Girasole, chiusa la raccolta nelle Marche: il bilancio di una campagna difficile

Rese in calo nell'Anconetano, meglio nel Maceratese. Ma a preoccupare è soprattutto la sostenibilità economica della coltura, tra costi in aumento e poche alternative disponibili.
Economia
di Giorgia Clementi

La campagna di raccolta del girasole nelle Marche si è conclusa, lasciando un bilancio che conferma le difficoltà legate all’andamento climatico e apre interrogativi sul futuro di questa coltura nella regione. Se nell’area dell’Anconetano le rese sono rimaste decisamente al di sotto dei livelli dello scorso anno, nel Maceratese il risultato finale della prima semina è stato più incoraggiante, grazie soprattutto a qualche pioggia in più e a semine tardive che hanno risentito meno dello stress idrico estivo. Due situazioni differenti, dunque, ma accomunate da una crescente preoccupazione per la redditività delle aziende agricole. Perché, oltre ai quantitativi raccolti, a pesare sono i costi di produzione, le quotazioni delle colture e la difficoltà di individuare alternative valide al girasole.

Nell’Anconetano raccolta chiusa con 15-16 quintali per ettaro

A Morro d’Alba, Jesi e nella Val Cesano la raccolta si è conclusa il 27 settembre, confermando sostanzialmente le previsioni formulate a metà campagna. La resa media si è attestata intorno ai 15-16 quintali per ettaro, contro i 30-35 dello scorso anno. Un risultato che Francesco Paccagnani, agente del Consorzio Agrario Terre di Mezzo, non esita a definire particolarmente negativo.

«Siamo rimasti intorno ai 15-16 quintali di media». Una situazione che trova riscontro anche nel peso specifico del prodotto, rimasto su valori decisamente inferiori rispetto alla precedente annata: 36,5-37, contro i 40-45 dello scorso anno, con punte anche di 47. Un ulteriore elemento che si aggiunge alle basse rese e che contribuisce a ridurre il valore complessivo del raccolto.

Nel Maceratese le semine tardive raggiungono i 25 quintali

Quadro differente nel Maceratese, dove la conclusione della prima semina ha restituito risultati migliori rispetto alle rilevazioni di metà raccolta. Nelle aree di Cingoli, Filottrano, Montefano e Appignano, Stefano Centanni, riferisce rese comprese tra i 20 e i 25 quintali per ettaro.

«Abbiamo concluso il raccolto della prima semina con produzioni tra i 20 e i 25 quintali. All’inizio erano più basse, come avevamo già rilevato a metà campagna. A rendere di più sono state le semine tardive, che hanno risentito meno dello stress idrico». Un andamento che conferma dunque quanto emerso nelle settimane precedenti: in questa annata le coltivazioni seminate più avanti hanno beneficiato maggiormente delle – seppur poche – precipitazioni estive, riuscendo a superare meglio la fase di maggiore sofferenza idrica. Una dinamica diversa rispetto a quella che normalmente caratterizza la coltura, dove le semine tardive non sempre garantiscono le rese migliori.

Per quanto riguarda la qualità del prodotto, il peso specifico è rimasto sostanzialmente in linea con quanto rilevato durante la fase centrale della raccolta. Resta ora da completare il quadro con la seconda semina, che deve ancora essere raccolta. Le aspettative sono comunque di un andamento simile a quello della prima: «Non c’era stata una grande differenza di giorni tra la fine della prima semina e l’inizio della seconda, quindi pensiamo che anche le rese possano essere analoghe», conclude Centanni.

“Poche alternative e incertezza sulle prossime semine”

Al di là delle differenze produttive tra le diverse aree, il bilancio della campagna riporta al centro una questione che riguarda l’intero comparto: la sostenibilità economica della coltivazione e le prospettive per le prossime semine. Un tema che emerge con particolare evidenza dalla testimonianza di Paccagnani. «C’è davvero molto malumore generale in campagna, non soltanto per i girasoli, ma anche per l’aumento dei prezzi del gasolio e dei concimi». Una situazione che, secondo l’agente del Consorzio Agrario Terre di Mezzo, sta mettendo in discussione la stessa possibilità di continuare a coltivare. Alcuni agricoltori iniziano a rinunciare anche alla gestione dei terreni, mentre per i contoterzisti diventa sempre più difficile sostenere i costi, soprattutto in presenza di affitti elevati.

A rendere ancora più complicato il quadro è la redditività del girasole. Anche un eventuale aumento delle quotazioni rischia di non essere sufficiente a garantire margini adeguati. «Ci aspettiamo prezzi alti per i girasoli, ma con 15 quintali per ettaro non guadagniamo neanche con quotazioni elevate. Arrivare almeno a 20 quintali sarebbe stato già diverso». La difficoltà di ottenere produzioni soddisfacenti, unita all’aumento dei costi, sta riducendo la propensione degli agricoltori a investire nuovamente nella coltura. Ma sostituire il girasole non è semplice. Tra le alternative considerate ci sono colza, cece e coriandolo, ma la disponibilità di sementi e le possibilità di collocamento sul mercato restano limitate.

«Avevamo intenzione di seminare un po’ di colza, ma il seme è stato acquistato soprattutto dagli agricoltori del Nord. La disponibilità è poca e viene favorito chi la coltiva da sempre. Per il resto c’è il grano, ma anche in questo caso il problema è il prezzo, che è basso». In questo scenario, il cece rappresenta una possibile opportunità, anche grazie alla presenza di contratti di vendita a prezzo prestabilito. I margini possono essere interessanti: con un prezzo contrattualizzato di 75 euro al quintale e una produzione di 20 quintali per ettaro, il ricavo lordo arriva a 1.500 euro per ettaro.

Un risultato che, secondo Paccagnani, evidenzia le difficoltà del girasole: per ottenere un ricavo analogo servirebbero produzioni molto più elevate. Un obiettivo difficilmente raggiungibile nelle condizioni attuali e condizionato da numerosi fattori, dai danni provocati da piccioni e lumache agli effetti delle temperature estreme durante le diverse fasi di sviluppo della coltura. «Mancano i quintali, mancano i soldi e mancano le aspettative per le nuove semine. Le persone, a queste condizioni, non vogliono più investire – conclude Paccagnani.

Tags: girasole, in evidenza, raccolta girasole

Suggeriti

Terreni agricoli e confini: come funziona la prelazione per i vicini?
Confagricoltura Ancona lancia Confagriwine Marche: la nuova consulenza

Da leggere