È un nuovo importante tassello in tema di sostenibilità e sviluppo di agro energie quello recentemente adottato dal governo. Con la pubblicazione del Decreto FER X, emesso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, viene infatti delineato il sistema strutturale di incentivi destinato a sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili da qui fino al 31 dicembre 2030. La misura riguarda diverse tecnologie green, ma trova nel settore fotovoltaico il suo perno centrale, introducendo regole ben precise che variano in modo significativo in base alle dimensioni degli impianti e alle modalità d’installazione.
La filosofia del provvedimento si fonda su una distinzione netta legate alla potenza generata. Per gli impianti di taglia contenuta, ovvero con potenza inferiore o uguale a un megawatt, è garantito l’accesso diretto ai meccanismi di incentivo, evitando il passaggio attraverso procedure competitive. Questa via preferenziale è tuttavia subordinata alla condizione che i lavori abbiano inizio successivamente all’entrata in vigore del decreto e che vengano pienamente rispettati i principi di sostenibilità ambientale previsti dalle normative europee. Per i moduli installati su edifici aziendali o strutture rurali ove sia presente eternit o amianto, il legislatore richiede espressamente la completa bonifica e rimozione dei materiali pericolosi prima di poter beneficiare delle agevolazioni.
Il percorso si fa più articolato, invece, per le strutture di grandi dimensioni, quelle con potenza superiore a un megawatt, per le quali l’accesso al sostegno statale passa obbligatoriamente attraverso le aste e le procedure competitive gestite dal GSE. A differenza di altre fonti energetiche, chi intende candidare un grande impianto fotovoltaico deve presentarsi alla gara già in possesso del titolo abilitativo edilizio e autorizzativo, oltre al preventivo di connessione definitivamente accettato e all’avvenuta registrazione della struttura nei sistemi tecnici di rete. Per queste grandi opere, i cantieri non devono assolutamente prendere il via prima di aver presentato la domanda di partecipazione e gli investitori sono tenuti a dimostrare una solida garanzia finanziaria tramite adeguate attestazioni bancarie o parametri di capitalizzazione aziendale.
Dalla potenza installata dipende anche la modalità con cui l’energia prodotta viene remunerata e pagata al produttore. Sotto la soglia dei duecento chilowatt, GSE ritira direttamente la corrente immessa in rete applicando una tariffa omnicomprensiva semplice e diretta. Al di sopra dei duecento chilowatt, la vendita dell’energia resta invece nella disponibilità dell’imprenditore, che la colloca sul libero mercato. In questo caso entra in gioco un contratto per differenza a due vie, un meccanismo a conguaglio in base al quale lo Stato integra i ricavi se il prezzo di mercato scende al di sotto di quello fissato in sede d’asta, mentre è il produttore a restituire la differenza qualora le quotazioni di mercato superino la tariffa incentivata.
Per tutti gli impianti, la durata delle garanzie economiche e delle tariffe è stabilita in venti anni, con un margine massimo di tre anni per il completamento dei lavori pena il rischio di decurtazioni o la cancellazione dalle graduatorie.
La disciplina urbanistica e i vincoli sulle aree idonee restano, invece, pienamente in vigore. Non a caso, nel momento in cui le aste dovessero registrare offerte equivalenti, la priorità assoluta verrà accordata agli interventi realizzati su impianti già esistenti in aree agricole che ripotenziano la struttura a parità di suolo occupato, prediligendo il recupero e l’efficienza rispetto al consumo di nuova terra.
L’impianto normativo spalanca le porte non solo alle nuove realizzazioni, ma anche ai rifacimenti integrali e ai potenziamenti di strutture già operative sul territorio, a patto che per il fotovoltaico si proceda alla sostituzione totale sia dei moduli che degli inverter. Infine, viene disciplinata la complessa materia della cumulabilità delle agevolazioni. I nuovi premi sono combinabili con i contributi in conto capitale fino al limite del quaranta per cento dell’investimento e con determinati crediti d’imposta per macchinari e attrezzature, sebbene l’ottenimento di contributi pubblici comporti un ricalcolo al ribasso della tariffa incentivante erogata.
Sono previsti inoltre premi economici aggiuntivi e maggiorazioni tariffarie molto interessanti per gli impianti integrati sulle coperture previa bonifica dell’amianto e per le installazioni realizzate su specchi d’acqua, a conferma di una strategia orientata a privilegiare l’efficienza energetica senza sacrificare il suolo agricolo produttivo.









