Terreni agricoli, cosa fare quando gli eredi litigano

Alla morte del proprietario si apre la fase della comunione ereditaria. Ecco perché è importante anticipare il tema della divisione dei beni
Il Notaio in Campagna
di Enrico Maria Mazzieri

Nei precedenti articoli abbiamo visto cosa accade quando un terreno agricolo viene ereditato da più persone e quali strumenti possono essere utilizzati per pianificare il passaggio generazionale. Nella pratica, però, esiste una situazione molto frequente, che merita un approfondimento specifico: quella della comunione ereditaria.

Molti agricoltori la conoscono bene. Muore il proprietario di un fondo, gli eredi diventano due, tre o quattro e, improvvisamente, un terreno che per anni è stato gestito da una sola persona si ritrova nelle mani di più soggetti, spesso con esigenze e obiettivi differenti.

È in questo momento che possono nascere incomprensioni, tensioni e, nei casi peggiori, vere e proprie controversie familiari.

Cos’è la comunione ereditaria

Quando una persona muore lasciando più eredi, il patrimonio non viene automaticamente diviso. Infatti, fino a quando non viene effettuata la divisione ereditaria, tutti i beni appartenuti al defunto entrano in una situazione di comproprietà chiamata comunione ereditaria pro indiviso.

Questo significa che ogni erede possiede una quota ideale dell’intero patrimonio (un pezzettino di ogni bene, per intenderci), ma nessuno è proprietario esclusivo di uno specifico bene.

Se, ad esempio, un agricoltore lascia ai tre figli un terreno di nove ettari, ciascuno erediterà un terzo dell’intero fondo, ma nessuno potrà dire di essere proprietario esclusivo di tre ettari determinati, i quali, pertanto, non potranno essere alienati singolarmente.

Quando iniziano i problemi

Finché gli eredi sono d’accordo, la comunione ereditaria può funzionare senza particolari difficoltà.  problemi iniziano quando emergono interessi diversi. Può accadere che uno degli eredi voglia continuare a coltivare il fondo, mentre un altro preferisca venderlo; oppure che uno sostenga le spese di manutenzione e gli altri no; o, ancora, che alcuni eredi vivano lontano e non abbiano alcun interesse per la gestione del patrimonio agricolo.

Situazioni del genere sono molto comuni nelle campagne marchigiane e rappresentano una delle principali cause di immobilismo e perdita di valore dei patrimoni agricoli.

Il coerede che coltiva il fondo

Un caso particolarmente frequente è quello del figlio che ha sempre lavorato nell’azienda agricola di famiglia. Dopo la morte del genitore, spesso continua a coltivare il terreno come ha sempre fatto, investendo tempo e risorse economiche. Tuttavia, è bene ricordare che, fino alla divisione, il terreno appartiene a tutti gli eredi. Il coerede che conduce il fondo non può considerarsi proprietario esclusivo del bene e deve tenere conto dei diritti degli altri partecipanti alla comunione.

Proprio per questo motivo è opportuno regolare con chiarezza i rapporti tra coeredi, evitando che il trascorrere del tempo alimenti incomprensioni e rivendicazioni.

Si può uscire dalla comunione?

La risposta è sì. Anzi, il nostro ordinamento considera la comunione ereditaria una situazione normalmente temporanea ed il legislatore guarda con sfavore al patto di indivisibilità. Ogni coerede ha infatti il diritto di chiedere la divisione dei beni ereditari. La soluzione migliore è quasi sempre quella consensuale: gli eredi possono accordarsi per attribuire il terreno a uno di loro, prevedendo eventuali conguagli economici a favore degli altri.

In questo modo si evita la frammentazione del fondo e si garantisce continuità all’attività agricola.

Quando manca l’accordo

Se gli eredi non riescono a trovare un’intesa, ciascuno di essi può rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere la divisione. Si tratta però di una strada che raramente rappresenta la soluzione ideale. I procedimenti divisionali possono essere lunghi, costosi e spesso finiscono per deteriorare definitivamente i rapporti familiari. Inoltre, quando il terreno non è comodamente divisibile, il giudice potrebbe disporne la vendita e la successiva ripartizione del ricavato tra gli eredi. Un esito che, nella maggior parte dei casi, nessuno desidera davvero.

Dal punto di vista agricolo, la comunione ereditaria presenta un ulteriore problema. La divisione fisica dei terreni può compromettere l’efficienza dell’azienda, riducendone la produttività e rendendo più difficili gli investimenti futuri. Per questo motivo è spesso preferibile mantenere unitario il compendio agricolo, individuando soluzioni che consentano a uno degli eredi di proseguire l’attività senza penalizzare gli altri. La continuità aziendale rappresenta infatti un valore non solo economico, ma anche sociale e familiare.

Programmare per tempo conviene

Molte delle controversie che sorgono dopo una successione potrebbero essere evitate attraverso una corretta pianificazione. Testamenti, donazioni, patti di famiglia e altri strumenti consentono di organizzare il passaggio generazionale in modo più ordinato, riducendo il rischio di conflitti futuri, nonché ad evitare la comunione ereditaria: il de cuius, attraverso le disposizioni testamentarie, può attribuire direttamente i fondi agli eredi o legatari, impendendone l’ingresso in comunione.

Nel settore agricolo questo aspetto assume un’importanza ancora maggiore, perché la terra non è soltanto un bene patrimoniale, ma spesso il risultato del lavoro di più generazioni.

Conclusioni

La comunione ereditaria è una fase naturale della successione, ma non dovrebbe trasformarsi in una situazione permanente. Quando gli eredi riescono a dialogare e a trovare un accordo, è possibile preservare il patrimonio, mantenere l’unità dell’azienda agricola e tutelare i rapporti familiari.

Quando, invece, prevalgono le divisioni, il rischio è quello di perdere non soltanto valore economico, ma anche una parte importante della storia familiare costruita attorno alla terra. Per questo motivo, soprattutto in ambito agricolo, affrontare tempestivamente il tema della divisione ereditaria rappresenta spesso la scelta più saggia.

 

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