Dopo la grandine, ora la sfida è salvare la campagna

Le aziende agricole fanno i conti con i danni e ripartono dalle lavorazioni in campo. Interventi immediati ai vigneti per limitare le conseguenze sulla produzione
Attualità
di Giorgia Clementi

La conta dei danni è stata il primo passaggio. Ora, per le aziende agricole colpite dalla violenta grandinata del 3 giugno, la priorità è intervenire sulle colture per limitare le perdite e salvaguardare la prossima stagione produttiva.

Come ormai noto, l’evento atmosferico ha interessato diversi Comuni della Vallesina, colpendo in particolare il comparto vitivinicolo, ma anche seminativi e altre colture. Dopo l’incontro promosso a San Paolo di Jesi, il quadro emerso resta complesso: la possibilità di ottenere ristori attraverso lo stato di calamità appare ridotta per i limiti legati all’estensione territoriale dell’evento, alla tipologia dei danni e al fatto che alcune produzioni siano assicurabili. Confagricoltura, insieme alle altre organizzazioni agricole, ha già annunciato la volontà di chiedere un confronto alla Regione per valutare eventuali strumenti di sostegno alle aziende colpite.

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Alessandro Bettini

“Confagricoltura è stata subito sensibile al problema – spiega Alessandro Bettini, direttore di Confagricoltura Ancona –.- Abbiamo partecipato all’assemblea promossa dal Comune di San Paolo di Jesi e faremo una richiesta alla Regione per capire se possa essere attivato qualche tipo di aiuto”.

Il tema, però, resta anche quello della prevenzione. “Continuiamo a sollecitare le aziende vitivinicole a valutare gli strumenti assicurativi, perché oggi rappresentano l’unico sistema in grado di coprire danni accidentali causati da eventi atmosferici di questo tipo”.

Una situazione arrivata in un momento particolarmente delicato per il settore, ricorda Bettini: “La campagna vitivinicola si presentava bene e le aspettative erano alte. Per i Comuni interessati si è trattato di un danno importante”.

Seminativi e vigneti: il lavoro per limitare le perdite

In campo, le aziende hanno intanto iniziato a lavorare per limitare le perdite e preservare la capacità produttiva futura.

A raccontarlo è Paolo Novelli di Tenuta di Tavignano, azienda colpita su diversi appezzamenti. “Siamo stati interessati dalla grandine su tutti i terreni – spiega –ù-. Per quanto riguarda i seminativi siamo ormai prossimi alla raccolta. Dai primi sopralluoghi stimiamo un danno intorno al 10-15% per alcune colture, mentre per grano tenero e grano duro dobbiamo ancora definire meglio le perdite, anche considerando l’effetto del forte vento”.

Diversa, nel loro caso, la situazione sul vigneto. “Non è stato colpito in maniera pesante e possiamo intervenire – racconta Novelli -. Abbiamo effettuato trattamenti con zolfo ramato che aiutano a proteggere i grappoli lesionati dagli attacchi fungini”.

Più complesso il quadro per le aziende vitivinicole maggiormente colpite. Casa Vinicola Garofoli ha registrato danni importanti nei vigneti di Montecarotto.

“Purtroppo possiamo fare poco se non aspettare la ripartenza della vegetazione – spiega Andrea Marchionni, responsabile produzione -. In un appezzamento di circa 16 ettari la grandine ne ha compromessi oltre 10 e la stima del danno è tra il 60 e il 70% di perdita di produzione”.

Il problema non riguarda soltanto i grappoli caduti o lesionati. “Quello che è rimasto sulle piante rischia comunque di perdere volume e andare incontro a disseccamenti, con una conseguente riduzione della produzione finale”.

Anche Vigne di Leo si trova a fare i conti con un danno che va oltre la perdita immediata del raccolto. “È stata colpita una parte del vigneto, circa 15 ettari su un totale di 55 – spiega Emanuele Palpacelli –-. Nella zona interessata la grandine è stata particolarmente intensa e ha compromesso in modo importante anche i tralci, con conseguenze non solo sulla produzione di quest’anno, ma anche su quelle future”.

Una situazione che rende difficile una stima definitiva del danno. “È complicato quantificare il danno reale proprio perché non riguarda soltanto il raccolto. Ci sono state conseguenze anche sugli impianti fotovoltaici, sui macchinari e sull’organizzazione aziendale, con un aumento del lavoro necessario in questo periodo”.

L’azienda sta ora intervenendo per favorire il recupero delle piante. “Per circa 20 giorni lasceremo fermo il vigneto per permettere la cicatrizzazione delle ferite. Poi interverremo con trattamenti a base di rame, zolfo e prodotti sistemici per aiutare la nuova vegetazione e proteggere le foglie dagli attacchi fungini. Sarà necessario continuare con i trattamenti fino a ottobre per accompagnare la ripresa delle nuove foglie”.

Trattare la pianta per la prossima stagione produttiva

Anche per Umani Ronchi la zona più compromessa è quella di San Paolo di Jesi.

“Abbiamo un danno molto severo, con perdite che nelle aree più colpite arrivano all’80% della produzione – spiega Luigi Piersanti, responsabile agronomico –. In questi casi non c’è molto da fare sul raccolto, ma bisogna lavorare per proteggere la pianta e prepararla alla stagione successiva”.

Il lavoro ora è soprattutto sulla cicatrizzazione delle ferite. “Nel mese di luglio la vite differenzia il frutto per la stagione successiva, quindi è fondamentale continuare la difesa fitosanitaria. Non bisogna smettere di fare trattamenti per proteggere le piante”.

La strategia passa dalla difesa contro le principali malattie e dal sostegno alla ripresa vegetativa. “Bisogna continuare a lavorare contro peronospora, oidio e botrite, ma anche aiutare la pianta con prodotti che diano energia e che permettano di superare lo stress subito”.

I tempi di recupero dipenderanno dalla risposta delle piante. “Alcune ferite non cicatrizzeranno completamente, ma sono abbastanza fiducioso che nel giro di un mese possiamo tornare a vedere una buona ripresa della parete fogliare”. Un elemento importante sarà la capacità della vite di reagire: “sui tralci danneggiati potranno ripartire le gemme latenti, che si svilupperanno andando a creare nuovi germogli”.

Resta però una consapevolezza: anche dove sarà possibile recuperare una parte della produzione, il danno economico non riguarda solo il raccolto perso. “Una grandinata così intensa e così precoce comporta una perdita che difficilmente potrà essere compensata – conclude Piersanti –. L’assicurazione può coprire l’uva, ma non compensa la mancata commercializzazione del vino che si sarebbe potuto produrre”.

A rincuorare rimane la possibilità di un recupero qualitativo. “Data l’epoca precoce del danno, ci sono buone speranze che il poco prodotto rimasto riesca a maturare e possa dare un’ottima qualità”. Per questo “bisogna continuare a lavorare – conclude Piersanti – consapevoli che il risultato sarà ridimensionato ma che potrà comunque essere buono, e soprattutto, che il lavoro di oggi sarà fondamentale per garantire il futuro dei nostri vigneti”.

 

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