Tra le domande che più frequentemente vengono rivolte a notai e professionisti del settore vi è quella relativa alla possibilità di trasferire i terreni agricoli ai figli quando si è ancora in vita. Molti proprietari, infatti, preferiscono programmare il passaggio generazionale, senza attendere l’apertura della successione, con l’obiettivo di evitare future controversie e garantire continuità all’attività agricola di famiglia.
Uno degli strumenti più utilizzati a tale scopo è la donazione, ossia il contratto con cui una persona, per spirito di liberalità, trasferisce gratuitamente un bene a un altro soggetto.
La donazione può certamente rappresentare una soluzione efficace, ma è importante conoscerne vantaggi, limiti e possibili conseguenze.
Perché molti agricoltori scelgono la donazione
Nel mondo agricolo, la continuità aziendale ha un valore particolare: spesso, uno solo dei figli decide di proseguire l’attività di famiglia, mentre gli altri intraprendono percorsi professionali differenti.
In questi casi, il genitore può essere tentato di trasferire anticipatamente il fondo a chi già lo coltiva, consentendogli di investire, programmare e lavorare con maggiore serenità.
La donazione permette, infatti, di anticipare il passaggio generazionale, evitando l’incertezza che spesso accompagna le successioni e consentendo al beneficiario di diventare immediatamente proprietario del terreno. Inoltre, vedere personalmente il figlio gestire e valorizzare il patrimonio familiare rappresenta, per molti imprenditori agricoli, una soddisfazione non trascurabile.
La donazione non può ignorare gli altri eredi
È però necessario chiarire un principio fondamentale: anche se il proprietario è libero di donare i propri beni, la legge tutela alcuni familiari, detti legittimari, ai quali spetta una quota minima del patrimonio.
Coniuge e figli non possono essere completamente esclusi dall’eredità attraverso donazioni effettuate in vita: ciò che, infatti, è importante tenere a mente, è che – per il nostro legislatore – la donazione fatta ad un legittimario riveste natura di anticipo sulla futura successione.
Per questo motivo, alla morte del donante, le donazioni effettuate dovranno essere considerate nel calcolo complessivo della successione, per verificare se i diritti degli altri legittimari siano stati rispettati. Così, se una donazione ha leso la quota di legittima spettante a un erede, quest’ultimo potrà agire per ottenere la reintegrazione dei propri diritti.
Un esempio pratico
Immaginiamo un agricoltore, proprietario di un fondo del valore di 300.000 euro, vedovo e padre di tre figli.
Se decide di donare l’intero terreno a uno soltanto dei figli, alla sua morte gli altri due potrebbero verificare se la donazione abbia compromesso le quote che la legge riserva loro. Se, nell’esempio fatto sopra, all’apertura della successione, non vi fossero beni relitti, gli altri due figli potrebbero promuovere le azioni previste dall’ordinamento per ottenere quanto loro spettante e cioè la rispettiva quota pro indiviso sull’unico bene donato in vita.
Questo non significa che la donazione sia inutile o sconsigliabile, ma, semplicemente, che deve essere valutata attentamente nell’ambito di una pianificazione patrimoniale complessiva.
Le novità introdotte dalla recente riforma
Parlando di donazioni, è opportuno segnalare una novità normativa molto recente che ha modificato un tema da sempre considerato critico nella pratica notarile.
Per molti anni, gli immobili provenienti da donazione hanno incontrato maggiori difficoltà nella successiva circolazione: chi acquistava un bene donato poteva, infatti, temere eventuali contestazioni da parte degli eredi legittimari del donante e, proprio per questa ragione, anche gli istituti di credito mostravano spesso una certa prudenza nella concessione di mutui garantiti da immobili di provenienza donativa.
Questo scenario è stato profondamente modificato dalla Legge n. 182 del 2025, che ha riformato gli articoli del Codice civile relativi alla cd. azione di restituzione.
La riforma ha l’obiettivo di favorire la circolazione degli immobili provenienti da donazione, limitando in maniera significativa il rischio che il terzo acquirente possa subire conseguenze derivanti da successive contestazioni ereditarie. In altre parole, il legislatore ha cercato di rendere più sicuro il mercato degli immobili donati, superando una delle principali criticità che per decenni aveva caratterizzato questo istituto. Attenzione però: ciò non significa che siano stati eliminati i diritti dei legittimari, che continuano ad essere tutelati dall’ordinamento. È, invece, cambiato il modo in cui tale tutela opera, con una maggiore protezione della stabilità dei trasferimenti immobiliari.
Trattandosi di una disciplina entrata in vigore da pochi mesi, sarà comunque necessario attendere le prime applicazioni pratiche e gli orientamenti della giurisprudenza per comprenderne appieno gli effetti.
Esistono alternative?
La donazione non è l’unico strumento disponibile. HuIn alcune situazioni può risultare preferibile ricorrere a un testamento ben strutturato, mentre in altre può essere opportuno valutare strumenti più specifici, come il patto di famiglia, particolarmente utile quando si vuole garantire continuità all’impresa agricola. Ogni famiglia presenta caratteristiche diverse e ciò che funziona in un caso potrebbe non essere la soluzione migliore in un altro.
Uno degli errori più frequenti consiste nel rinviare il tema del passaggio generazionale, affrontandolo soltanto quando si manifesta un problema.
Al contrario, una corretta pianificazione consente di preservare il patrimonio, tutelare i rapporti familiari e garantire una gestione più efficiente dell’azienda agricola.
La terra, soprattutto nelle Marche, non rappresenta soltanto un bene economico, ma è spesso il risultato del lavoro di più generazioni e costituisce un patrimonio di valori, sacrifici e identità che merita di essere tramandato nel modo più sereno possibile.
Conclusioni
Donare un terreno agricolo a un figlio è certamente possibile e, in molti casi, può rappresentare una scelta efficace per favorire il passaggio generazionale e la continuità aziendale.
Tuttavia, la donazione non deve essere considerata una soluzione automatica. Occorre valutare attentamente la presenza di altri eredi, i possibili effetti sulla futura successione e le conseguenze che tale scelta potrebbe avere nel lungo periodo.
La recente riforma del 2025 ha certamente reso più agevole la circolazione degli immobili provenienti da donazione, eliminando uno degli ostacoli che per anni hanno accompagnato questo istituto. Ciononostante, la donazione continua a richiedere una valutazione attenta del contesto familiare e patrimoniale.
Per questo motivo, prima di compiere un passo così importante, è sempre consigliabile analizzare la situazione nel suo complesso e individuare lo strumento più adatto a garantire equilibrio tra esigenze familiari, tutela degli eredi e continuità dell’azienda agricola.








