Carciofo jesino: qualità eccellente, ma il freddo rallenta la stagione

Lorenzo Mosci: "Piante rigogliose come non si vedevano da anni, ma cala la produzione e preoccupa il futuro del comparto"
Attualità
di Giorgia Clementi

Qualità eccellente e piante rigogliose come non si vedevano da anni, ma una raccolta rallentata dal freddo e una produzione in calo. È questo il quadro della campagna 2026 del carciofo precoce Jesino nei campi della Vallesina, dove la stagione è partita a fine febbraio ma ha subito un rallentamento nel mese di marzo.

A raccontarlo è Lorenzo Mosci, agricoltore e custode della storica varietà marchigiana, che traccia un bilancio aggiornato tra aspetti agronomici e dinamiche di mercato.

“Quest’anno la qualità è eccellente, merito soprattutto della pioggia. Le piante sono bellissime, non si vedevano così da anni”, spiega Mosci. Le abbondanti riserve idriche accumulate nel terreno hanno infatti favorito uno sviluppo vegetativo importante, con carciofi più alti e ben formati.

Freddo e pioggia rallentano la raccolta

Se da un lato l’acqua ha sostenuto la crescita, dall’altro il freddo ha inciso sui tempi. “Il carciofo è una pianta resistente e adattabile, ma predilige temperature tra i 15 e i 25 gradi. Le basse temperature hanno rallentato la raccolta”, sottolinea Mosci.

Dopo un avvio promettente a fine febbraio, le aspettative di un marzo favorevole sono state disattese: il lavoro nei campi è andato a rilento e la raccolta potrà entrare nel vivo nelle prossime settimane. La campagna, complice anche l’elevata disponibilità idrica, dovrebbe proseguire fino a fine maggio, con una buona produzione almeno fino alla seconda metà di aprile.

Rispetto allo scorso anno quindi, la periodicità delle precipitazioni ha inciso in modo differente: allora le piogge avevano bloccato soprattutto le operazioni di raccolta, mentre quest’anno sono state complici di un rallentamento ma anche di condizioni vegetative ottimali.

Meno quantità, pesa il calo degli agricoltori

Se la qualità sorride, la quantità invece segna un passo indietro. “La produzione è in calo anche del 50% rispetto allo scorso anno, ma il motivo principale è la diminuzione degli agricoltori”, evidenzia Mosci.

Un dato che conferma una tendenza già emersa nel 2025 e che continua a pesare sul comparto. Le difficoltà sono legate soprattutto alla gestione della coltura: “Il carciofo richiede molta manodopera, soprattutto per eliminare le erbe infestanti, che vanno tolte a mano perché non ci sono erbicidi utilizzabili. E con il terreno sempre bagnato quest’anno non è stato nemmeno possibile intervenire con continuità”.

Nei suoi campi, Mosci coltiva ad esempio circa 20 mila piante, con una resa media tra gli 8 e i 10 carciofi per pianta nelle condizioni migliori. Numeri che confermano il buon potenziale produttivo della coltura, ma che non compensano il calo complessivo delle superfici coltivate.

Consumi in calo e mercato che si restringe

Carciofo precoce jesino, uno dei primi capolini raccolti
Carciofo precoce jesino, uno dei primi capolini raccolti

Accanto al problema produttivo, emerge con forza anche quello della domanda. “I consumatori sono sempre gli stessi e per la maggior parte di età ormai avanzata. I giovani non vogliono più cucinarli, cercano prodotti già pronti o semilavorati”, osserva Mosci.

Una criticità già evidenziata lo scorso anno e che oggi appare ancora più marcata. Il carciofo jesino mantiene un suo mercato, ma si regge su due trend in flessione: meno produttori e meno consumatori.

Questo equilibrio fa sì che la produzione attuale riesca ancora a soddisfare la domanda della vendita diretta, ma non sia sufficiente per rispondere alle richieste della grande distribuzione, che entra in gioco in un secondo momento.

Il prezzo, invece, resta stabile: il capolino all’ingrosso si attesta intorno a 1 euro, in linea con il 2025.

Promozione e futuro: “serve rilanciare il prodotto”

A sostenere la valorizzazione del carciofo precoce jesino restano soprattutto le iniziative locali – anch’esse però in diminuzione – come la Festa del carciofo nostrano a Filetto di Senigallia, dove si arrivano a lavorare fino a 30 mila carciofi.

Tuttavia, secondo Mosci, manca una strategia più ampia: “Oltre a questi eventi, non c’è una vera promozione del carciofo jesino come prodotto identitario. In passato c’erano più manifestazioni dedicate”.

Un limite che si aggiunge alle difficoltà strutturali della coltivazione. Eppure, come condiviso anche dall’agricoltore in conclusione, si tratta di una coltura con diversi punti di forza: resistente, poco soggetta ad attacchi di animali selvatici, priva di particolari vincoli burocratici e con importanti proprietà nutrizionali, essendo ricca di ferro e altamente digeribile.

“È un peccato – conclude – perché è un prodotto che ha ancora molto da dare, ma serve trovare nuove modalità per valorizzarlo e renderlo più vicino ai consumatori di oggi”.

 

Tags: carciofo jesino, in evidenza

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