Un’agricoltura sempre più green, sostenibile e rispettosa dell’ambiente: è questo l’obiettivo che, come un mantra, ci viene ripetuto da anni sia in Italia che in Europa. Ma tra le buone intenzioni dei legislatori e la realtà del campo, si frappone il solito ostacolo gigantesco, invisibile e soffocante: la burocrazia. Un “mostro” che, nel campo agricolo, sta affossando non solo la ricerca sui nuovi prodotti chimici e di sintesi, ma incredibilmente – ed è questo il paradosso più preoccupante – rallenta in modo drastico anche l’arrivo sul mercato dei prodotti naturali e di biocontrollo.
Fino ad oggi, infatti, la procedura di autorizzazione per un nuovo principio attivo in Europa è stata un’odissea. La normativa attuale (Regolamento CE 1107/2009), pur nata con l’intento lodevole di garantire la massima sicurezza, ha finito per ingessare l’intero sistema. I tempi di approvazione medi si aggirano tra i 5 e i 10 anni, contro i soli 2-3 anni necessari negli Stati Uniti o in Brasile.
Un ritardo biblico che penalizza tutti, non solo le grandi multinazionali della chimica. La vera incongruenza, però, è che le medesime lungaggini burocratiche si applicano, quasi senza distinzione, anche alle soluzioni di biocontrollo. Parliamo di sostanze naturali, microrganismi benefici, feromoni o estratti vegetali. Aziende innovative, spesso medie o piccole, che sviluppano soluzioni a “residuo zero”, si trovano bloccate per anni nei meandri autorizzativi, con costi insostenibili che rischiano di far morire le scoperte sul nascere.
Il risultato? Gli agricoltori si trovano con sempre meno strumenti da poter utilizzare: i vecchi prodotti chimici vengono ritirati perché considerati obsoleti o pericolosi, ma quelli nuovi, e soprattutto quelli naturali che dovrebbero sostituirli, non arrivano mai a causa della burocrazia.
L’Europa, però, sembra aver finalmente preso coscienza di questa strozzatura. La svolta è rappresentata dal Pacchetto di Semplificazioni Omnibus, una serie di revisioni normative adottate tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 che punta proprio a scardinare questi meccanismi perversi (oltre ad intervenire su semplificazioni in tema di Pac, Condizionalità, ecoschemi, etc..). L’obiettivo sembrerebbe chiaro: accorciare significativamente i tempi di approvazione, puntando a dimezzarli, almeno per alcune categorie di prodotti.
Ecco i pilastri di questa proposta:
· Definizione armonizzata di biocontrollo: per la prima volta, l’UE stabilisce una distinzione netta e chiara tra prodotti chimici e soluzioni naturali. Questo permetterà di creare canali valutativi più rapidi e specifici per queste ultime, senza mischiarle con la chimica tradizionale.
· Zona Unica Europea: l’attuale sistema divide l’Europa in tre zone climatiche (Nord, Centro, Sud) per valutare l’efficacia dei prodotti. Un meccanismo farraginoso che rallenta i processi anche per le Marche (che sono in zona Centro) se un prodotto è stato già testato, ad esempio, in Francia. Il “Pacchetto Omnibus” introduce l’idea di considerare l’Europa come un’unica zona per i prodotti di biocontrollo, saltando passaggi ridondanti.
· Meno carta per gli agricoltori: in un’ottica di semplificazione che va a vantaggio anche dell’utilizzatore finale, si ipotizza addirittura di cancellare l’obbligo di registrazione per quegli agricoltori che sceglieranno di utilizzare esclusivamente prodotti di biocontrollo.
Queste semplificazioni potrebbero rappresentare un piccolo passo verso la normalità in grado di agevolare quella transizione verso un’agricoltura sostenibile fino ad oggi imposta solo con divieti. Non può esservi rispetto per l’ambiente, infatti, svincolato dalla sostenibilità economica delle aziende ed i prodotti di difesa delle piante servono proprio a questo.
Sbloccare l’innovazione nel biocontrollo significa dare alle aziende agricole la possibilità di difendere la qualità delle proprie produzioni con armi all’avanguardia, resilienti e competitive. Principio ancor più valido nelle Marche dove la politica sta provando, da anni, a creare un grande distretto Biologico che, ad oggi, si è tradotto più in una generalizzata coltivazione degli incentivi e dei contributi più che delle reali colture in campo. L’immissione sul mercato di sempre più prodotti “alternativi” alla chimica tradizionale, invece, potrebbe aiutare ad invertire tale tendenza, garantendo produttività e sostenibilità.









