Ad 86 anni investe mezzo milione sulla nuova Moncaro

Vito Cardinali è il maggiore socio sovventore di Uve Unite, la neo-cooperativa che ha preso la maggioranza di Moncaro Vitis. "Una scelta di fiducia, ecco perché!"
Economia
di Veronique Angeletti

Vito Cardinali (86 anni) del Podere Vito Cardinali a Morro d’Alba è il maggiore socio sovventore di Uve Unite. Ha investito mezzo milione affinché la neo‑cooperativa di viticoltori marchigiani avesse la maggioranza in Moncaro Vitis e comprare all’asta la cantina Terre Cortesi Moncaro di Montecarotto e tutti i marchi (3,9 milioni di euro).

Vito Cardinali

Signor Cardinali, quale è il suo legame con il territorio?
Sono nato a Morro d’Alba, ho studiato a Jesi, lavorato a Terni e in Lombardia dove ho costruito il mio percorso nell’acciaio con CPC Inox e Ad Tubi Inossidabili, oggi nella Cardinali Holding. Ma la mia residenza è tuttora a Morro d’Alba. Nel 1972 ho comprato i primi ettari di vigna, nel 1977 è nato il Podere Vito Cardinali in contrada Sant’Amico. Oggi sono 100 ettari, di cui 35 a Verdicchio e Lacrima, più 1.500 olivi di cultivar autoctoni”.

Perché ha smesso di conferire a Moncaro e ha creato la propria cantina?
“Per qualche mese sono stato nel CdA di Terre Cortesi Moncaro, ma non condividevo alcune scelte”.

Oggi?
“Nel 2022 abbiamo costruito una cantina ipogea; dalla vendemmia 2023, Vito, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC, Costa Lisiano, Marche Rosso IGT a base Lacrima, la Riserva di Verdicchio DOCG e il Lacrima di Morro d’Alba DOC Superiore. La prima annata, la 2023, ha prodotto 30 mila bottiglie, di cui 20 mila Verdicchio. L’obiettivo è arrivare a 100 mila, mantenendo identità varietale e coerenza qualitativa. Tutte produzione integrata, interventi minimizzati e enologia meno interventista possibile”.

I tecnici?_
“Un giovane agronomo ed enologo, Enrico Simonini che lavora con la microzonazione dei vigneti per lavorare parcella per parcella.Una gestione attenta delle chiome e una strategia di difesa integrata per portare uve sane alla vendemmia”.

Vigneti di Verdicchio

Perché investire in Uve Unite?
 “Una questione di fiducia. Nel presidente Giovanni Piersanti, che ha ricostruito una base sociale nello spirito del 1964 che è nata cooperativa Moncaro. La terra marchigiana meriti una filiera solida con governance in mano ai viticoltori. Moncaro Vitis non è solo un’operazione finanziaria: dare la maggioranza a Uve Unite significa rimettere il timone in mano a chi produce l’uva, con accanto un partner commerciale come i viticoltori ravennati di Terre Cevico al 48%. È un progetto necessario e strategico per il territorio”.

Perché…
“Senza una cantina forte e radicata il lavoro dei viticoltori non regge. Credo in un modo di fare impresa che crea valore oggi e nel futuro. La mia fondazione, la Fondazione Cardinali lavora su quattro assi: territorio, ambiente, valore condiviso, sostegno ai più fragili. Moncaro Vitis è coerente con questi principi: metto esperienza e risorse per dare centralità ai produttori. Con Moncaro Vitis l’obiettivo è dare stabilità a una grande cooperativa che può essere un volano per centinaia di conferitori. Il Podere, i vini, Uve Unite, Moncaro Vitis, la Fondazione: sono modi diversi per dire la stessa cosa. Non faccio beneficenza, faccio impresa. Ma è un’impresa che deve lasciare il territorio un po’ meglio di come l’ha trovato. Altrimenti non ha senso”.

Tags: in evidenza, Moncaro, vino

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