La fine di Bovinmarche: una politica miope, un colpo alla zootecnia

Allevatori con crediti mai saldati, istituzioni assenti, gravi responsabilità che c'è chi vorrebbe far passare sotto silenzio
Attualità
di Alberto Maria Alessandrini

Con la nomina da parte del Ministero del Commissario Gian Paolo Carotti di Bologna ed i successivi adempimenti da questo attuati, è entrata nel vivo la procedura per la liquidazione dell’ormai ex BovinMarche.

Una realtà con una storia illustre nata con le migliori intenzioni ma crollata, nel recente passato, sotto il peso di una gestione non sempre ottimale e di una guida politico/organizzativa spesso più attenta alla propaganda di parte che agli interessi degli allevatori.

Oggi, al netto di quelle che saranno le operazioni che il commissario sta ponendo in essere nel solco dell’incarico affidatogli, resta l’amarezza di una realtà che, se gestita in maniera differente, avrebbe potuto rappresentante un’eccellenza del territorio.

La fine di BovinMarche, infatti, non solo si sta traducendo in una perdita economica per i molti soci che difficilmente si vedranno integralmente ristorati (da qualche centinaio di euro fino a svariate decine di migliaia di euro i crediti ad oggi vantati dai soci e mai saldati dall’associazione), ma rappresenterà una ferita difficilmente rimarginabile per l’intero comparto allevatoriale marchigiano.

La presenza di una realtà del genere sarebbe dovuta servire, innanzi tutto, da un lato ad organizzare l’offerta coordinando tanti piccoli medi allevatori locali senza però, dall’altro, permettere che il prodotto finito fosse eccessivamente esposto agli sbalzi del mercato. Un ruolo da calmiere indispensabile, soprattutto in presenza di un reticolo di piccoli allevamenti che da soli non avrebbero potuto fare massa critica. Una funzione essenziale la cui assenza, al momento, ancora non desta la preoccupazione come dovrebbe. Complice l’aumento dei prezzi della carne dell’ultimo periodo che, però, in caso di future oscillazioni verso il basso, che nessuno si augura, tornerebbe prepotentemente a mostrare come una realtà con funzioni di protezione e coordinamento delle vendite possa avere un ruolo ancora attuale.

Danni importanti per i soci, per gli allevatori ma anche per il territorio. La fine di BovinMarche, infatti, non fa altro che aggiungere un ulteriore tassello alla crisi della zootecnia delle Marche determinata non solo da congiunture economiche sfavorevoli, ma soprattutto da una politica miope e da istituzioni assenti che nell’ultimo decennio pur avendo continuato ad elargire milioni di euro al settore non si sono mai curati della reale efficacia delle misure poste in essere.

Il ruolo di presidio del territorio, delle aree interne o delle zone del cratere svolto dall’allevamento bovino ha effettivamente pochi eguali. La linea vacca vitello, nello specifico, è stata per decenni la risorsa più immediata, efficace e sostenibile per garantire la pulizia dei pascoli e la cura del territorio con tutto ciò che ne consegue in termini di prevenzione del dissesto ed attenta gestione delle risorse naturali. Venendo a crollare questo sistema inevitabilmente anche questi benefici per il territorio verranno meno, con tutte le ricadute in termini economici su enti locali e semplici cittadini.

Una situazione triste dove, però, è opportuno che continui a rimanere alta l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti di una storia con un epilogo già scritto ma che, forse, qualcuno vorrebbe far passare sotto silenzio confidando che il tempo non solo allievi le ferite ma faccia anche dimenticare certe responsabilità.

Tags: allevatori, bovinmarche, in evidenza, zootecnia

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