I vini senza (o a basso contenuto di) alcol: scenario interessante

Anche nelle Marche al via le prime esperienze per un mercato che sta rispondendo molto bene
Economia
di Raffaello De Crescenzo

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di vini no-low alcohol. Ma qual è la situazione reale, soprattutto nella nostra regione? Si tratta di un trend realmente destinato a crescere nei prossimi anni o di una moda passeggera? Possono questi prodotti costituire una possibile risposta al calo dei consumi del vino, o sono solo il frutto di una richiesta di mercato da soddisfare?

È con il Reg. UE 2117 del 2021 che si introduce la categoria dei prodotti vitivinicoli dealcolizzati e parzialmente dealcolizzati, ma è il D.M. 672816 del 20 dicembre 2024, che pone le norme nazionali di riferimento per la produzione e l’etichettatura dei vini dealcolati.

Per iniziare a farci un quadro più chiaro sull’argomento, abbiamo incontrato Giuseppe Vaccaro, CEO di Winelab & Distribution, azienda in forte crescita, attiva su buona parte del territorio nazionale, che ricerca l’equilibrio per la produzione di vini dealcolati di alta qualità.

“La nostra crescita, così come quella dell’intero settore, può essere suddivisa in due fasi principali: prima di dicembre 2024, il mercato italiano guardava ai vini dealcolati come a prodotti “illegali” o non riconosciuti ed era difficile ottenere spazi nei principali eventi di settore, con un pubblico che nutriva una certa diffidenza – ci spiega Vaccaro -. La svolta è arrivata a dicembre 2024, quando l’Italia ha finalmente recepito la direttiva europea che consente l’uso del termine “vino” anche per i prodotti ottenuti da dealcolazione, totale o parziale. Da quel momento, i vini dealcolati hanno acquisito una propria dignità, suscitando un notevole interesse: un cambiamento impensabile fino a poco tempo fa”.

A questo scenario normativo favorevole, si è poi aggiunto l’effetto dell’inasprimento delle pene previste dal codice della strada, che ha contribuito a ridurre il consumo di alcol in Italia. Parallelamente, si sta osservando un approccio generalmente più attento, con consumi limitati da parte delle nuove generazioni, figlio anche di una crescente attenzione verso un’alimentazione più sana e bilanciata. Tutti questi fattori stanno favorendo la domanda di vini dealcolati, grazie anche al loro apporto calorico ridotto, pari a circa un 1/7 delle calorie di un vino tradizionale.

Oggi si assiste a un vero boom di interesse e vendite, soprattutto negli e-commerce specializzati nel settore no & low alcohol (come lownoo.com), dove i consumatori possono confrontare prodotti e scoprire le potenzialità di questo nuovo mercato.

L’attenzione mostrata al Vinitaly 2025 e in numerosi eventi internazionali che si stanno susseguendo sul tema, confermano il grande fermento intorno ai vini dealcolati e la loro evoluzione da nicchia a categoria riconosciuta e ricercata.

Secondo i più recenti dati di settore, il mercato italiano dei vini a bassa e nulla gradazione alcolica è cresciuto di oltre il 30% negli ultimi due anni e non accenna a fermarsi, con un picco di consumo registrato nella fascia di età tra i 25 e i 40 anni.

In questo scenario, le Marche si stanno ritagliando un ruolo importante, dimostrando come la via del futuro non stia nell’ergersi a baluardi di una tradizione immobile, ma nel saper interpretare lo spirito del proprio territorio, con il linguaggio del presente. Sul mercato, tuttavia, è possibile trovare sia vini che sono legalmente definibili dealcolati (con un grado alcolico inferiore a 0,5), sia low alcol (con una percentuale di alcol che arriva fino a 5 gradi), sia prodotti che non hanno affatto alcol, in quanto la fermentazione è stata bloccata prima di partire.

È questo il caso dell’azienda BevoSobrio, fondata alla fine del 2024 da tre amici di Civitanova Marche. “Due anni fa c’era venuta l’idea di fare qualche prodotto analcolico a partire dal mosto – ci spiega Luca Biondi, CEO e fondatore dell’azienda -. Dopo varie prove oggi siamo in grado di produrre e commerciale prodotti totalmente privi di alcol: siamo partiti con un mosto spumantizzato, a base Moscato, sul quale blocchiamo in partenza la fermentazione e insuffliamo anidride carbonica per arrivare ad un prodotto frizzante”.

Al naso si percepisce la nota di dolcezza varietale che, tuttavia, in bocca è piuttosto attenuata. I prodotti di punta sono Dolce Vita e Le Muse: il primo è una bollicina rossa (a base moscato con aggiunta di frutti rossi e carota), mentre l’altra è bianca (da moscato, con aromi derivati dalla mela, fiori ed altra frutta). La particolarità di questi prodotti è l’assenza di zuccheri aggiunti.

La gamma è completata da bevande in lattina che riguardano i cocktail italiani più famosi: Hugo, Spritz, Bellini, Gin Tonic, tutti senza alcol. Ne sono in programma altri, per completare questa linea che si chiama “BeSo” (“bacio” in spagnolo, ma anche abbreviazione di Bevo Sobrio).

“Tutte queste sono bevande analcoliche e non dealcolate, ottime per chi non deve assumere nemmeno una minima quantità di alcol, per motivi religiosi o di salute. Bloccando la fermentazione prima ancora che questa avvenga, infatti, non si sviluppa affatto etanolo”, spiega ancora Biondi. La produzione avviene ad Asti ed è interessante la percentuale di riordino di prodotti online, pari, ad oggi, al 67%. Il prezzo medio si attesta attorno ai 12 euro a bottiglia e l’obiettivo, da qui a 5 anni, è quello di crescere sul territorio, dando lavoro ai giovani marchigiani, con uno stabilimento produttivo locale. Realtà in crescita ed ambiziose, a riprova di un settore che non si può ignorare.

 

Tags: in evidenza, vino dealcolato

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