“Ce lo chiede l’Europa”: è stato questo il mantra ripetuto dai vari governi nazionali ogni qualvolta si fosse reso necessario aumentare tasse od introdurre nuovi balzelli ai danni dei contribuenti. Una sorta di giustificazione universale ripresa, anche se in maniera più indiretta ed abile, anche dal Consorzio di Bonifica delle Marche per provare a placare i malumori dovuti all’incredibile aumento delle tariffe deliberato dallo stesso Consorzio. Affidando il ruolo di antipatico mandante, però, non più a Bruxelles ma direttamente alla Regione Marche.
In una recente intervista rilasciata ad Etv dalla presidente Francesca Gironi prima della pausa agostana, infatti, questa ha ricordato come gli aumenti (da 35 a 75 euro ettaro) siano stati adottati su “indicazione della stessa Regione”, una scelta giustificata proprio per evitare “situazioni che possano essere simili a concorrenza sleale”.
Non una espressa volontà dell’Ente di Bonifica, quindi, ma una scelta dovuta a segnalazioni giunte dalla Regione Marche (non si specifica se Assessorato all’Agricoltura o Presidente della Giunta) che avrebbe chiesto di uniformare le tariffe così da evitare disparità di trattamento fra le aziende agricole. Queste, sempre stando a quanto affermato dalla presidente Gironi, avrebbero potuto farsi concorrenza sleale fra loro proprio sfruttando le differenti tariffe irrigue (giustificazione francamente abbastanza insolita).

Oltre a tali motivazioni viene poi evidenziato come la supposta situazione di disequilibrio tariffario sia stata modificata anche per ovviare a situazioni pregresse ereditate dalle precedenti gestioni. Gestioni affidate, ed anche questo è un fatto noto ad ogni agricoltore marchigiano, ad amministratori in totale continuità con le organizzazioni che attualmente guidano l’Ente.
Quindi ricapitolando, secondo il Consorzio di Bonifica, gli aumenti oggi imposti agli agricoltori della Val Musone sono stati adottati anche su indicazione della Regione Marche e si sono resi necessari per risanare situazioni pregresse causate dalle precedenti gestioni.
Al netto delle valutazioni circa l’opportunità di tali scelte il dato che emerge è la totale accondiscendenza della Regione dietro a questa operazione. Una perfetta identità di vedute che, alla luce di questa intervista, spiegherebbe anche la blanda risposta data dall’Assessorato all’Agricoltura all’interrogazione del Consigliere Giacomo Rossi per fare chiarezza sugli aumenti. Non solo nessuna presa di posizione contro le nuove, insostenibili, tariffe o contro le scelte della governance dell’Ente ma neppure blande parole di solidarietà alle aziende colpite.
Una pagina francamente triste che sta lasciando nello sconforto un intero comparto produttivo sempre più deluso da molti comportamenti di alcuni amministratori regionali. Una guida politica che non solo sul Consorzio di Bonifica ma anche sulla questione Mattatoio di Macerata, su BovinMarche o sulla designazione di qualsiasi nomina, al momento opportuno, fra gli agricoltori e certi poteri organizzati che dovrebbero rappresentarli, non ha mai dubbi su chi preferire.









