Disuguaglianze nei campi per il caro energia e sconti spot

Riduzioni casuali dei listini energetici creano profonde disparità tra aziende. Urge un piano strategico pubblico contro le speculazioni.
Economia
di Alberto Maria Alessandrini

La crisi dei carburanti è, forse, una delle situazioni di maggiore difficoltà che ogni settore produttivo nazionale sta affrontando. Non è insolito, soprattutto nelle ore di punta, vedere nella stessa strada alcuni distributori con file di auto ed altri con il deserto assoluto. Bastano pochi centesimi di sconto “volontario”, concessi con solenne magnanimità dopo mesi di rincari stellari, per mandare in tilt la logistica della mobilità quotidiana. Ma se per un automobilista l’attesa in coda si traduce al massimo in mezz’ora di pazienza erosa, quando la medesima dinamica investe il gasolio agricolo, il fenomeno cessa di essere un folklore urbano per trasformarsi in una distorsione strutturale del sistema produttivo nazionale.

L’estensione dello sconto del 20% sui carburanti agricoli lanciata dalla maggiore compagnia nazionale in favore dei propri clienti se da un lato non può che richiedere un plauso all’iniziativa, dall’altro apre anche uno scenario più preoccupante. Seppur anche altre multinazionali sembrerebbero aprire a forme di sconto sotto varie forme, ciò che resta certo è la grande frammentazione del mercato. Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un’Italia agricola a più velocità, dove la competitività di un’azienda non è determinata solo dalla capacità di fare impresa, dalla qualità del raccolto o dall’efficienza dei processi, ma dal caso geoeconomico: avere o meno un fornitore di fiducia collegato alle raffinerie giuste o aderente alle campagne promozionali del momento. Perché se per un automobilista fare qualche chilometro in più per scegliere il distributore più conveniente è una azione ancora praticabile, per un’azienda non solo agricola ma anche di autotrasporti o di pesca la situazione è ben diversa. La logistica dei rifornimenti è differente, i fornitori sono di meno, il costo del trasporto dei camion cisterne più impattante. Così come entrano in ballo anche altri elementi come la fiducia nei confronti del distributore, le condizioni economiche e di pagamento applicate, etc…

Tale situazione, quindi, solleva anche un interrogativo politico ed economico fondamentale: è accettabile che una risorsa primaria, strategica e non sostituibile come l’energia sia lasciata alla mercé del libero arbitrio del singolo attore privato o semipubblico? Negli ultimi decenni, il paradigma della “libertà di mercato totale e incontrollata” è stato elevato a Moloch indiscutibile del nostro secolo. Ci è stato raccontato che il mercato si autogoverna, equilibra la domanda e l’offerta e trova sempre il prezzo giusto. La realtà, tuttavia, smentisce la teoria con amara regolarità. Quando la risorsa in questione è il carburante – la linfa vitale da cui dipende la preparazione dei suoli, la semina, la mietitura, la catena del freddo e la logistica dei trasporti di un intero Paese – la retorica del liberismo cieco mostra tutte le sue crepe.

Se l’accesso a un bene di primaria necessità per la sovranità alimentare (termine tanto di moda negli ultimi anni) viene regolato da sconti “volontari”, temporanei e a macchia di leopardo, si crea una disparità competitiva inaccettabile tra gli agricoltori. Chi “carica” presso determinati depositi abbassa i costi di produzione, mentre il vicino di campo, rifornito da un distributore non aderente o situato in un perimetro geografico non coperto, è destinato a lavorare in perdita o a scaricare i costi sul consumatore finale.

Ben venga la moral suasion esercitata dall’esecutivo sui giganti dell’energia per calmierare i listini, ma tali azioni non possono ridursi ad un pannicello caldo posto su un’emorragia strutturale.

Riconoscere il merito di un taglio dei prezzi equivale, implicitamente, anche a prendere atto dell’entità della speculazione che si cela dietro questo mercato. Bilanci lievitati con “extraprofitti” record mentre il tessuto produttivo primario affonda sotto il peso delle bollette non è un segnale di efficienza di mercato, ma di fallimento del sistema di regolamentazione. Se basta una decisione unilaterale da un giorno all’altro per sfornare uno sconto del 20%, significa che i margini di manovra, e dunque di guadagno speculativo, erano e restano enormi.

A questo quadro si aggiunge il paradosso di una politica estera ed energetica ormai del tutto incomprensibile. Negli ultimi anni si è assistito a una geopolitica degli idrocarburi fondata sul doppio binario: la condanna morale e il taglio dei rifornimenti verso alcuni regimi autocratici si accompagnano, senza troppi scrupoli, all’apertura di nuovi contratti miliardari con dittatori ed emiri di pari caratura democratica, solo dislocati in diverse coordinate geografiche. Il risultato? L’illusione dell’indipendenza energetica si è trasformata in una dipendenza diversificata ma ugualmente fragile e costosa, le cui cambiali vengono pagate quotidianamente dai settori più vulnerabili della nostra economia, a partire da quello agricolo.

L’episodio del gasolio agricolo e le code ai distributori non sono che il sintomo di una malattia più profonda. Considerare il carburante come una qualunque merce da banco, soggetta agli umori del mercato spot o alla generosità promozionale delle singole multinazionali, è una scelta miope. L’intero comparto agricolo, industriale e logistico non ha bisogno di elemosine temporanee né di lotterie geografiche sulla stacca del prezzo quanto di una strategia energetica nazionale chiara, di un calmiere istituzionale sui beni ad alto impatto strategico e di regole che mettano la parola fine alle speculazioni finanziarie sulle materie prime (sul grano o sul girasole potrebbero farsi discorsi analoghi anche se qui i prezzi sono solitamente al ribasso). Scelte difficili e complesse, è vero, ma necessarie per evitare di continuare ad assistere allo spettacolo surreale di un Paese che affida la sopravvivenza della sua filiera alimentare alle scelte di marketing di qualche consiglio di amministrazione.

Tags: gasolio agricolo, in evidenza

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