Concimare il girasole tra esigenze agronomiche e nuove strategie integrate

I concimi organo-minerali Unimer in pre-semina e in accrescimento utili a garantire una maggiore stabilità produttiva
Tecnica

La crescente domanda di oli vegetali, la necessità di diversificare gli ordinamenti colturali e l’attenzione alla sostenibilità stanno riportando la coltura del girasole al centro delle strategie aziendali, soprattutto nelle aree collinari e nei contesti non irrigui dell’Italia centrale dove le Marche, come noto, recitano un ruolo di assoluto protagonista.

Le superfici, dopo anni di flessione, mostrano segnali di stabilità e in alcuni territori una ripresa, sostenuta anche dalle politiche agroambientali e dalla ricerca di colture resilienti ai cambiamenti climatici.

Il girasole, come sanno bene le nostre imprese agricole, è una coltura esigente, ma allo stesso tempo capace di adattarsi a condizioni pedoclimatiche difficili grazie al suo apparato radicale profondo. Questa caratteristica gli permette di esplorare gli strati inferiori del suolo e di tollerare periodi di siccità, purché il terreno sia ben strutturato e dotato di sostanza organica.

Tuttavia, l’avvicendamento tipico con i cereali autunno-vernini porta spesso a seminare il girasole su terreni poveri di nutrienti, con dotazioni di azoto e fosforo ridotte e un impoverimento progressivo della sostanza organica. Inoltre, la coltura presenta un fabbisogno di potassio spesso sottovalutato, ma fondamentale per: efficienza idrica e tolleranza allo stress; formazione dell’olio; robustezza dei tessuti e resistenza all’allettamento.

Negli ultimi anni, la filiera del girasole ha mostrato una forte volatilità dei prezzi, legata sia alle dinamiche internazionali sia alle oscillazioni produttive (fonte: analisi di mercato di ISMEA). Le rese medie italiane, soprattutto nelle aree collinari non irrigue, si attestano intorno ai 25 q/ha, soglia critica per la redditività (fonte: L’Informatore Agrario). Per questo motivo, genetica, diserbo e nutrizione devono essere gestiti in modo sinergico, come sottolineato anche dalle più recenti analisi di settore.

L’impiego dei concimi organo‑minerali UNIMER si inserisce pienamente nelle strategie di sostenibilità: consente di ridurre le perdite di nutrienti, migliorare la fertilità del suolo e garantire una maggiore stabilità produttiva anche in annate siccitose o su terreni difficili. La loro forza risiede nella presenza di sostanza organica umificata, capace di migliorare la struttura del terreno e la sua capacità di trattenere l’acqua, di regolare il rilascio degli elementi nutritivi rendendoli disponibili in modo graduale e costante, limitandone le perdite. L’efficienza d’uso dell’azoto e degli altri nutrienti risulta così sensibilmente aumentata, un aspetto rilevante per una coltura che spesso si sviluppa in condizioni di disponibilità idrica limitata o su suoli stanchi e poveri.

In pre‑semina CHALLENGE NPK (Mg) 5‑12‑12 (2) con zinco fornisce l’azoto necessario alle prime fasi vegetative, assicura un adeguato apporto di fosforo per lo sviluppo radicale e la formazione dei capolini, ed integra il potassio, spesso carente nei terreni dopo i cereali. Magnesio e zinco favoriscono i processi fotosintetici e il metabolismo della pianta.

La concimazione di copertura sostiene la coltura durante il periodo di massimo accrescimento per una fioritura abbondante e regolare. In questa fase si possono impiegare:

MAXI FERTIL NP (S) 20‑10 (10), che combina quattro forme di azoto con fosforo disponibile per una crescita vegetativa equilibrata e una fioritura uniforme; SUPER AZOTEK N32 S (7), oltre alle diverse forme di azoto, aggiunge zolfo che migliora l’efficienza proteica e la sintesi lipidica, per la migliore qualità finale della granella.

Tags: girasole, in evidenza, Unimer

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