Agricoltura, prezzi equi e tutela del reddito: le Marche tentano la svolta

La proposta di legge sulla "giusta remunerazione" è un primo passo che necessita di correttivi. Le valutazioni di Confagricoltura
Economia

Continua il dibattito circa la correttezza delle quotazioni dei prodotti agricoli fra impossibilità di dettare prezzi minimi e costi di produzioni ormai alle stelle. Al centro della questione, ora, la proposta di legge depositata in Consiglio regionale sulla “giusta remunerazione” dei prodotti agricoli. Un provvedimento che punta a stabilire un principio cardine: il prezzo pagato agli agricoltori non deve solo coprire i costi di produzione, ma garantire un margine di utile.

Obiettivo ambizioso, auspicato da tutti, che dovrà scontrarsi con regole nazionali e comunitarie che, purtroppo, rendono complesso affrontare il problema. A tal proposito si è svolto nella giornata di ieri un incontro fra istituzioni regionali e rappresentanti del mondo agricolo per illustrare la proposta. Fra i punti principali che la proposta introduce:

  • Prezzo Etico: remunerazione superiore ai costi medi di produzione;
  • Dati Certificati: utilizzo di indici ISTAT/ISMEA sui prezzi per la massima trasparenza;
  • Protocolli Volontari: accordi tra produttori, trasformatori e grande distribuzione organizzata (Gdo).

È di un cauto ma convinto favore la posizione espressa da Confagricoltura Marche durante il tavolo tecnico. L’associazione riconosce alla proposta un “significativo avanzamento culturale”, ponendo le Marche in scia con le direttive della Commissione Europea contro le pratiche commerciali sleali.

Di particolare rilievo è la scelta di affidare il calcolo dei costi di produzione a parametri oggettivi elaborati da enti pubblici come ISTAT e ISMEA, un passaggio che secondo l’organizzazione garantisce trasparenza e credibilità, sottraendo la determinazione dei prezzi all’arbitrarietà dei mercati o alla pressione dei contraenti più forti.

Nonostante il plauso all’approccio di filiera, Confagricoltura ha però evidenziato anche alcune criticità strutturali non trascurabili.

Il primo “buco nero” riguarda il comparto della trasformazione: un anello fondamentale che, nella bozza attuale, appare marginalizzato rispetto al dialogo tra produzione e Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Altro nodo resta l’efficacia dello strumento. La legge si basa su protocolli d’intesa, ovvero strumenti di soft law a adesione volontaria per i quali non sarebbe possibile applicare forme di coercizione o sanzione in caso di inadempienza. “Il rischio concreto – avvertono dall’organizzazione – è che il principio della giusta remunerazione rimanga sul piano dichiarativo. In un mercato caratterizzato da forti asimmetrie di potere, l’assenza di un obbligo giuridicamente esigibile rende la norma dipendente dalla buona volontà dei giganti della distribuzione.”

Ulteriore ostacolo è rappresentato dalla clausola di invarianza finanziaria. La legge, al momento, non prevede stanziamenti dedicati. Senza fondi per il monitoraggio e il rafforzamento dei controlli, l’attuazione pratica rischia di arenarsi. Inoltre, Confagricoltura ha evidenziato la complessità di definire un “parametro univoco” per i costi, che variano drasticamente in base alla localizzazione dei terreni, alla tipologia di coltura e alla volatilità dei prezzi delle materie prime.

Naturalmente la Regione Marche non può che muoversi nel solco del diritto europeo della concorrenza, il che limita il suo potere di intervento diretto sui prezzi. Gli strumenti attivabili sono dunque indiretti: incentivi, accesso agevolato ai finanziamenti e promozione di accordi.

La strada è tracciata, ma la sensazione è che il testo necessiti di ulteriori passaggi per trasformarsi da una condivisibile dichiarazione di principi a uno scudo reale per le imprese agricole marchigiane. Senza vincoli e risorse, il rischio è che la proposta di legge resti un manifesto d’intenti più che uno strumento realmente efficace. La sfida ora passa all’aula del Consiglio, dove si cercherà di capire se e come rendere vincolanti quegli accordi che, ad oggi, restano sulla carta.

Tags: giusta remunerazione, in evidenza

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