzio o venisse riassorbita senza troppi scossoni dalle aziende agricole, il modo in cui l’intera operazione è stata gestita poi si è rivelato ancor più imbarazzante.
Di fronte alla montante polemica, e al comprensibile imbarazzo delle istituzioni regionali che si sono limitate a difendere i rincari, la dirigenza dell’Ente ha dapprima cercato di arrampicarsi sugli specchi, anche scaricando le cause degli aumenti su altri (Regione in primis), fornendo giustificazioni tecniche e motivazioni di vario genere. Incalzato dalla situazione di crisi, poi, ha estratto dal cilindro il coniglio della “rateizzazione d’emergenza”.
Ciò che la propaganda evita accuratamente di specificare, però, è che la facoltà di dilazionare il pagamento non rappresenta affatto una magnanima concessione rilasciata da un “monarca illuminato” per venire incontro alla disperazione degli agricoltori. Si tratta, molto più banalmente, di una procedura attiva e praticabile già da diversi anni: qualunque consorziato in difficoltà ha sempre avuto il diritto di richiedere un piano di rateizzazione formalizzando un semplice accordo con l’ufficio legale del Consorzio.
A riprova di come non vi sia nulla di eccezionale o straordinario nella misura sbandierata è sufficiente contattare il call center preposto, cosa fatta da Marche Agricole. Risposta alla mano, gli stessi operatori confermano con estrema naturalezza ciò che altri cercano di vendere come un intervento straordinario: la dilazione degli importi segue le medesime logiche e prassi concordate da tempo previo coinvolgimento dell’ufficio legale, senza alcuna reale novità procedurale o beneficio aggiuntivo ideato ex novo per questa crisi.
Vendere un diritto preesistente e ordinario come un gesto di straordinaria sensibilità istituzionale è un’operazione che, all’atto pratico, ha come unico risultato offendere l’intelligenza degli agricoltori senza intervenire minimamente sul problema. I rincari restano sproporzionati e continuano a pesare come un macigno sulle imprese del territorio. L’ennesima triste pagina di una storia già nota.









