Non è solo un trattato commerciale. Per molti assume i tratti di una sentenza, per altri potrebbe rappresentare una grande opportunità. L’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia) è diventato il dossier più incandescente nell’agenda di dicembre 2025. Dopo venticinque anni di negoziati estenuanti, infatti, la firma è stata posticipata a gennaio 2026 (dall’originario 20 dicembre), schiacciata tra le barricate dei trattori a Bruxelles e il veto politico di un asse sempre più solido tra Parigi e Roma, contro Germania e paesi esportatori.
Il gigante del Sud America
Il Mercosur è il gigante del Sud America: un mercato da oltre 260 milioni di consumatori che l’Europa da anni vorrebbe conquistare per i suoi prodotti industriali. L’accordo abbatterebbe i dazi su auto, macchinari e farmaci, garantendo alle imprese europee un vantaggio competitivo enorme. Tuttavia, il prezzo da pagare è alto: in cambio dei prodotti industriali, l’Europa aprirebbe le porte ai prodotti agricoli sudamericani. È qui che nasce lo scontro. Se la Germania spinge per chiudere e ossigenare la sua industria automobilistica in crisi, Italia e Francia guidano la rivolta, denunciando il rischio di un “dumping alimentare” senza precedenti.
Uno scenario a due facce
L’agricoltura italiana si trova davanti a uno scenario a due facce. Da un lato ci sono i settori pronti all’export, dall’altro quelli che temono il tracollo. Il pericolo numero uno si chiama “mancanza di reciprocità”. Gli allevatori italiani devono rispettare standard di benessere animale e restrizioni sui farmaci veterinari tra i più severi al mondo. In Brasile e Argentina, molti di questi limiti non esistono. L’arrivo di massicce quote di carne bovina a dazio agevolato rischierebbe di soffocare, quindi, le nostre stalle.
Problema analogo per quanto riguarda grano e girasole (fondamentali per le regioni come le Marche). Qui si subirebbe la pressione di prezzi internazionali dettati da colossi che coltivano su latifondi sterminati e con l’uso di prodotti vietati in Italia ormai da anni. Se alcuni comparti vivrebbero delle serie difficoltà, potrebbero esserci dei risvolti meno negativi per altri. Per i produttori di Vino, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, il Mercosur potrebbe diventare una terra promessa. L’accordo eliminerebbe dazi che oggi arrivano al 35% e, soprattutto, offrirebbe protezione legale contro il “falso Made in Italy”, molto diffuso in Sudamerica.
Le Marche, perfetto caso studio
Calando l’accordo sul territorio, le Marche rappresentano un caso studio perfetto. La nostra regione è da anni leader nazionale nella produzione di grano duro e girasole. La preoccupazione principale è che l’afflusso di materia prima sudamericana spinga i prezzi sotto la soglia di sopravvivenza, ancora di più di quanto già l’attuale contingenza di mercato abbia fatto. Mentre significativi vantaggi per vini, formaggi o altri prodotti trasformati non ci sarebbero stante la relativa marginalità che tali beni hanno per l’economia agricola regionale.
Per tentare di placare la piazza, già in rivolta per gli ennesimi tagli alla futura Pac, il Parlamento Europeo ha varato in questi giorni misure di protezione più drastiche, le cosiddette “Clausole di Salvaguardia Hard”:
- Soglia di allerta al 5%: se le importazioni aumentano oltre questa soglia in tre anni, l’UE può ripristinare i dazi originali;
- Indagini lampo: la Commissione avrà solo 90 giorni per intervenire in caso di crisi di mercato, contro i 180 previsti inizialmente;
- controlli dei fitofarmaci: è stata promessa una stretta sui controlli nei porti per evitare l’ingresso di cibo trattato con sostanze illegali in UE.
Strumenti che potrebbero diventare un palliativo laddove il trattato, rinviato al prossimo gennaio, dovrebbe definitivamente essere approvato. Tale posticipo al 2026 concede ora un po’ di ossigeno alla diplomazia, ma il nodo resta: l’Europa è pronta a sacrificare parte della sua agricoltura di qualità in nome del libero scambio industriale? La risposta deciderà il volto delle nostre campagne per i prossimi decenni.









