Riforma legge sulla caccia, una svolta contro i danni in agricoltura

Teo Benigni, assessore all'ambiente e cacciatore: "Basta letture ideologiche che non aiutano le comunità locali e il mondo rurale"
Attualità
di Alberto Maria Alessandrini

La recente riforma della Legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e sulla regolamentazione dell’attività venatoria sta accendendo un dibattito politico infuocato, non solo a livello nazionale ma con forti ripercussioni anche nei contesti locali. Attesa da anni da tutto il mondo rurale (l’attuale contesto legislativo risale ad oltre 30 anni fa) per far fronte alle crescenti criticità nella gestione del territorio, la nuova normativa divide l’opinione pubblica tra chi invoca una tutela più rigida e chi richiede strumenti d’intervento efficaci.

Un intervento legislativo molto incisivo che fra le principali novità prevede:

  •  pareri dell’ISPRA ancora obbligatori, ma non più vincolanti;
  •  istituzione dei calendari venatori triennali;
  • addio all’obbligo della “forma esclusiva” di caccia;
  • contrasto alle emergenze e ungulati anche tramite l’uso di visori notturni;
  • aggiornamento delle specie cacciabili tramite l’inserimento di quelle invasive;
  • semplificazione normativa per l’uso di richiami vivi;
  • introduzione del tesserino digitale;
  • riforma delle sanzioni con netta distinzione tra gli illeciti amministrativi e reati penali
Teo Benigni

Abbiamo approfondito il tema con Teo Benigni, Assessore all’Ambiente del Comune di Filottrano, che analizza la riforma da una doppia prospettiva: quella di amministratore locale e quella di profondo conoscitore della realtà venatoria marchigiana.

La riforma della Legge 157/1992 è al centro di una dura contrapposizione politica. Molte associazioni ambientaliste e forze di opposizione accusano il Governo di voler smantellare le tutele per l’ambiente e la fauna. Qual è la sua lettura?
“In questi giorni assistiamo purtroppo all’ennesima campagna di disinformazione contro questa riforma. Si cerca in tutti i modi di far credere ai cittadini che l’esecutivo voglia indebolire la tutela della fauna e dell’ambiente, ma si tratta di una narrazione speculativa e nulla è più lontano dalla realtà dei fatti. È tempo di superare contrapposizioni puramente ideologiche che non aiutano né l’ambiente né le comunità locali che su quel territorio vivono e lavorano”.

Perché ritiene che modificare l’impianto della storica legge del 1992 fosse una scelta non più rimandabile per il mondo rurale?
La verità, sotto gli occhi di tutti, è che il territorio italiano è cambiato profondamente negli ultimi trent’anni. Di conseguenza, gli strumenti normativi dovevano essere aggiornati per rispondere alle nuove e impellenti esigenze di gestione della fauna selvatica. Oggi agricoltori, amministratori locali e comuni cittadini si trovano quotidianamente ad affrontare danni ingenti alle colture, incidenti stradali continui e situazioni di grave squilibrio ecologico che non possono e non devono più essere ignorate per mero calcolo politico”.

Quali sono, nel concreto, i pilastri di questa riforma dal punto di vista della tutela del territorio e dell’agricoltura?
“La riforma non elimina alcuna tutela fondamentale, come qualcuno vorrebbe far credere. Al contrario, punta a rendere decisamente più efficiente la gestione faunistica, valorizzando in modo concreto il contributo di chi vive, lavora e conosce a fondo il territorio. Difendere l’ambiente non significa incrociare le braccia e lasciare che i problemi si aggravino progressivamente. Al contrario significa intervenire con competenza, responsabilità e con gli strumenti normativi e operativi adeguati. Servono pragmatismo, dati scientifici rigorosi e rispetto per chi ogni giorno si confronta con la terra”.

Lei riveste il ruolo di Assessore all’Ambiente in un Comune marchigiano con una vocazione ancora molto rurale, ma è anche un cacciatore. Come si conciliano queste due anime di fronte alla nuova normativa?
“Da assessore e da cacciatore conosco molto bene il valore della fauna selvatica e dell’equilibrio ambientale. Proprio per questo motivo respingo con forza la narrazione che dipinge in modo caricaturale il mondo venatorio come un nemico storico della natura. I cacciatori, come gli agricoltori, sono spesso i primi a presidiare capillarmente il territorio, a segnalare tempestivamente le criticità ambientali e a collaborare attivamente nei censimenti e nelle attività di gestione faunistica. Chi frequenta davvero i boschi, le campagne e le nostre montagne sa perfettamente che la vera conservazione passa anche attraverso una presenza attiva, consapevole e responsabile”.

In conclusione, quale messaggio si sente di dare alle comunità locali e al mondo agricolo marchigiano che attendevano questa svolta legislativa?
“La riforma della Legge 157/1992 va esattamente nella direzione richiesta dal mondo rurale: più responsabilità, più strumenti operativi di gestione e una maggiore attenzione alle esigenze reali del Paese. Difendere questa riforma significa difendere un equilibrio vitale tra la tutela ambientale, la salvaguardia delle attività agricole, la sicurezza stradale e personale dei cittadini e, non da ultimo, le tradizioni che fanno parte integrante della storia e dell’identità delle nostre comunità”.

Tags: caccia, in evidenza, Teo Benigni

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