Dopo il raccolto quasi azzerato dello scorso anno, la visciola di Cantiano torna a dare segnali incoraggianti. Nell’azienda agricola di Paola Poveromo, agricoltrice custode della biodiversità, la raccolta ha raggiunto quest’anno circa un quintale di prodotto. Una quantità decisamente superiore ai pochi chili del 2025, anche se la fioritura non ha garantito un’allegagione abbondante. L’annata ha riservato inoltre una scoperta importante per la conservazione di questo frutto tradizionale: il riconoscimento di due esemplari appartenenti geneticamente alla varietà storica di Cantiano, individuati grazie al lavoro degli agronomi della Regione Marche.

«La fioritura ha legato poco, ma le visciole erano comunque buone», racconta Poveromo. La distribuzione dei frutti non è stata uniforme: la produzione è risultata maggiore nelle zone in direzione di Pergola, mentre nelle aree ai piedi del monte le piante hanno prodotto meno. In alcune di queste zone, tuttavia, i frutti sono rimasti sulle piante più a lungo, arrivando a mantenersi fino a giugno. Il confronto con il 2025, quando su circa 150 piante erano stati raccolti appena cinque chili di visciole, restituisce un quadro migliore, pur confermando quanto la produzione sia legata alle condizioni dell’annata.
Il ritrovamento delle visciole storiche
La notizia più significativa riguarda però il patrimonio genetico della varietà. Poveromo e la sua famiglia, impegnate nella conservazione delle piante e delle tradizioni produttive locali, ritenevano che uno degli esemplari presenti nel frutteto fosse tra i più antichi. Le verifiche degli agronomi regionali hanno invece permesso di individuare due piante riconducibili geneticamente alla visciola storica di Cantiano, in un appezzamento interessato dall’alluvione.
Gli esemplari sono riusciti a superare gli effetti dell’evento senza subire danni tali da comprometterne la sopravvivenza. La sabbia e gli spostamenti del terreno avevano colpito altre piante della zona, mentre in questo caso le radici hanno continuato a svolgere la propria funzione. I due esemplari sono stati catalogati come appartenenti alla varietà storica, un risultato importante per un territorio in cui la conservazione della biodiversità passa anche attraverso la ricerca e il recupero delle varietà frutticole locali.
Il lavoro di tutela non si ferma alla visciola. L’azienda vuole recuperare anche la ciliegia ocula, altra varietà tradizionale di Cantiano, riconoscibile per il colore più chiaro e la caratteristica protuberanza simile a un becco. Un frutto meno adatto alla conservazione, ma il cui recupero risponde soprattutto all’esigenza di evitare che scompaia dal patrimonio agricolo del territorio.
Un’identità che si costruisce anche sul mercato

Accanto alla conservazione delle piante, cresce l’impegno per far conoscere la visciola di Cantiano e i prodotti che se ne ricavano. La presenza sul mercato resta legata anche alle lavorazioni artigianali, come gli sciroppi e le marmellate realizzati secondo le ricette tradizionali. Ma si stanno aprendo nuove opportunità: l’azienda fornisce ad esempio visciole a una gelateria in Abruzzo per la produzione di gelato e marmellate destinate anche a strutture alberghiere in Trentino.
A contribuire alla notorietà del frutto è anche l’attenzione verso il Visner, il vino di visciola tipico dell’area di Pergola. La crescita di interesse intorno a questa produzione sta aiutando a portare l’attenzione anche sulla materia prima e sulle sue caratteristiche. Lo scorso anno il vino di visciola dell’azienda Poveromo ha partecipato al concorso organizzato a San Paolo di Jesi nell’ambito della festa dedicata al prodotto, ottenendo il secondo posto: un risultato che, per l’agricoltrice custode, rappresenta anche una conferma della qualità delle visciole utilizzate.
Prosegue intanto il percorso di riconoscimento e valorizzazione del prodotto, con l’obiettivo prossimo di entrare nell’Atlante del gusto. Un cammino graduale, che affianca alla promozione commerciale il recupero delle varietà storiche e la trasmissione delle conoscenze legate alla coltivazione e alla trasformazione. «È un prodotto che sta costruendo la sua identità», conclude Poveromo. Un lavoro che richiede tempo e continuità, sostenuto dalla volontà di preservare un frutto legato al territorio di Cantiano e alla sua storia agricola.









