Patentino obbligatorio per i cani? La nuova follia della burocrazia

Proprio dalle Marche arriva la proposta di una legge nazionale per i proprietari di cani: smanie di controllo (e di protagonismo) sulla pelle dei cittadini
Attualità
di Alberto Maria Alessandrini

Non c’è davvero mai fine al peggio quando la burocrazia incrocia la smania di controllo, e di protagonismo, dei legislatori italiani. L’ultima trovata arriva proprio dal Consiglio regionale delle Marche, dove il consigliere Luca Marconi (UdC) ha firmato una proposta di legge indirizzata alle Camere per introdurre un patentino obbligatorio a livello nazionale per chiunque decida di adottare o possedere un cane.

Un’iniziativa giustificata dalle solite (astrattamente condivisibili) frasi di rito: si parla di “sicurezza pubblica”, “benessere animale” e “cambio di paradigma per superare la demonizzazione delle razze”. Ma basta grattare via la solita patina di retorica pedagogica per comprendere la realtà: ci troviamo di fronte all’ennesima deriva illiberale, frutto di un’impostazione ideologica statalista che pare ispirarsi più ai modelli di controllo sociale della Corea del Nord che alle garanzie di una moderna democrazia occidentale.

Nessuno nega i legittimi e condivisibili obiettivi di fondo: prevenire le aggressioni, evitare le gestioni improvvisate e promuovere una convivenza civile e sicura sono intenzioni lodevoli. Ma siamo davvero sicuri che per raggiungere questi obiettivi sia necessario normare, burocratizzare e regolamentare ogni singolo respiro della vita privata dei cittadini?
Dove sono finiti concetti fondamentali come il senso di responsabilità individuale, la consapevolezza, la diligenza del buon padre di famiglia e, soprattutto, la libertà del singolo?

In un Paese normale, lo Stato interviene quando viene commesso un illecito e sanziona con fermezza i comportamenti irresponsabili. Invece, la logica che sottende questa proposta di legge è quella del sospetto preventivo: tutti i cittadini sono considerati incapaci fino a prova contraria (o meglio, fino all’ottenimento del timbro statale).

Invece, adesso, ci mancava solo il patentino da dog-sitter domestico. La sensazione è che si stia superando ogni limite di tollerabilità burocratica.

Prima si è partiti con l’introduzione di corsi e adempimenti stringenti e obbligatori persino per le piccole realtà familiari che detengono pochi capi di bestiame (dalle mucche e capre fino al paradosso del piccolo pollaio con qualche gallina). Poi si è passati ai corsi e alle registrazioni per chi sceglie di tenere in casa piccoli animali d’affezione come pappagallini, iguane o cincillà. Ora scatta, almeno nelle intenzioni del proponente, la mannaia finale sui proprietari di cani, obbligati a seguire decine di ore di corso teorico e pratico (con relativi costi, sanzioni e perdite di tempo) anche solo per poter passeggiare con un maltese o un barboncino.

L’idea di trasformare la gestione di un animale domestico in una corsa ad ostacoli burocratica produce un solo risultato certo: disincentivare le adozioni e punire le famiglie giuste. Chi ha già poco tempo e poche risorse finanziarie sarà ulteriormente scoraggiato dall’accogliere un cane in casa. La formazione si fa promuovendo la cultura, il rispetto e la prevenzione, non appesantendo i cittadini con obblighi, patentini, costi esorbitanti e sanzioni punitive.

Una deriva paternalista (purtroppo partita, questa volta, proprio dalle Marche) che, si spera, resti lettera morta senza riscuotere attenzione a livello nazionale.

Tags: cane, cani, in evidenza, patentino

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