L’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e la transizione 4.0 restano leve strategiche fondamentali per rendere anche il settore agricolo più efficiente, sostenibile e competitivo. Fattori talmente tanto decisivi da alimentare quanto previsto dall’art. 1, comma 459, Legge n. 199/2025 in tema di Industria 4.0.
Una misura attesa da mesi sul cui stato di avanzamento (decreti attuativi) ha recentemente relazionato il sottosegretario La Pietra in commissione alla Camera. Sulla carta, la misura si presenta appetibile: un credito d’imposta pari al 40% del costo sostenuto per investimenti (coerenti con la ratio della norma) in beni materiali e immateriali 4.0, effettuati dal 1° gennaio 2026 al 28 settembre 2028, per tetti d’investimento fino a un milione di euro.
Analizzando le cifre, però, ci si trova davanti a un vero e proprio paradosso. A fronte di un’aliquota importante del 40% su progetti che possono raggiungere il milione di euro, la dotazione finanziaria complessiva stanziata a livello nazionale è di appena 2,1 milioni di euro all’anno. Si tratta di risorse palesemente esigue, del tutto insufficienti a coprire anche solo una minima frazione delle richieste della platea di imprese potenzialmente interessate. È sufficiente che una manciata di aziende utilizzi appieno il plafond massimo per azzerare i fondi a disposizione per l’intero Paese.

A questa ristrettezza economica si aggiungono, inoltre, i ritardi burocratici. A quasi nove mesi dall’avvio della finestra agevolabile, il decreto attuativo da parte del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) non è stato ancora pubblicato, pur essendo in fase di “concertazione avanzata”.
Per quanto ad ora noto l’inquadramento operativo vedrà il GSE nel ruolo di soggetto gestore, verosimilmente mediante una piattaforma telematica per la prenotazione delle risorse. Molto probabile l’introduzione della procedura del c.d. click day, tutt’altro che cara agli addetti del settore.
Il Sottosegretario ha, poi, dichiarato di aver già avviato interlocuzioni per verificare un possibile rifinanziamento della misura. Un passaggio che appare improrogabile: se non si interverrà tempestivamente per incrementare la dotazione finanziaria, questo credito d’imposta rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento teorico, tanto condivisibile negli intenti quanto del tutto inutile nella pratica.
Nell’attesa che il Decreto veda concretamente applicazione (con una aggiornata ed adeguata dotazione finanziaria) per le aziende agricole intenzionate a investire potrà essere opportuno verificare preliminarmente la corrispondenza dei beni ai requisiti tecnici ed assicurarsi che le fatture, per quanto già acquistato, riportino i giusti riferimenti normativi così da evitare bocciature preventive.









