Con le semine primaverili torna la dannazione dei piccioni

Colture danneggiate dai volatili, con la burocrazia a frenare le misure di contrasto
Attualità
di Alberto Maria Alessandrini

Iniziano le semine primaverili e, come ogni anno, ritornano i problemi legati alla proliferazione dei piccioni. Decine di migliaia di animali che, in ogni angolo della regione, arrecano danni alle colture nonostante alcuni strumenti che, in teoria, avrebbero dovuto contenere il fenomeno, andando ad aggravare una situazione economica già molto tesa.

Michele Pirani

A tal proposito è netta la protesta di Michele Pirani, agricoltore e contoterzista di Osimo: “Negli scorsi giorni in un campo che coltivo di circa 5 ettari di ceci, abbiamo contato diverse centinaia di piccioni. Sulla carta ci sarebbero pure alcuni strumenti per contrastarli, ma sulla loro efficacia la questione è ben diversa. Già tutta la burocrazia che viene imposta per gli abbattimenti è di per sé un ostacolo… non basta avere una regolare licenza di caccia, serve frequentare un corso, poi fare le prescritte domande ed aspettare un tot di ore. Oltre a ciò, ci sta una questione molto pratica, spesso anche volendo, non ci sono le distanze minime dalle case per poter sparare, le zone con centinaia di metri liberi in grado di mantenere le ovvie distanze di sicurezza dagli immobili non sono poi molte.”

Problemi causati da piccioni ma non solo, anche specie da sempre cacciabili, ma con calendari venatori specifici sono ormai in netto aumento. Primo fra tutti, il colombaccio, uccello ormai stanziale che si riproduce in gran numero sul territorio regionale che arreca non pochi danni alle colture.

Una frustrazione che si riverbera anche nel complesso rapporto che vi è fra questo problema e l’opzione pubblica. “Mi rendo conto che chiedere gli abbattimenti di questi animali sia impopolare, eppure si tratta di un problema che si abbatte sul mondo agricolo ma sul quale pretendono di dire la loro soggetti che non hanno la benché minima idea di cosa voglia dire vivere le zone rurali e svolgere questo lavoro – continua Pirani – . Anche per questo motivo non mi meraviglio che le risposte adottate dai comuni siano spesso blande, ci sono alcune realtà dove anziché abbattere i piccioni catturati dalle gabbia vengono liberati a qualche km di distanza, ignorando che tempo qualche ora e gli animali sono di nuovo sui campi a fare danni.”

alessandro-bettini
Alessandro Bettini

Sulla stessa linea Alessandro Bettini, direttore di Confagricoltura Ancona, che ricorda: “Ciò che spesso sfugge ai più è il fatto che molti problemi apparentemente di minore entità, sommati fra loro in un contesto già di profonda difficoltà, possono determinare l’abbandono di alcune colture (ad esempio il girasole) se non addirittura la chiusura delle aziende. Prezzi dei cereali bassi, costi di carburante e concimi alle stelle, burocrazia opprimente sono emergenze ormai strutturali, se a queste aggiungiamo anche i danni della fauna la situazione corre il rischio di diventare esplosiva.”

Una problematica nota la cui gestione, però, è spesso demandata al volontariato come ricorda lo stesso Bettini: “L’attività di controllo è, di fatto, affidata unicamente a cacciatori ed agricoltori volontari muniti di apposito titolo, dove non ci sono questi manca il coordinamento ed anche i pochi strumenti di controllo non vengono applicati. Non tutti gli Atc, ad esempio, hanno organizzato i corsi per gli abbattimenti e le operazioni di cattura o prelievo andrebbero istituzionalizzate. Anche nell’ottica del risparmio di risorse pubbliche sarebbe da comprendere se convenga, per le casse regionali e degli Atc, risarcire i danni oppure strutturare un meccanismo professionale di contenimento e gestione del prelievo che tali danni li prevenga.”

Tags: in evidenza, piccioni, semine primaverili

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