Cresce il dibattito circa la reale pericolosità dei lupi e la capacità di affrontare tale convivenza da parte delle istituzioni. Quello che fino a qualche anno fa veniva derubricato a problematica da addetti ai lavori (allevatori ed agricoltori spesso accusati di non essere in grado di fronteggiare un problema ritenuto quasi inesistente) oggi è sempre più una questione di ordine pubblico. La proliferazione incontrollata della specie, infatti, ha favorito la comparsa di lupi c.d. “urbanizzati” e “confidenti”, che non temono l’uomo e arrivano ad aggredire direttamente le persone nei centri abitati e nei parchi pubblici.
Gli ultimi avvenimenti hanno spazzato via ogni rassicurazione di maniera. Durante la sola settimana di Ferragosto 2026 si sono verificate ben tre aggressioni predatorie ai danni di bambini in Puglia (a Noicattaro, dove i minori aggrediti sono stati ben nel corso dell’estate). A questo si aggiunge l’episodio di luglio 2026 in Umbria, ad Arrone, dove una bambina di soli 4 anni è stata aggredita in un parco giochi, dopo cena, di fronte a decine di persone.
Non casi isolati ma solo i più recenti di una sequenza impressionante che dura da anni: nel 2024, ad esempio, a Casalbordino (Chieti) furono aggredite prima una bambina in un parco ad agosto poi un adulto a settembre. Ancor prima, nel 2023, a Vasto un altro lupo ferì ben otto persone. Più di recente, nel settembre 2025, a Roma (in una area residenziale e densamente popolata) fu attaccato un altro bambino di 4 anni di sera in un parco giochi così come nello stesso anno ad Agnone (Isernia) fu ferita in pieno centro da un altro esemplare una ragazza di 16 anni.
Tutte situazioni reali, certificate da Ispra (la massima autorità in materia) che ha censito negli ultimi anni decine di attacchi documentati dal DNA, ed il fenomeno reale sembrerebbe essere ancora più vasto.
I fatti, poi, dimostrano come la cattura dei lupi che attaccano le persone e reiterano le aggressioni sia un mezzo di rimozione del tutto aleatorio, inefficace e lento. Si organizzano task force costose (come sta avvenendo in Puglia), si posizionano fototrappole e gabbie per settimane o mesi, lasciando nel frattempo la popolazione esposta a tutti i pericoli del caso.
Le istituzioni che, per puro opportunismo politico e per strizzare l’occhio al “sentimentalismo animalista” dell’elettorato urbano, optano per la cattura invece che per l’abbattimento, non solo espongono a pericoli ulteriori una popolazione già colpita ma violano i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, che pongono la tutela della vita e dell’incolumità umana al di sopra di ogni altra considerazione.
Come se non bastasse, poi, è opportuno ricordare che il Canis lupus è stata ormai declassata a livello europeo da specie “rigorosamente protetta” a “protezione semplice”. Tale scelta prende atto del forte incremento numerico (il lupo è ormai in sovrannumero ovunque in Italia) e rende evidente come l’abbattimento di qualche esemplare problematico e pericoloso non rappresenti assolutamente un danno per la conservazione della specie. Anzi sono gli stessi enti scientifici di ricerca a certificarlo.
In questo contesto di sovrappopolazione, il valore naturalistico di un singolo esemplare aggressivo o confidente è nullo o addirittura negativo, in quanto danneggia l’equilibrio ecologico, compromette la biodiversità e distrugge l’accettazione sociale della fauna selvatica da parte delle comunità locali, aspetto quest’ultimo fondamentale per far si che la convivenza uomo animale si realizzi davvero.
È necessario, ormai, superare le barriere ideologiche e applicare con fermezza piani di contenimento e abbattimento selettivo diretto degli esemplari problematici e confidenti e per fare ciò è quanto mai necessario che le istituzioni smettano di blandire sentimenti animalisti ed antiscientifici.
Quanto fatto dalla Regione Marche, su iniziativa dell’assessore Giacomo Bugaro, con il nuovo Piano di controllo e monitoraggio è un primo importante passo, ma stante la recente escalation potrebbe non essere ancora sufficiente. Perché se la predazione di qualche capo di bestiame era un problema prima di tutto economico, oltre che emotivo, per gli allevatori colpiti ora le aggressioni a persone e bambini diventano una questione di ordine pubblico sulla quale qualsiasi amministratore pubblico ha l’obbligo di intervenire con fermezza e pragmatismo.
La presenza del lupo, come di qualsiasi altra specie, ha un valore inestimabile per l’intero equilibrio ecologico di un territorio, ma ciò non vuol dire restare immobili e negare l’evidenza di un problema, l’aumento delle aggressioni, che può diventare ancora più serio se non gestito.









