Nuovo volto per il Consorzio Vini Piceni con l’obiettivo di valorizzare al meglio e raccontare le cinque denominazioni tutelate. Lo ha presentato Simone Capecci, presidente del Consorzio insieme a Gabriele Tosi, direttore creativo di Tosi Branding Studio, agenzia specializzata nella comunicazione del settore vitivinicolo.
Il picchio: la nuova quanto antica identità per il Piceno

La nuova immagine segna un cambio di passo: il precedente simbolo del consorzio lascia spazio al picchio, animale fortemente identitario del territorio piceno. Una scelta che, come spiegato, non vuole creare una cesura con il passato, ma segnarne una nuova evoluzione, che parte proprio dalle radici identitarie del territorio.
A illustrare le ragioni del cambiamento, è stato il presidente del Consorzio Vini Piceni, Simone Capecci, che ha sottolineato come tale scelta nasca dall’esigenza di tutelare e valorizzare le denominazioni in un contesto vitivinicolo in continua evoluzione.
«Nel mondo del vino, segnato da cambiamento climatico, trasformazioni dei consumi e nuove abitudini, abbiamo sentito il bisogno di migliorare senza perdere identità e integrità – ha spiegato -. Il picchio è un simbolo profondamente legato al Piceno, capace di evocare immediatamente il territorio e i suoi vini. L’obiettivo è costruire unicità e riconoscibilità, trasformando la comunicazione in uno strumento narrativo forte e coerente».
Il riferimento simbolico richiama anche le origini storiche del territorio piceno, dove, secondo la tradizione, il picchio guidò i sabini nella fondazione della civiltà locale, diventando emblema di identità e appartenenza.
La nuova immagine si inserisce in un contesto più ampio di narrazione territoriale, ha spiegato Tosi: il passaggio dal vecchio simbolo al picchio “rappresenta una nuova fase della comunicazione, in cui il vino diventa strumento narrativo di un territorio e delle sue storie”.
“Il Piceno – ha aggiunto – è un’eccellenza ancora poco conosciuta al di fuori dei confini regionali, con un’identità percepita come sfocata e non sempre immediatamente collocabile nel panorama enologico italiano. Da qui l’obiettivo del progetto: trasformare questa debolezza in un punto di forza”.
Nasce così il concept di “hidden excellence”, l’eccellenza nascosta, che punta a valorizzare il territorio attraverso il fascino della scoperta e dell’esclusività, offrendo al consumatore l’idea di un’esperienza autentica e non scontata rispetto alle aree vinicole più note.
Il progetto creativo e la narrazione del territorio
Il nuovo logo nasce da un lavoro di analisi del territorio e dei suoi simboli. “Il picchio è stato scelto per le sue caratteristiche di tenacia e perseveranza – ha continuato Tosi – mentre elementi come le torri del territorio ascolano entrano a far parte del linguaggio visivo, a rappresentare il paesaggio e la sua identità storica”.
La narrazione si sviluppa attorno a più elementi: le piazze, le persone, i produttori, i consumatori, i piatti tipici e il paesaggio. In questo scenario ed accanto a tali “personaggi”, il vino diventa “l’attore principale di un racconto collettivo che mette in scena la cultura del territorio”.
Le “bottiglie ambasciatrici”
Tra le innovazioni presentate anche il progetto delle “bottiglie ambasciatrici”: vini che riportano esclusivamente il nome della denominazione, ma senza indicazione di alcun produttore, con l’obiettivo di rappresentare le circa 60 aziende del Consorzio e promuovere le diverse denominazioni sui mercati internazionali.
Si tratta di bottiglie simboliche, pensate per viaggiare nel mondo come ambasciatrici del Piceno e delle sue eccellenze.
Accanto a questo, è stato anche annunciato lo sviluppo del nuovo sito web del Consorzio costruito in chiave editoriale e concepito non solo come spazio istituzionale ma come vero e proprio web magazine dedicato a storie, contenuti e approfondimenti sul territorio, con lancio previsto nelle prossime settimane.
«Il picchio deve identificare il Piceno – ha affermato il presidente Capecci -. Abbiamo alcuni limiti in termini di riconoscibilità e dobbiamo fare chiarezza sulle denominazioni per portare valore aggiunto. Il nostro obiettivo, perseguito anche con questa nuova immagine, è superare la logica dei singoli campanili e affermare un’identità territoriale forte e condivisa».
Un percorso che punta a consolidare il ruolo del Piceno nel sistema vitivinicolo marchigiano, trasformando la frammentazione in una visione comune e rafforzando la competitività sui mercati internazionali.









