Al via la Vendemmia 2026, ma bisogna andare in fretta

Caldo intenso e assenza di piogge hanno accelerato la maturazione delle uve e ridotto le rese, ma per i rossi c’è un cauto ottimismo
Economia
di Giorgia Clementi

La vendemmia 2026 nelle regione si appresta ad entrare nel vivo con un quadro molto diverso da quello dello scorso anno. Il filo conduttore delle prime valutazioni è soprattutto uno: la siccità. Dopo una primavera complessivamente equilibrata, le piogge sono praticamente venute a mancare e le alte temperature hanno accompagnato la vite fino alla fase di maturazione, provocando disidratazione degli acini, riduzione del peso dei grappoli e un anticipo della raccolta.

Le rese saranno quindi inferiori a quelle del 2025, con una stima media per la denominazione – secondo alcuni produttori – intorno al 20% in meno. Più complessa la valutazione della qualità, che potrebbe risentire dello stress idrico, soprattutto per le uve bianche. Per i rossi, che hanno tempi di maturazione più lunghi, resta invece una finestra di speranza: le prossime settimane e l’eventuale ritorno delle piogge saranno decisive.

Poca uva e vendemmia anticipata

«In linea generale le alte temperature hanno appassito le uve. Non ci sono grandi produzioni perché l’uva ha poco peso», spiega Stefano Biagetti, tecnico del Consorzio Agrario Terre di Mezzo. Dal punto di vista fitosanitario, tuttavia, la situazione appare complessivamente sotto controllo. «C’è stato un accenno di peronospora con le piogge del 20 aprile, ma poi gravi problemi non ci sono stati. In alcune zone si sono verificati episodi di tignola e oidio, ma niente di rilevante».

Il dato che accomuna le prime osservazioni è dunque soprattutto quello della scarsa disponibilità di acqua. Una situazione che, secondo gli operatori, impone anche una riflessione sul futuro della viticoltura regionale e sulla necessità di individuare nuove strategie per affrontare annate sempre più calde e asciutte.

Castellucci: “Le prossime settimane saranno decisive”

Federico Castellucci Confagricoltura

Anche per Federico Castellucci, presidente di Confagricoltura Marche e consigliere dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini, è ancora presto per tracciare un bilancio definitivo, in attesa delle previsioni ufficiali di Unione Italiana Vini e Assoenologi.

«Nell’insieme si è iniziata molto presto la raccolta delle uve e si vede che in alcuni vigneti le piante iniziano a soffrire. Ci sono gradazioni che arrivano anche a 15 gradi Babo e la vendemmia sarà complessivamente più avara dello scorso anno».

Il quadro resta comunque improntato a un moderato ottimismo, soprattutto sul fronte qualitativo. «Se il tempo aiuta, sui vini rossi c’è una buona maturazione. Può essere una buona vendemmia, non troppo consistente, ma che tutto sommato non crea squilibrio».

Castellucci evidenzia anche le difficoltà che il comparto si trova ad affrontare sul fronte commerciale, con la tensione legata alle giacenze nelle cantine e all’andamento dei mercati. Allo stesso tempo, però, arrivano segnali positivi dalla crescita dei vini imbottigliati, indicatore della direzione seguita dalle abitudini dei consumatori. «Se vogliamo dare Verdicchi più durevoli ai consumatori, quest’anno è l’anno giusto per lavorare su questa tipologia», sottolinea.

La parola ai produttori

Per i produttori la situazione appare ancora più articolata e conferma quanto il fattore climatico stia diventando determinante per le scelte in vigneto.

Ondine de la Feld, Tenuta di Tavignano

Ondine de la Feld, di Tenuta Tavignano, descrive una situazione nella quale la rapidità della raccolta sarà fondamentale. Le piogge dei primi giorni della settimana hanno dato temporaneamente sollievo alle viti, ma il ritorno delle alte temperature rischia di annullarne rapidamente gli effetti.

«Bisogna raccogliere il più possibile ora perché ha piovuto e sono tornati caldi importanti. Il chicco rischia di perdere qualità e anche la pianta è in difficoltà».

La situazione è particolarmente delicata per le uve bianche: gli acini sono sottili, poco idratati e tendono a scaldarsi rapidamente. Solo nei vigneti più freschi sarà possibile prolungare la raccolta. «Ti trovi a dover fare una vendemmia veloce. Per la qualità l’annata potrebbe essere compromessa, ma se si lavora bene adesso con la raccolta e poi in cantina può ancora essere una buona annata».

Per i rossi, invece, bisognerà aspettare ancora. L’effetto del caldo si percepisce meno e la maturazione può beneficiare dei giorni ancora a disposizione. Anche in questo caso, però, le rese saranno inferiori: il rapporto tra uva e vino potrebbe scendere indicativamente tra il 60 e l’80%, proprio a causa della maggiore disidratazione degli acini.

Moroder: “La pioggia è stata un toccasana per il rosso”

Alessandro Moroder
Alessandro Moroder

Una lettura leggermente più positiva arriva da Alessandro Moroder nella zona del Piceno, che ha appena iniziato la vendemmia.

«Abbiamo iniziato da pochissimi giorni, come sempre dal rosato. Poi faremo il bianco e in coda i rossi. Si presenta abbastanza bene. Il caldo non è sicuramente mancato, ma l’uva sembra essere bella».

La qualità, spiega Moroder, non è eccezionale ma si mantiene su un livello soddisfacente, mentre le rese risultano «un po’ meno abbondanti rispetto allo scorso anno». Decisiva potrebbe essere stata la pioggia di inizio settimana: «È stata un toccasana per il rosso».

Ripensare la viticoltura in funzione della siccità

Gianluca Mirizzi, az. Montecappone e Mirizzi
Gianluca Mirizzi, az. Montecappone e Mirizzi

Ancora più netto il giudizio di Gianluca Mirizzi, delle aziende Montecappone, che parla di una vendemmia quantitativamente scarsa e di una stagione particolarmente complessa per la viticoltura.

«La vendemmia non sarà generosa. Ci sarà un calo medio della denominazione intorno al 20%». La situazione è legata soprattutto alla mancanza di acqua: dopo una primavera equilibrata fino a maggio, «non è piovuto mai» e le piante hanno iniziato a manifestare gli effetti dello stress idrico.

Il risultato è un quadro molto variabile: «Abbiamo o gradazioni molto alte, oppure paradossalmente molto basse, perché le piante sono andate in stress idrico e non sono riuscite a far fare corpo al frutto».

Per i bianchi la situazione appare più critica, mentre sui rossi rimane qualche possibilità in più. Essendo uve tardive, avranno ancora alcuni giorni per recuperare, soprattutto se nelle prossime due settimane dovessero arrivare nuove precipitazioni.

Ma per Mirizzi la lezione dell’annata va oltre la singola vendemmia. «Bisogna ripensare la viticoltura in funzione della siccità», spiega, individuando nuove modalità di impianto e aree in grado di trattenere meglio l’acqua e dove sia possibile ricorrere all’irrigazione. Una trasformazione che, però, richiede investimenti e disponibilità di acqua anche per accompagnare la crescita dei nuovi impianti.

Riflessioni intorno alle quali, come sottolineato anche da Castellucci, si sta interrogando l’intero comparto vitivinicolo. Iniziano infatti a essere organizzati incontri e momenti di confronto «per individuare nuove possibilità di produrre Verdicchio anche in condizioni climatiche più estreme, affrontando il tema della siccità non più come un’emergenza occasionale, ma come una condizione con cui la viticoltura dovrà sempre più imparare a convivere».

Tags: in evidenza, raccolta, Vendemmia, vino

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