Buona anche la terza. Altri due lotti della cooperativa Terre Cortesi-Moncaro sono stati aggiudicati alla terza asta sulla piattaforma Gobidreal, chiusa ieri a mezzogiorno. Cambiano proprietà e tornano a vivere due luoghi simbolici: il ristorante, un tempo insegna Le Busche, e la splendida bottaia custodita nelle cantine. Un dettaglio che ha quasi il sapore di un presagio: sono spazi che chiedono di tornare a riempirsi di vita, di lavoro, di vino.

Tutto questo accade proprio nei giorni in cui è partita una raffica di atti di responsabilità nei confronti di chi, nel tempo, ha avuto un ruolo negli organi amministrativi della cooperativa, compresi i consiglieri dei cda più lontani. Atti notificati anche al consigliere Federica Morricone, socio abruzzese e ex proprietaria di Villa Medoro, al quale il Tribunale di Ancona ha respinto la richiesta di ammissione di crediti per 8,8 milioni di euro nella liquidazione di Terre d’Abruzzo srl, la controllata della cooperativa di Montecarotto.

Tre linee parallele che corrono verso un unico punto di fuga: la ricostruzione, pezzo dopo pezzo, affidata al commissario Giampaolo Cocconi, nominato dal ministro Urso con un duplice mandato. Da una parte capire come la più grande cooperativa vitivinicola delle Marche sia sprofondata nel dissesto; dall’altra gettare le basi per una ripartenza, con nuovi equilibri e nuove prospettive per il territorio.
Partiamo dall’asta. Altri due lotti sui 31 in vendita sono stati ceduti. Il ristorante è stato ceduto 349 mila euro e la bottaia a 112 mila. Si va quindi verso una quarta con un ribasso ancora da definire e tempi calibrati per chiudersi entro la fine dell’anno. Nessuna offerta per la cantina di Acquaviva Picena, con prezzo base a 1,6 milioni e offerta minima a 1,2, né per quella di Camerano, 780 mila euro di base e minima a 585 mila, dedicata alla Lacrima e al Rosso Conero. Nulla neppure per terreni vitati, boschi, casali. L’interesse esiste, ma per ragioni diverse c’è chi attende un prezzo ancora più conveniente e chi aspetta per investire in attesa di un mercato del vino più dinamico.

Il quadro è il risultato di due tornate precedenti. La prima, a maggio con il passaggio della cantina di Montecarotto, con i marchi dell’ex cooperativa, per 3,9 milioni di euro a Moncaro Vitis, società controllata per il 52% dai viticoltori marchigiani di Uve Unite, in partnership con la cooperativa romagnola Terre Cevico, presente in 67 Paesi. Una soluzione letta dal comparto come un argine importante al rischio di dispersione del valore e di perdita di reddito per l’agricoltura marchigiana. La seconda asta ha confermato un interesse selettivo, concentrato sui beni produttivi: il punto vendita di Montecarotto, acquistato da Moncaro Vitis per 80 mila euro, e il capannone di Castelplanio, aggiudicato per 312 mila euro dopo tre rilanci.
Sul piano legale sono stati recapitati una serie di azioni di responsabilità a persone chiamate a rispondere, sul piano civile, delle scelte gestionali al fine di valutare se avrebbero contribuito all’aggravarsi della crisi. Nel caso Moncaro, coinvolti chi ha partecipato perfino a Cda del 2019 con l’obiettivo di delimitare il perimetro delle possibili responsabilità, che il giudice dovrà poi accertare singolarmente, valutando non il semplice fatto di aver fatto parte di un Cda, ma il ruolo concretamente avuto rispetto a determinate decisioni. Come investire in una cantina in Cina, chiudere determinati prestiti, sulla natura del rapporto con la cooperativa Moderna, il braccio agricolo di Terre Cortesi Moncaro. È qui uno dei nodi che il procedimento dovrà sciogliere: distinguere la ricostruzione generale delle cause della crisi dall’accertamento puntuale delle condotte individuali.









