Moncaro, a vuoto la seconda asta per i 33 lotti ancora disponibili

L'interesse del mercato esiste, ma prezzi ritenuti ancora alti. Tra i beni invenduti, le cantine di Camerano e Acquaviva
Economia
di Veronique Angeletti

A vuoto la  seconda asta relativa ai 33 lotti di Terre Cortesi Moncaro, la cooperativa vinicola marchigiana commissariata dal Mimit e affidata al commissario Giampiero Cocconi. L’esito di questa tornata, gestita come la precedente da Gobidreal, conferma che l’interesse del mercato esiste, ma imprenditori, agricoltori e investitori continuano a mantenere un approccio prudente.

La cantina di Montecarotto

A differenza della prima asta, che aveva portato all’aggiudicazione della cantina di Montecarotto con i brand dell’ex cooperativa vitivinicola e di 11 ettari di Verdicchio ben posizionati, nella seconda procedura l’interesse si sarebbe concentrato su un numero ristretto di beni, tutti direttamente riconducibili all’attività produttiva e commerciale del gruppo nell’area della sede di Montecarotto.

Per contro, non risulterebbero offerte per le cantine di Camerano e Acquaviva Picena, né per vigneti, noceti, terreni seminativi, rustici ed ex case coloniche. È un passaggio significativo, perché mostra come il mercato stia distinguendo in modo netto tra i beni percepiti come immediatamente valorizzabili e quelli che, al contrario, richiedono ulteriori investimenti, tempi di riattivazione o una più complessa riconversione operativa.

Lo dimostra il fatto stesso che il ribasso del 20% applicato ai prezzi base non è bastato a trasformare l’attenzione in domanda effettiva. La cantina di Acquaviva Picena è passata da 2,56 milioni a 2,048 milioni di euro, mentre il ramo d’azienda di Camerano è sceso da 1,22 milioni a 976.400 euro, ma in entrambi i casi senza tradursi in offerte. Lo si legge anche nei numeri del traffico sulla piattaforma: Acquaviva Picena aveva ieri registrato 643 visualizzazioni, dopo le 1.784 rilevate a fine maggio; Camerano 451, contro le precedenti 1.060; i poderi con casa colonica si sono mantenuti intorno a quota 960, mentre i vigneti “puri” si sono fermati tra 117 e 170 accessi, a fronte di una media precedente intorno a 500. Ne emerge un mercato presente sul dossier, ma ancora non disposto a riconoscere gli attuali prezzi base come un punto di ingresso coerente con rischio, impiego di capitale e ritorno atteso.

In termini tecnico-finanziari, la domanda resta dunque visibile ma non ancora price-taking: osserva, seleziona, confronta, ma non converte l’interesse ricognitivo in offerte vincolanti. È una dinamica tipica delle aste complesse, soprattutto quando in gioco ci sono asset agricoli e produttivi che richiedono ulteriore capacità di investimento, riorganizzazione e rilancio industriale.

In questo scenario viene osservato con attenzione anche il comportamento del sistema creditizio locale. Negli istituti del territorio esistono dossier aperti e linee di finanziamento potenzialmente attivabili, ma la disponibilità a sostenere operazioni di acquisizione appare legata al raggiungimento di un equilibrio più convincente tra prezzo, prospettiva di valorizzazione e tenuta del piano industriale.

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