Tornata la neve, ecco i pro e i contro in agricoltura

Benefici per grano e vigneti, meno per oliveti e ortive. L'agronomo del Consorzio: "Importante per apporto idrico alle falde e azoto"
Attualità
di Alberto Maria Alessandrini

Dopo anni di inverni miti, una coltre bianca è tornata a coprire le colline marchigiane. Dalle vette appenniniche fino alle aree collinari, anche a bassa quota. Se qualche piccolo disagio è stato creato per la circolazione (scuole chiuse in diversi comuni, strade interrotte e mezzi spazzaneve all’opera) gli effetti certamente più significativi hanno toccato, però, il settore agricolo. A tal proposito Stefano Biagetti, agronomo del Consorzio Agrario di Ancona, ha analizzato per Marche Agricole la situazione generale.

“Certamente positive saranno le conseguenze per il comparto cerealicolo ed in primo luogo per il grano duro, coltura regina della nostra regione – ricorda Biagetti –. La neve, infatti, agisce come un regolatore naturale di cui si sentiva la mancanza .Erano diversi anni che non assisteva ad inverni realmente rigidi ed un po’ di freddo in questa fase stagionale non può che aiutare il naturale ciclo di crescita delle colture”. Un freddo auspicato, quindi, che svolge un’azione quasi ‘disinfettante’ abbattendo sensibilmente la popolazione di insetti nocivi che solitamente svernano nel terreno o nei residui colturali aiutando a contenere possibili emergenze future.

Un ulteriore questione è quella dell’apporto di azoto, aspetto tecnico meno noto ma fondamentale per la nutrizione della pianta. “La neve, grazie, al processo di condensazione dall’aria durante la precipitazione, porta con sé piccole ma preziose quantità di azoto – aggiunge l’agronomo – che vengono rilasciate gradualmente nel terreno a beneficio delle colture.”

Destini opposti, invece per vigne ed oliveti. Se per la viticoltura il gelo rappresenta una garanzia di riposo, per l’olivicoltura il quadro è più complesso e desta qualche preoccupazione. Nei vigneti il calo termico è visto con favore: il freddo rallenta la ripresa vegetativa, evitando che le piante “si sveglino” troppo precocemente, esponendosi poi a rischi maggiori con le gelate tardive di primavera. Discorso diverso per gli olivi. Qui, spiega Biagetti, il nemico non è tanto il peso della neve sui rami quanto il calo drastico delle temperature. “Il rischio principale è legato alle eventuali gelate che potrebbero colpire gli alberi, specialmente le piante giovani. Queste ultime, complici le temperature anomale e sopra la media delle scorse settimane, mostravano già una discreta attività vegetativa. Un gelo improvviso su tessuti ancora teneri può causare danni importanti.”

Infine, lo sguardo si sposta sulle colture ortive. In questo settore la situazione non è certo entusiasmante, poiché gli ortaggi risentono più di ogni altra coltivazione degli sbalzi termici e del gelo diretto. Tuttavia, Biagetti rassicura sul piano economico generale: “Si tratta di un comparto che, in questa specifica fase dell’anno, risulta relativamente marginale nell’economia agricola regionale, limitando così l’impatto complessivo delle perdite in termini economici. Senza dubbio chi si occupa di vendita al dettaglio potrà risentirne ma i danni sono comunque inferiori rispetto a quelli che possono causare le gelate tardive primaverili. Non è da sottovalutare, infine, l’importante apporto idrico alle falde che potrà aiutare in caso di future stagioni siccitose”.

 

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