Il 2026 inizia bene: aumentano le risorse della nuova Pac

Marcia indietro dell'Ue sui tagli, previsto addirittura un incremento per la dotazione italiana
Economia
di Alberto Maria Alessandrini

È un 2026 che si apre con una vittoria politica di rilievo non solo per il governo italiano, ma soprattutto per la nostra agricoltura. Motivo del contendere il futuro della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2028-2034. Quello che fino a pochi mesi fa sembrava un inesorabile percorso di ridimensionamento dei contributi, infatti, ha subìto una brusca inversione di rotta.

Secondo quanto comunicato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, la Commissione Europea ha ufficialmente fatto marcia indietro sulla proposta di ridurre drasticamente le risorse destinate agli agricoltori. In particolar modo a quelli italiani.

Il dato più significativo riguarda l’ammontare complessivo delle risorse. Non solo è stato cancellato il taglio del 22% inizialmente ipotizzato dalla Commissione von der Leyen, ma la dotazione finanziaria per l’Italia vedrà un incremento reale: 40,7 miliardi di euro. Si tratta di un miliardo in più rispetto a quanto stanziato per il settennato 2021-2027 e di quasi dieci miliardi in più rispetto alla bozza tecnica che circolava nei corridoi di Bruxelles solo lo scorso anno.

Oltre ai numeri, che se rapportati all’ inflazione farebbero comunque ridimensionare certe euforie, la novità principale è di tipo politico e strutturale. La preoccupazione principale degli operatori del settore era legata alla possibile “diluizione” dei fondi agricoli all’interno di un fondo unico gestito dai governi nazionali, con il rischio che le risorse venissero dirottate verso altre emergenze (come la difesa o la coesione).

La nuova linea della Commissione stabilisce, invece, che sarà l’Esecutivo UE a determinare l’ammontare da destinare in via esclusiva al settore primario. “In questo modo – ha spiegato il ministro – la specificità della Pac è sostanzialmente salva”.

Il settore agricolo non correrà il rischio di essere trattato come una voce di spesa flessibile, ma resterà un pilastro autonomo e protetto del bilancio europeo.

Un cambio di paradigma letteralmente culturale rispetto a quanto originariamente ipotizzato a Bruxelles. Per anni l’agricoltura è stata vista attraverso la lente della criticità ambientale; oggi, la Commissione sembrerebbe tornare a guardare al settore con gli occhi dei “Padri fondatori” del trattato di Roma.

L’obiettivo di questa inversione di marcia sembra chiara: garantire che la transizione ecologica non diventi un onere insostenibile per le aziende, assicurando al contempo che l’Europa non perda la propria capacità produttiva in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Nonostante l’entusiasmo, il percorso non è concluso. Sebbene la “cornice” finanziaria sia stata blindata, restano da definire le modalità di erogazione e i criteri di condizionalità verde che caratterizzeranno i futuri pagamenti. Tuttavia, con un budget superiore ai 40 miliardi, l’Italia si potrà presentare ai prossimi tavoli negoziali con una forza contrattuale decisamente superiore alle aspettative.

Tags: in evidenza, Pac

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